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Colpo di scena sul caso Becciu: da rifare il processo al cardinale

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La mancata pubblicazione di una legge di Francesco blocca l’appello
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Non proprio da capo ma comunque si ricomincia. Il tribunale d’appello del Vaticano ha disposto la ripetizione dell’istruttoria probatoria del processo che vede imputato il cardinale Angelo Becciu. La decisione segna una sconfitta per la procura, fa esultare le difese e marca un obiettivo cambio di passo dal pontificato di Francesco a quello di Leone.

“Rinovazione del dibattimento”

Il processo di primo grado sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra, decisa all’epoca in cui Becciu era Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, si è srotolato per 85 udienze, da luglio 2021 a dicembre 2023, e si è concluso con la condanna per peculato e truffa del cardinale, che per la pendenza della vicenda giudiziaria ha saltato l’ultimo Conclave. Ora la corte d’appello ha deciso la «rinovazione del dibattimento» che, concretamente, significa che alcuni passaggi, quali l’ascolto di alcuni testimoni o la valutazione di determinate prove, andranno ripetute nel secondo gr…

Non proprio da capo ma comunque si ricomincia. Il tribunale d’appello del Vaticano ha disposto la ripetizione dell’istruttoria probatoria del processo che vede imputato il cardinale Angelo Becciu. La decisione segna una sconfitta per la procura, fa esultare le difese e marca un obiettivo cambio di passo dal pontificato di Francesco a quello di Leone.

“Rinovazione del dibattimento”

Il processo di primo grado sulla compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra, decisa all’epoca in cui Becciu era Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato, si è srotolato per 85 udienze, da luglio 2021 a dicembre 2023, e si è concluso con la condanna per peculato e truffa del cardinale, che per la pendenza della vicenda giudiziaria ha saltato l’ultimo Conclave. Ora la corte d’appello ha deciso la «rinovazione del dibattimento» che, concretamente, significa che alcuni passaggi, quali l’ascolto di alcuni testimoni o la valutazione di determinate prove, andranno ripetute nel secondo grado di giudizio.

Atti d’indagine con omissis

La decisione è la conseguenza di due vizi procedurali contestati dalle difese e certificati dal tribunale. Il primo riguarda il fatto che l’ufficio del Promotore di giustizia – questo il nome della procura vaticana – non depositò tutti gli atti di indagine. In particolare, non condivise con gli avvocati degli imputati l’intera testimonianza di monsignor Alberto Perlasca, collaboratore di Becciu trasformatosi in suo accusatore (le cui parole, va detto, furono valutate dal tribunale di primo grado presieduto da Giuseppe Pignatone «prive di autonoma rilevanza probatoria»). E coprì con molti omissis le chat di altre due testimoni, Francesca Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, secondo le difese la prova di trame torbide dietro la costruzione dell’impianto accusatorio.

Il rescritto incriminato

La corte presieduta da monsignor Alejandro Arellano, in secondo luogo, ha dichiarato inefficace un “rescritto” firmato da Francesco. Prima ancora che iniziasse il processo, infatti, il Papa argentino approvò un potenziamento degli strumenti di indagine degli inquirenti, introducendo ad esempio nell’anacronistico sistema giudiziario vaticano il ricorso alle intercettazioni. Ora il tribunale d’appello non accoglie le contestazioni di merito contro questi provvedimenti concessi da Bergoglio al procuratore Alessandro Diddi (si chiamano “rescritti” perché sono delle risposte per iscritto del Papa ad una richiesta). Ma punta il dito contro l’ultimo rescriptum, firmato da Francesco il 2 luglio 2019, in forza del quale, mesi dopo, il pm vaticano arrestò il broker Gianluigi Torzi. Per la corte quel provvedimento aveva valore legislativo e andava pertanto pubblicato, cosa che non avvenne configurando così un «vizio di nullità».

In equilibrio tra diverse istanze

I giudici di secondo grado, che già hanno sconfessato nei mesi scorsi il ricorso in appello del procuratore Diddi, si muovono in equilibrio tra istanze diverse. Respingono l’idea che quello di primo grado sia stato un processo non «giusto», proclamano una nullità «relativa», ma precisano che dibattimento e sentenza del primo processo «mantengono i propri effetti». Le condanne, dunque, tecnicamente non sono annullate: ma l’esito del nuovo dibattimento può essere molto diverso.

Appuntamento il 22 giugno

La procura ora deve depositare tutti gli atti di indagine. Gli avvocati di Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, rivendicano di avere avuto ragione a rilevare «sin dal primo momento» la «violazione del diritto di difesa»; i difensori Massimo Bassi e Cataldo Intrieri di Fabrizio Tirabassi definiscono «storica» la decisione del tribunale. Il 22 giugno la corte fisserà il calendario delle udienze.

La mossa di Leone

Quanto a Leone XIV, ha precisato di non volere interferire con le autonome decisioni dei giudici, ma poche settimane dopo il Conclave ha voluto ricevere Becciu, che conosceva bene già da cardinale. Il Papa canonista si muove in linea con il predecessore, ma sta riequilibrando alcune scelte controverse prese da Francesco negli ultimi anni. Aprendo l’anno giudiziario, pochi giorni fa, ha elogiato «l’osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa e la ragionevole durata dei processi».

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