“Vedremo più satelliti che stelle”. Allarme per il piano di Musk che stravolgerà il cielo
di Elena DusiUn giorno alzeremo gli occhi al cielo e noteremo un formicolio. Il firmamento non sarà più fermo. Al nostro sguardo le stelle fisse saranno sostituite da puntini luminosi in movimento. Sono le costellazioni di satelliti in orbita attorno alla Terra. SpaceX, l’azienda americana di Elon Musk, ha presentato una richiesta alla Federal Communications Commission (Fcc) per lanciare “fino a un milione di satelliti” in un’orbita compresa tra 500 e 2.000 chilometri di altitudine.
Un centro per l’intelligenza artificiale nello spazio
L’azienda di Musk non ha fissato una scadenza per raggiungere il suo obiettivo: creare un centro di calcolo per l’intelligenza artificiale nello spazio. Considerando però che il 13 marzo Starlink, la costellazione di SpaceX dedicata a internet, ha raggiunto il traguardo dei 10mila satelliti e già oggi bastano pochi secondi di osservazione del cielo per individuarne uno, la cifra di un milione ci dà l’idea di come apparirà il cielo del futuro.
“Il numero di satellit…
Un giorno alzeremo gli occhi al cielo e noteremo un formicolio. Il firmamento non sarà più fermo. Al nostro sguardo le stelle fisse saranno sostituite da puntini luminosi in movimento. Sono le costellazioni di satelliti in orbita attorno alla Terra. SpaceX, l’azienda americana di Elon Musk, ha presentato una richiesta alla Federal Communications Commission (Fcc) per lanciare “fino a un milione di satelliti” in un’orbita compresa tra 500 e 2.000 chilometri di altitudine.
Un centro per l’intelligenza artificiale nello spazio
L’azienda di Musk non ha fissato una scadenza per raggiungere il suo obiettivo: creare un centro di calcolo per l’intelligenza artificiale nello spazio. Considerando però che il 13 marzo Starlink, la costellazione di SpaceX dedicata a internet, ha raggiunto il traguardo dei 10mila satelliti e già oggi bastano pochi secondi di osservazione del cielo per individuarne uno, la cifra di un milione ci dà l’idea di come apparirà il cielo del futuro.
“Il numero di satelliti supererebbe quello delle stelle visibili”. E’ l’allarme lanciato dall’Accademia dei Lincei, che si unisce a quello di altre istituzioni scientifiche dal resto del mondo. “Già oggi molte osservazioni dai telescopi sono disturbate dalle scie riflettenti dei satelliti” spiega Marco Tavani, ex presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e accademico dei Lincei. “Il piano di SpaceX segnerebbe semplicemente la fine dell’astronomia da terra”.
"Sarebbe uno stravolgimento del cielo”
Le stelle visibili a occhio nudo sono 7mila, equamente divise fra emisfero sud e nord. La presenza di un milione di puntini luminosi artificiali eclisserebbe in modo quasi totale le costellazioni che accompagnano l’umanità da quando è nata. “Sarebbe uno stravolgimento che farebbe cambiare totalmente aspetto al cielo” secondo Tavani.
Dopo aver ricevuto la richiesta di autorizzazione da parte di SpaceX, la Fcc ha emanato una Public Notice: una richiesta di pareri alle istituzioni scientifiche di tutto il mondo. E’ a questo appello che i Lincei hanno risposto con il loro documento, unendosi a un allarme che è generalizzato.
Il brulichio di satelliti non impedirebbe solo l’osservazione astronomica, sia ottica per il problema del riflesso della luce del Sole che radio per l’intensa rete di comunicazioni che i satelliti intesserebbero fra loro. “A ciò si aggiunge un rischio ambientale senza precedenti” prosegue il documento dei Lincei. “Il lancio di un milione di satelliti depositerebbe quantità massive di carburante nella stratosfera, con conseguenze climatiche non ancora indagate, aumentando al contempo il pericolo di collisioni e la creazione di detriti spaziali”.
Il rischio di collisioni in orbita
Già oggi, ha calcolato un’analisi recente dell’Agenzia Spaziale Europea, l’orbita terrestre è punteggiata da 1,2 milioni di detriti grandi più di un centimetro, in grado di causare un danno significativo in caso di scontro con un satellite. Oltre 50mila di questi frammenti hanno diametro superiore ai 10 centimetri. “E’ una densità così alta che aggiungervi un milione di satelliti vorrebbe dire aumentare di molto le probabilità di collisione” spiega Tavani.
Il problema dei centri di calcolo per l’intelligenza artificiale sulla Terra è l’enorme consumo di elettricità. I satelliti nello spazio potrebbero sfruttare l’energia solare tramite pannelli fotovoltaici. Trasmetterebbero i dati tra l’uno e l’altro e verso Terra usando laser ed emissioni radio. “Dovrebbero produrre – spiega il documento dei Lincei - 100 gigawatt di potenza (pari a cento volte una potente centrale idroelettrica o una media centrale atomica). L’area totale dei pannelli dovrebbe essere di 100 chilometri quadri. I satelliti impiegati dovrebbero pesare attorno a una tonnellata ciascuno”.
L’illusione del livello di civiltà due
Alle preoccupazioni degli astronomi fanno da contraltare le ambizioni ultraterrene di Musk. Nel chiedere l’autorizzazione alla Fcc (che dovrebbe assegnare ai satelliti le frequenze per comunicare), SpaceX ha infatti citato tra i suoi obiettivi quello di “portarci al livello 2 di civilizzazione nella scala di Kardashev”.
Kardashev è stato uno stimato astronomo russo che negli anni ’60 ha ideato un sistema di classificazione delle eventuali civiltà aliene. Il livello uno indica una popolazione in grado di sfruttare tutta l’energia del suo pianeta. Per arrivare al due bisognerebbe saper utilizzare il totale dell’energia della propria stella. “Noi oggi siamo al livello dei millesimi di miliardesimo” precisa Tavani. “Neanche con la nuova costellazione di Musk potremmo minimamente avvicinarci all’obiettivo”.
Nel progetto milionario di SpaceX, l’accenno a Kardashev è insomma un tocco fantasy destinato a colpire l’immaginazione. “L’astronomo russo si era occupato della possibilità di comunicazione fra le civiltà” spiega l’ex presidente dell’Inaf. “Si chiedeva quanta energia fosse necessaria per inviare un messaggio radio a centinaia o milioni di anni luce di distanza. L’approccio iniziale era serio, ma a poco a poco i suoi calcoli lo hanno portato su una strada più immaginifica”.
Distruggere Giove per comunicare con gli alieni
“Per sfruttare tutta l’energia del Sole – prosegue Tavani - Kardashev prese in prestito un progetto ancor più sganciato dalla realtà, messo a punto anni prima dal fisico teorico Freeman Dyson. Disintegrando un pianeta delle dimensioni di Giove e distribuendo tutta la sua materia attorno al Sole, all’esterno dell’orbita della Terra, il cosiddetto “guscio di Dyson” avrebbe raccolto l’energia della stella”.
“Come renderla disponibile per l’umanità restava un problema irrisolto, ma un eventuale osservatore alieno avrebbe percepito il sistema solare come una sorgente infrarossa. E magari si sarebbe interessato a noi. A questo si riferiva Kardashev nella sua definizione di livello di civiltà due”.
Una vernice per preservare il cielo
Sbriciolare Giove potrebbe essere il prossimo sogno di Musk. Nel frattempo a SpaceX va reso il merito di aver intavolato un dialogo con gli astronomi. “L’Unione Astronomica Internazionale e un ufficio dell’Onu chiamato Copuos per l’uso pacifico dello spazio hanno chiesto alle industrie di usare una copertura per i loro satelliti che li renda meno riflettenti” racconta Tavani.
“Loro si sono mostrati dialoganti, anche se l’uso di vernici che assorbono la luce crea un problema di riscaldamento dei satelliti difficile da risolvere a costi contenuti. Noi astronomi partiamo da una posizione di debolezza, ma trasformare il cielo in un far west sarà alla fine controproducente per tutti”.