Una serie di documenti, come audit e registri di sala operatoria, e poi dichiarazioni verbalizzate e non, dai quali si capisce che l’intervento per togliere il cuore di Domenico Caliendo è iniziato prima dell’arrivo dell’organo del donatore nella sala del Monaldi. Sono 12 minuti, attorno ai quali ruota tanta parte di questa brutta storia. E anche della nuova inchiesta per falso della procura partenopea.
L’errore fondamentale
I tanti errori che hanno portato alla fine di Domenico Caliendo sarebbero stati tutti sanati se l’operazione nell’ospedale di Napoli non fosse iniziata prima che venissero chiarite le condizioni del cuore da impiantare, che, come ha detto lo stesso cardiochirurgo Guido Oppido, era un “inglobato in blocco di ghiaccio” a causa dell’utilizzo del ghiaccio secco. Se ci si fosse fermati subito, sarebbe andato perso un prezioso organo, quello del donatore altoatesino, ma il bambino di Nola non sarebbe stato operato, sarebbe stato rimesso in lista d’attesa e avrebbe potut…
Una serie di documenti, come audit e registri di sala operatoria, e poi dichiarazioni verbalizzate e non, dai quali si capisce che l’intervento per togliere il cuore di Domenico Caliendo è iniziato prima dell’arrivo dell’organo del donatore nella sala del Monaldi. Sono 12 minuti, attorno ai quali ruota tanta parte di questa brutta storia. E anche della nuova inchiesta per falso della procura partenopea.
L’errore fondamentale
I tanti errori che hanno portato alla fine di Domenico Caliendo sarebbero stati tutti sanati se l’operazione nell’ospedale di Napoli non fosse iniziata prima che venissero chiarite le condizioni del cuore da impiantare, che, come ha detto lo stesso cardiochirurgo Guido Oppido, era un “inglobato in blocco di ghiaccio” a causa dell’utilizzo del ghiaccio secco. Se ci si fosse fermati subito, sarebbe andato perso un prezioso organo, quello del donatore altoatesino, ma il bambino di Nola non sarebbe stato operato, sarebbe stato rimesso in lista d’attesa e avrebbe potuto sperare di ricevere un altro cuore. Ovviamente sui rapporti causali tra errori e decesso dovrà esprimersi prima la procura napoletana e poi il tribunale.
I dati registrati
La ricostruzione di quello che è successo, come detto, viene fatta attraverso diverse fonti. Quella formale è la cosiddetta scheda di Cec, che tiene conto di tutti i passaggi legati all’attivazione della circolazione extracorporea, necessaria quando si fa un trapianto di cuore. Ebbene, la procedura inizia alle 14.02 e alle 14.18 viene “clampata l’aorta”. Significa che si interrompe il flusso del sangue verso il cuore di Domenico, azione preliminare alla cosiddetta cardiectomia, cioè il prelievo dell’organo malato. Da quel punto non si torna più indietro, perché in poco tempo, l’organo in ischemia, non adeguatamente trattato per affrontare questa condizione, non può più funzionare. La circostanza è riferita anche dall’infermiera perfusionista Virginia Terracciano, sentita come testimone, che ha spiegato di aver detto ad Oppido: “Tu hai clampato alle 14.18, quando il cuore era fuori dall’ospedale”, scatenando tra l’altro le ire del primario successivamente, quando c’è stato un nuovo confronto tra i due sull’orario.
La versione del primario
Oppido ha sempre dato una versione diversa. Fin dal primo audit dell’azienda Monaldi. In quella relazione ha scritto che “alla conferma dell’ingresso in ospedale dell’équipe dell’espianto con l’organo, veniva avviata la circolazione extracorporea e si attendeva l’ingresso in sala operatoria del contenitore termico con il cuore. Alle 14.30 l’équipe dell’espianto giungeva in sala operatoria con il contenitore termico”. Il primario, dunque ha riferito tempi ben diversi da quelli della Cec (cominciata in base alla scheda, appunto, alle 14.02). Poi il medico prosegue: “Veniva richiesta conferma della presenza dell’organo e della corretta esecuzione di tutte le procedure di conservazione; veniva inoltre richiesto di ripetere la cardioplegia “al banco””. Si tratta della perfusione di una sostanza utile a far ripartire l’organo. “Ottenuto la conferma che tutto fosse conforme, si procedeva alla cardiectomia del cuore del ricevente. Tale fase richiedeva circa 15 minuti”. Tempi completamente diversi dunque, che però non trovano riscontro in documenti ufficiali. Nella cartella clinica, infatti, non sono indicati gli orari e Oppido, come la sua aiuto Emma Bergonzoni, che era in sala, sono ora indagati dalla procura di falso ideologico, presumibilmente per come hanno compilato il referto operatorio, un documento che andava allegato alla cartella. Non è stato chiarito cosa ci sia scritto, ma visto la versione che ha sempre portato avanti Oppido, e che è stata confermata sempre negli audit del Monaldi da Gabriella Farina, la chirurga che ha fatto il prelievo a Bolzano, è probabile che indichi sempre le 14.30 come orario di arrivo del cuore e contestuale inizio dell’intervento sull’organo malato di Domenico.