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Medicine interne, quasi l’80% dei pazienti ha oltre 70 anni. Pochi letti, medici e infermieri

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La ricognizione di Fadoi, federazione degli internisti, negli ospedali italiani. “Devono considerare la nostra attività di alta specialità”
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Il 77% delle persone ricoverate in ospedale ha più di 70 anni. L’Italia è un paese di persone anziane e il dato demografico esplode nelle strutture sanitarie, visto che chi è in là con gli anni soffre spesso di più malattie croniche, anche più di 4. A dirlo è Fadoi, la federazione delle associazioni di medici internisti, che ha fatto una indagine tra gli associati responsabili di 269 dipartimenti ospedalieri. “Dovrebbero essere i nostri i reparti più indicati a trattare questi pazienti, ma mancano un medico e un infermiere su 5”.

Reparti pieni

Da Fadoi dicono che la metà dei reparti è in “overbooking” e due pazienti su tre sono costretti, in attesa di ricovero, ad aspettare al pronto soccorso, magari su una branda. Si tratta del fenomeno del boarding. In questi reparti mancano letti, personale e dotazioni tecnologiche. “La colpa è della loro obsoleta classificazione come reparti “a bassa intensità di cura”, quando la realtà odierna dice che proprio per l'età e la presenza di più patol…

Il 77% delle persone ricoverate in ospedale ha più di 70 anni. L’Italia è un paese di persone anziane e il dato demografico esplode nelle strutture sanitarie, visto che chi è in là con gli anni soffre spesso di più malattie croniche, anche più di 4. A dirlo è Fadoi, la federazione delle associazioni di medici internisti, che ha fatto una indagine tra gli associati responsabili di 269 dipartimenti ospedalieri. “Dovrebbero essere i nostri i reparti più indicati a trattare questi pazienti, ma mancano un medico e un infermiere su 5”.

Reparti pieni

Da Fadoi dicono che la metà dei reparti è in “overbooking” e due pazienti su tre sono costretti, in attesa di ricovero, ad aspettare al pronto soccorso, magari su una branda. Si tratta del fenomeno del boarding. In questi reparti mancano letti, personale e dotazioni tecnologiche. “La colpa è della loro obsoleta classificazione come reparti “a bassa intensità di cura”, quando la realtà odierna dice che proprio per l'età e la presenza di più patologie concomitanti oltre la metà dei ricoverati nelle medicine interne richiede invece una medio-alta intensità di cura”. Essere considerati a bassa intensità significa avere diritto a meno personale, un minor numero di letti e di strumentazioni, e questo implica inevitabilmente un danno per i pazienti.

I guai del territorio

Le carenze nell’assistenza territoriale, inoltre, caricano di lavoro i reparti. “Secondo l'indagine, infatti, circa il 27% delle giornate di ricovero, oltre due milioni, si potrebbero evitare con una migliore presa in carico del territorio. Se poi molti ricoveri potrebbero essere prevenuti, lo stesso si può dire per le permanenze prolungate oltre il dovuto in reparto che fanno occupare impropriamente il 22% dei letti”.

Le carenze di organico

Secondo Fadoi nelle medicine interne manca in media un medico su cinque, cioè il 20% dei camici bianchi. La carenza di infermieri raggiunge invece il 22%. Il tasso di occupazione dei letti di queste strutture è del 99%, ma con il 49,8% delle strutture in overbooking, “con tassi di occupazione superiori al 100%”. Per questo non si trova posto per chi arriva dal pronto soccorso.

“Numeri del personale inadeguati”

"Definire bassa l'intensità della Medicina Interna - dice Andrea Montagnani, presidente Fadoi – significa giustificare rapporti numerici medici/pazienti e infermieri/pazienti inadeguati alle esigenze reali della maggior parte dei malati. Se la qualità dei processi organizzativi è centrale per la prevenzione del rischio, come richiesto dalla Cassazione, il sottodimensionamento del personale diventa un vizio di sistema, al quale ci auguriamo si ponga rimedio con la legge delega sul riordino della rete ospedaliera appena approvata dal Governo e in attesa di iniziare il suo iter parlamentare”.

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