Sui documenti, quelli veri, il suo nome era Ji Xiumei. Al casinò di Venezia, un’elegantissima bionda coreana chiamata Eunache Chung. Per i suoi dipendenti era Mela, boss di una rete in grado di assicurare transiti, permessi e passaporti falsi, persino un avvocato in caso di arresto. Per gli investigatori invece era un fantasma inafferrabile, capo di una rete di sfruttamento in grado non solo di f…