La banda del tacco è entrata in azione con un piano studiato nei dettagli. Per un bottino da oltre mezzo milione di euro era più che necessario. E così in meno di dieci minuti in sette si sono portati via 700 paia di scarpe da donna dallo stabilimento di Dolo, in provincia di Venezia, che confeziona le calzature per il marchio Prada. Valore sul mercato 600mila euro.
Tre i punti di chiave del raid messo a segno da una banda di professionisti, secondo i carabinieri del comando provinciale di Venezia. Il primo: la gang ha posizionato sei macchine Cinquecento (tutte rubate, ndr) per bloccare le strade che portano all'azienda. Il secondo: i sette banditi vestiti di nero e coi guanti in lattice, alla guida di due furgoni, anche questi rubati, hanno sfondato la saracinesca della fabbrica. Erano le 4 di notte, l'allarme e scattato subito e la gang ha caricato le scatole di calzature su uno dei furgoni ad una velocità da catena di montaggio.
Il terzo momento del maxi furto è quello più sorpren…
La banda del tacco è entrata in azione con un piano studiato nei dettagli. Per un bottino da oltre mezzo milione di euro era più che necessario. E così in meno di dieci minuti in sette si sono portati via 700 paia di scarpe da donna dallo stabilimento di Dolo, in provincia di Venezia, che confeziona le calzature per il marchio Prada. Valore sul mercato 600mila euro.
Tre i punti di chiave del raid messo a segno da una banda di professionisti, secondo i carabinieri del comando provinciale di Venezia. Il primo: la gang ha posizionato sei macchine Cinquecento (tutte rubate, ndr) per bloccare le strade che portano all'azienda. Il secondo: i sette banditi vestiti di nero e coi guanti in lattice, alla guida di due furgoni, anche questi rubati, hanno sfondato la saracinesca della fabbrica. Erano le 4 di notte, l'allarme e scattato subito e la gang ha caricato le scatole di calzature su uno dei furgoni ad una velocità da catena di montaggio.
Il terzo momento del maxi furto è quello più sorprendente e che denota il sangue freddo di chi è esperto nel suo settore. Quando già le sirene dei carabinieri si sentivano in lontananza, uno dei ladri ha spostato una Cinquecento per lasciare la strada libera al furgone con il bottino da migliaia di euro e poi ha sistemato di nuovo la macchina al suo posto. A quel punto il commando ha imboccato una stradina laterale e i carabinieri sono stati costretti a scendere dalle gazzelle per cercare di raggiungere l'azienda. Chi era alla guida del furgone ha puntato contro la sbarra di un'uscita sull'autostrada riservata ai mezzi di emergenza e all'Anas. La sbarra è stata trovata accartocciata. In quale direzione sia andata la gang, se a Nord o a Sud, è il primo nodo da sciogliere per chi indaga.
Un furto di queste proporzioni in zona non si era mai visto. Adesso i carabinieri avranno il compito di svelare il volto di una banda di fantasmi che dalle telecamere di videosorveglianza sulle strade vicine allo stabilimento non è mai stata ripresa. La speranza è che qualcuno abbia commesso un piccolo errore in questo piano perfetto. E, ad esempio, abbia lasciato un'impronta o abbia perso anche un solo capello dentro una delle sei Cinquecento. Ora tocca al reparto scientifico che sta passando al setaccio tutte le auto e uno dei due furgoni. Nel frattempo, gli investigatori stanno guardando altre telecamere, comprese quelle interne all'azienda, cercando di trovare qualche sospetto che nei giorni scorsi ha fatto il sopralluogo per dare indicazioni alla gang. Ma una valida mano potrebbe essere arrivata anche da un basista all'interno della fabbrica, un'altra pista che verrà sondata.