Gabriele Missale, docente dell’Università di Parma e direttore della struttura complessa Malattie Infettive ed Epatologia dell’azienda ospedaliera-universitaria di Parma, spiega perché l’aumento dei casi di epatite A a Napoli legati al consumo di cozze, con oltre 84 casi da inizio anno tra città e provincia, va studiato con attenzione ma non dovrebbe creare allarmismo. “Se si prendono le giuste precauzioni infatti il virus si può evitare” racconta. È fondamentale capire bene quali acque sono contaminate, raccomandare il vaccino nei bambini e ricordare alla popolazione che è sempre bene lavare anche gli ortaggi per evitare inutili rischi.
C’è un aumento dei casi di epatite A in Italia?
“Al momento non c’è un aumento dell’incidenza se non per il caso esclusivo di Napoli e provincia. Ovviamente però, se ci fosse un'importante contaminazione delle acque, i casi in Campania potrebbero continuare ad aumentare. Bisogna quindi monitorare il fenomeno”.
Come si prende il virus?
“Soprattutto ma…
Gabriele Missale, docente dell’Università di Parma e direttore della struttura complessa Malattie Infettive ed Epatologia dell’azienda ospedaliera-universitaria di Parma, spiega perché l’aumento dei casi di epatite A a Napoli legati al consumo di cozze, con oltre 84 casi da inizio anno tra città e provincia, va studiato con attenzione ma non dovrebbe creare allarmismo. “Se si prendono le giuste precauzioni infatti il virus si può evitare” racconta. È fondamentale capire bene quali acque sono contaminate, raccomandare il vaccino nei bambini e ricordare alla popolazione che è sempre bene lavare anche gli ortaggi per evitare inutili rischi.
C’è un aumento dei casi di epatite A in Italia?
“Al momento non c’è un aumento dell’incidenza se non per il caso esclusivo di Napoli e provincia. Ovviamente però, se ci fosse un'importante contaminazione delle acque, i casi in Campania potrebbero continuare ad aumentare. Bisogna quindi monitorare il fenomeno”.
Come si prende il virus?
“Soprattutto mangiando frutti di mare crudi, che siano pescati o da allevamento, che sono venuti in contatto con acque contaminate, in sostanza con le fogne. Va ricordato infatti che per l’epatite A la trasmissione è orofecale: un soggetto infetto elimina il virus con le feci le quali, dalle fogne, possono potenzialmente passare per esempio nell’acqua di mare e i molluschi, che filtrano l’acqua per natura, rischiano di contaminarsi con il virus. Questo è probabilmente quello che è accaduto con le cozze”.
Che effetti ha sul corpo umano?
“Rispetto ad altri virus dell’epatite quello “A” può dare sì epatiti severe ma generalmente sono infezioni che non lasciano traccia: solitamente infatti si guarisce in breve tempo. Se però una persona ha già una malattia al fegato allora una forma acuta di epatite A può creare problemi seri ma, ripeto, se si è sani l’infezione tende appunto poi a risolversi”.
Come agisce nel nostro fegato?
“Il virus si replica nelle cellule del fegato e il sistema immunitario lo riconosce: la risposta immunitaria adattativa cerca di eliminarlo ma così facendo attacca le cellule infettate e le distrugge portando un danno alle cellule del fegato. Nella fase acuta la reazione del nostro sistema immunitario può essere anche molto aggressiva”.
Esiste un vaccino?
“Certo, esiste e per un lungo periodo è stato offerto insieme a quello per l’epatite B. Si tratta di vaccini gratuiti che solitamente si fanno in età pediatrica e che poi ci coprono per tutta la vita. Dunque nei bambini è consigliato. Va anche detto che in città come Napoli una volta, in età adulta, l’80% della popolazione era immune all’epatite A perché era già venuta a contatto nell’infanzia, spesso senza saperlo perché asintomatico, con questo virus. Oggi che le condizioni di igiene e socio-economiche sono migliorate la popolazione è invece generalmente più scoperta e suscettibile”.
Dunque come evitare le infezioni?
“Oltre al vaccino per i più piccoli non bisogna mai mangiare cibi crudi. Devono essere cotti molto bene: i gusci dei molluschi devono aprirsi completamente e serve una temperatura superiore ai 100 gradi quando li mettiamo a bollire. Inoltre, anche le verdure vanno lavate bene”.
Perché ci sono rischi anche legati agli ortaggi?
“Perché come dicevamo tutto dipende dalle acque inquinate. Teoricamente se mangi un'insalata venuta a contatto con acqua contaminata, come quella delle fogne, allora si corre il rischio di prendere l’epatite A. Ma, va specificato, si parla di verdure crude non lavate: se si lavano il problema si elimina del tutto. Nei frutti di mare è diverso perché sono filtratori che tendono ad accumulare e lavarli non basta, vanno ben cotti per eliminare i rischi. Infine va ricordato che anche con determinati rapporti sessuali, vista la trasmissione orofecale, si può essere infettati”.
Crede sia giusto parlare di allarme per la diffusione del virus?
“Da parte mia trovo esagerato parlare di allarme ma l’aumento dei casi nella città di Napoli deve essere studiato e deve far riflettere: bisogna capire cosa è successo, quali acque sono inquinate e perché. Fondamentale è studiare la provenienza delle cozze, capire se si parla di coltivazioni in mare o specifici allevamenti in cui non sono state gestite correttamente, oppure se ci sono dei danni alle fognature che possono aver portato ad altri tipi di contaminazione”.