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Il campione del mondo di apnea sotto il ghiaccio (senza muta): “Il segreto è rallentare il cuore”

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Luca Casalini, 43 anni, toscano, si è immerso senza muta nel lago altoatesino di Anterselva e ha conquistato un doppio primato mondiale
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Per due record mondiali servono quattro anni di preparazione, 20 tonnellate di ghiaccio tagliate in una settimana, 32 persone all’organizzazione, meno 15 gradi di temperatura esterna. È la formula quasi magica con cui Luca Casalini, 43 anni, toscano e già campione italiano di apnea statica nel 2021, si è immerso senza muta nella superficie ghiacciata del lago altoatesino di Anterselva e ne è riemerso 106 metri dopo con un doppio primato: apnea dinamica con pinne e monopinna.

«Una gioia immensa. All’Argentario attendevano il mio ritorno con striscioni e bandiere dell’Italia. Sono sempre stati dalla mia parte: pensi che il sindaco m'aveva concesso una corsia riservata in piscina per gli allenamenti».

È bastata la piscina?

«In questa disciplina l’allenamento è difficile anche a livello logistico. Ogni volta che potevo approfittavo degli eventi organizzati per i “bombolari” ad Anterselva o al lago di Valdurna, quando taglia…

Per due record mondiali servono quattro anni di preparazione, 20 tonnellate di ghiaccio tagliate in una settimana, 32 persone all’organizzazione, meno 15 gradi di temperatura esterna. È la formula quasi magica con cui Luca Casalini, 43 anni, toscano e già campione italiano di apnea statica nel 2021, si è immerso senza muta nella superficie ghiacciata del lago altoatesino di Anterselva e ne è riemerso 106 metri dopo con un doppio primato: apnea dinamica con pinne e monopinna.

«Una gioia immensa. All’Argentario attendevano il mio ritorno con striscioni e bandiere dell’Italia. Sono sempre stati dalla mia parte: pensi che il sindaco m'aveva concesso una corsia riservata in piscina per gli allenamenti».

È bastata la piscina?

«In questa disciplina l’allenamento è difficile anche a livello logistico. Ogni volta che potevo approfittavo degli eventi organizzati per i “bombolari” ad Anterselva o al lago di Valdurna, quando tagliavano il ghiaccio ed era possibile immergersi. Le condizioni esatte della sfida, però, le ho provate solo il giorno del record».

Era come lo aveva immaginato?

«Meglio, non ho ancora ancora realizzato del tutto. Da bambino guardavo gli atleti alle Olimpiadi e sognavo di arrivare a quei livelli. Non ci sono riuscito con la canoa e col canottaggio: sempre vicino, ma mai al traguardo. Questa volta ho portato i colori della nazione sul tetto del mondo solo con le mie forze».

Ma è nato prima il ghiaccio o l’apnea?

«La seconda. Da piccolo mio padre mi portava a fare pesca subacquea. Ricominciai dopo tanti anni, in un periodo di stress, e mi accorsi che nell’apnea statica raggiungevo risultati notevoli, fino a sei minuti. Mi chiesi: “Chissà se esiste un campionato”. Per due anni non mi dedicai ad altro, mi allenavo due volte al giorno. Poi scoprii anche le varianti, come l’apnea dinamica o quella di profondità».

E perché proprio questa, tra tutte?

«Sono appassionato di ice bath, da sempre. A casa ho costruito un congelatore coibentato in cui immergermi per rilassarmi e meditare. Questo record sembrava fatto su misura».

Ma come si organizza un record mondiale?

«Ho telefonato a mezza Italia, finché finalmente ho trovato un altro matto come me: il presidente della Bolzano sub, Gaetano Guarnaccia. All’inizio pensava lo stessi prendendo in giro, ma quando andai a trovarlo era già tutto pronto. “Se vuoi si comincia – mi disse -. Hai disponibilità economiche?”. Capì che ero a zero. “Tu metti la testa sotto il ghiaccio e noi troviamo gli sponsor”, fu la sua risposta».

E com’è avere la testa sotto il ghiaccio?

«Devi fare l'opposto di quello che faresti negli altri sport, cioè dare meno piuttosto che spingere al massimo. In più la fisiologia ti rema contro: il corpo, esposto al freddo, tende ad aumentare i battiti per tenerti in vita, mentre tu devi cercare di ridurli».

Come si fa?

«Io uso delle tecniche di visualizzazione per proiettarmi altrove. Durante la gara immaginavo di essere dove mi trovavo poco prima della partenza: sul divano coi miei due nipoti in braccio. Così riuscivo a rallentare i battiti. Chi me li ha misurati prima dell’inizio della gara era sotto shock: “Devi partire tra 3 minuti per battere un record e hai 50 battiti, il fotografo ne ha 130”.

Imperturbabile.

«Le condizioni erano ideali. C’erano 150 spettatori e non si sentiva volare una mosca: tutti trattenevano il fiato insieme a me. Sentivo solo il conteggio del giudice. Però la fame d’aria arriva presto, soprattutto se si nuota senza muta. Quando ho visto il cartello dei venti metri mi sono chiesto: “Ma come ci arrivo a 106?”».

Mai rischiato?

«Durante gli allenamenti sono stato vicino al blackout. Nello stato che lo precede ti ritrovi cosciente ma perdi il controllo del corpo, quindi se non c’è qualcuno a sostenerti vai giù come una pera cotta. Il mio angelo custode in piscina è sempre stato mio fratello».

E il prossimo traguardo?

«Vorrei provare a conquistare anche il record che non ho superato il terzo giorno, quello di nuoto a rana. Avevo la febbre alta e non ho dato il meglio. Ma tagliare il ghiaccio, prendere una baita e organizzare tutto è complicato e costoso. Per ora siamo pienamente soddisfatti così».

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