Sono fiducioso che la verità emergerà. Spero che venga riconosciuta la mia totale innocenza». Il cardinale Angelo Becciu è un uomo provato ma sollevato. La corte d’appello vaticana ha disposto la ripetizione del dibattimento del processo che lo ha visto prima imputato, poi condannato a cinque anni e sei mesi per peculato e truffa aggravata. Accuse pesantissime per chiunque, tanto più per un principe della Chiesa. Per anni ai vertici del Vaticano, numero due della Segreteria di Stato, prefetto delle Cause dei Santi, la dignità cardinalizia, e poi sprofondato nel disonore.
Mesi di tormento
L’accusa riguarda i fondi della Segreteria di Stato (350 milioni) usati nella compravendita di un palazzo al centro di Londra. Nel 2020 papa Francesco sospese Becciu dal suo incarico e gli tolse i diritti legati al cardinalato, mesi dopo iniziò il processo di primo grado. Per il cardinale un lungo periodo di solitudine e tormento. «Solo guardando alla Croce posso dare significato e valore alla mia sof…
Sono fiducioso che la verità emergerà. Spero che venga riconosciuta la mia totale innocenza». Il cardinale Angelo Becciu è un uomo provato ma sollevato. La corte d’appello vaticana ha disposto la ripetizione del dibattimento del processo che lo ha visto prima imputato, poi condannato a cinque anni e sei mesi per peculato e truffa aggravata. Accuse pesantissime per chiunque, tanto più per un principe della Chiesa. Per anni ai vertici del Vaticano, numero due della Segreteria di Stato, prefetto delle Cause dei Santi, la dignità cardinalizia, e poi sprofondato nel disonore.
Mesi di tormento
L’accusa riguarda i fondi della Segreteria di Stato (350 milioni) usati nella compravendita di un palazzo al centro di Londra. Nel 2020 papa Francesco sospese Becciu dal suo incarico e gli tolse i diritti legati al cardinalato, mesi dopo iniziò il processo di primo grado. Per il cardinale un lungo periodo di solitudine e tormento. «Solo guardando alla Croce posso dare significato e valore alla mia sofferenza», scrisse in una lettera drammatica nella quale annunciava che non avrebbe partecipato con gli altri cardinali alla messa del giovedì santo, due anni fa: «Mi sento quasi un privilegiato nel ritrovarmi unito al Signore, il quale anche Lui sperimentò l’umiliazione dell’irrisione, del fallimento, della condanna senza vere motivazioni, l’annientamento totale della sua dignità di persona».
Il day after della svolta
L’ultimo smacco, la rinuncia a partecipare al Conclave che ha eletto papa Leone. Il nuovo Pontefice ha ricevuto Becciu appena un paio di settimane dopo la fumata bianca, segno di attenzione a una vicenda giudiziaria controversa; lo conosceva bene anche perché, prima di essere eletto, erano vicini di casa nel palazzo del Santo Uffizio dove il cardinale tuttora vive. Poi nel settembre del 2025 è iniziato il processo d’appello, le difese hanno iniziato a bersagliare di critiche l’impianto accusatorio del procuratore Alessandro Diddi. Il cardinale, ricordano i suoi avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, «ha sempre seguito le questioni tecniche che noi avvocati abbiamo esposto alla Corte, partecipando alle udienze e non sottraendosi al carico di sofferenza che comportava». Martedì il colpo di scena: la corte d’appello presieduta da monsignor Alejandro Arellano ha accolto le molte obiezioni delle difese e ha deciso la «rinovazione» dell’istruttoria. Si ricomincia. Il porporato sardo intravede la luce in fondo al tunnel: «Esprimo gratitudine ai miei avvocati», dice Becciu nel day after della svolta, «che, sin dal primo momento, si sono tenacemente battuti per far affermare i principi di diritto che ieri la Corte ha riconosciuto». I due avvocati ripercorrono le ultime ore: «La forma è sostanza, non c’è un processo giusto senza il rispetto delle regole».
Le due irregolarità
La prima irregolarità certificata dal tribunale è stata la decisione arbitraria della procura di coprire con gli omissis alcuni atti di indagine: «A sostegno di tale affermazione, il Tribunale ha richiamato addirittura il maxiprocesso di Palermo», ricordano Viglione e Marzo, «a proposito della possibilità di omissare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia». L’altra irregolarità è una legge (“rescritto”) approvata da Bergoglio su richiesta di Diddi e mai pubblicato: la Corte ha stabilito che nessun atto legislativo segreto può essere ritenuto valido ed efficace, «ci ha dato ragione», dicono i due legali, «conseguentemente ha dichiarato l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base di quel rescritto».
“Fede e speranza nella prova”
Per i difensori di Becciu «non si tratta di cavilli, ma di regole a presidio dei diritti fondamentali e della certezza del diritto». Sono fiduciosi che «in tempi ragionevoli possa essere finalmente affermata l’innocenza del cardinale rispetto a delle accuse la cui infondatezza, a nostro avviso, non richiederà ulteriori riscontri». Il porporato, da parte sua, non nasconde la «soddisfazione» per la decisione dell’appello: «Sono fiducioso che la verità emergerà», mormora Becciu, «mentre continuo a vivere questa prova nella fede e nella speranza che venga presto riconosciuta la mia innocenza».