Delmastro, spunta la foto a cena con la zarina Bartolozzi. E la Lega ora si smarca
di Lorenzo De CiccoROMA – Primi scricchiolii a destra sull’affaire Delmastro. La parola magica è «opportunità politica». La pronuncia la Lega, dopo tre giorni di silenzio. Ed è la stessa formula che FdI sfruttò per chiedere le dimissioni di Josefa Idem, anno 2013, governo Letta. Solo che stavolta in ballo non c’è una cartella dell’Imu non saldata, ma gli affari di un sottosegretario alla Giustizia con il prestanome di uno dei più potenti clan di camorra. È il capogruppo del Carroccio in Senato, Massimiliano Romeo, a esporsi: «Dimissioni? Delmastro non è indagato e noi siamo comunque garantisti sempre — le parole di Romeo — ma una valutazione sull’opportunità politica va fatta. E la deve fare innanzitutto la persona direttamente interessata». Se i leghisti iniziano a prendere le distanze è perché la difesa di Delmastro è piena di buchi e contraddizioni. La prima versione del sottosegretario era stata: ho scoperto solo dopo l’affare chi fosse il padre della diciottenne con cui avevo aperto la bisteccheria…
ROMA – Primi scricchiolii a destra sull’affaire Delmastro. La parola magica è «opportunità politica». La pronuncia la Lega, dopo tre giorni di silenzio. Ed è la stessa formula che FdI sfruttò per chiedere le dimissioni di Josefa Idem, anno 2013, governo Letta. Solo che stavolta in ballo non c’è una cartella dell’Imu non saldata, ma gli affari di un sottosegretario alla Giustizia con il prestanome di uno dei più potenti clan di camorra. È il capogruppo del Carroccio in Senato, Massimiliano Romeo, a esporsi: «Dimissioni? Delmastro non è indagato e noi siamo comunque garantisti sempre — le parole di Romeo — ma una valutazione sull’opportunità politica va fatta. E la deve fare innanzitutto la persona direttamente interessata». Se i leghisti iniziano a prendere le distanze è perché la difesa di Delmastro è piena di buchi e contraddizioni. La prima versione del sottosegretario era stata: ho scoperto solo dopo l’affare chi fosse il padre della diciottenne con cui avevo aperto la bisteccheria sulla Tuscolana. In realtà lo conosceva da oltre un anno, almeno, come testimoniato dalla foto scovata ieri da Repubblica, scattata nel vecchio ristorante di Mauro Caroccia, nell’ottobre 2023. Ieri, altre due foto, altri due pasticci: in uno scatto del 3 giugno 2025, diffuso dal Fatto, Delmastro è attovagliato in bisteccheria con Giusy Bartolozzi, la capo di gabinetto di Nordio.
Il caso è tutt’altro che chiuso. L’imbarazzo a destra monta ogni giorno. Anche da FI trapelano sbuffi di gelo. Il viceministro Francesco Paolo Sisto non spende una parola per perorare la causa del suo collega al dicastero di Nordio: «Penso che Delmastro sia in condizioni di chiarire personalmente la sua posizione». Come dire: non chiedetelo a me. Giorgia Meloni per ora non scarica il suo fedelissimo. Non si sono ancora parlati a quattrocchi, solo al telefono. Il faccia a faccia avverrà dopo il referendum. Resa dei conti alle viste? Si vedrà. La trincea scavata a via della Scrofa al momento si regge su un pilastro: l’assenza di un’indagine a carico del sottosegretario. Il timore, detto a mezza voce dai Fratelli, è proprio questo: che l’argine non regga più. La stessa premier ieri ha ammesso che la questione potrebbe allargarsi e allora «la magistratura farà il suo corso».
Per ora i colonnelli meloniani si attengono alla linea. Ignazio La Russa minimizza: «Uno si dimette per atti gravi, condanne, non per una foto». Ecco il ministro della Difesa, Guido Crosetto: «Sapendo l’interesse che c’è da parte dei magistrati verso qualunque esponente di governo, non penso abbia fatto nulla di male, si saprà difendere da solo». L’interessato per ora dribbla le questioni. Ieri a Novara, all’ultimo comizio per il referendum, si è definito un «avvocato di provincia», sostenendo che «la generazione di Fratelli d’Italia è cresciuta nel ricordo di Giovanni Falcone». Stop.
C’è un’altra grana tutta politica per il sottosegretario. M5S e Avs hanno presentato una mozione di censura alla Camera, per farlo dimettere. Ma soprattutto, il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha spedito una lettera al presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, chiedendogli «quali provvedimenti intende adottare per la mancata comunicazione» da parte di Delmastro circa l’attività messa su con Caroccia. Comunicazione obbligatoria per legge, per gli eletti. In teoria Delmastro rischia una sanzione. Fontana, fanno sapere dalla sua cerchia, girerà la pratica al comitato sulla condotta dei deputati. Che però è presieduto da un fratello d’Italia: Riccardo Zucconi.