Cercasi volontari per vivere un mese gratis in montagna: ecco come candidarsi
di Giulia BoeroCercasi volontari per vivere un mese gratis in un rifugio a più di 2000 metri di quota. No, non è una bufala, ma un nuovo progetto - ora arrivato alla seconda stagione (la prima, nell’estate del 2025) - di Eurac Research, il centro di ricerca privato con sede a Bolzano. Si chiama MAHE (Moderate Altitude Healthy Exposure), si svolgerà tra l’estate e l’autunno del 2026 al rifugio Nino Corsi in Val Martello, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, e ha uno scopo ben preciso: monitorare gli effetti dell’esposizione prolungata ad altitudine moderata su individui sani.
Sono duecento milioni le persone nel mondo che vivono oltre i duemila metri. Ma la scienza per decenni ha guardato altrove – le vette estreme, i quattro o cinquemila – lasciando un punto cieco nella ricerca medica. È tempo di colmare questo vuoto, dicono all’Eurac, e per farlo serve sviluppare un progetto che trasformi un rifugio in un laboratorio. L’idea alla base del MAHE è semplice: soggiornare a lungo tra i 2000 e i …
Cercasi volontari per vivere un mese gratis in un rifugio a più di 2000 metri di quota. No, non è una bufala, ma un nuovo progetto - ora arrivato alla seconda stagione (la prima, nell’estate del 2025) - di Eurac Research, il centro di ricerca privato con sede a Bolzano. Si chiama MAHE (Moderate Altitude Healthy Exposure), si svolgerà tra l’estate e l’autunno del 2026 al rifugio Nino Corsi in Val Martello, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, e ha uno scopo ben preciso: monitorare gli effetti dell’esposizione prolungata ad altitudine moderata su individui sani.
Sono duecento milioni le persone nel mondo che vivono oltre i duemila metri. Ma la scienza per decenni ha guardato altrove – le vette estreme, i quattro o cinquemila – lasciando un punto cieco nella ricerca medica. È tempo di colmare questo vuoto, dicono all’Eurac, e per farlo serve sviluppare un progetto che trasformi un rifugio in un laboratorio. L’idea alla base del MAHE è semplice: soggiornare a lungo tra i 2000 e i 2500 metri. Studi precedenti condotti in Alto Adige suggeriscono che vivere a queste altitudini possa contribuire a ridurre l’incidenza di ipertensione e disturbi del metabolismo, ipotesi però ancora da confermare con dati sistematici e difficile da verificare.
«Monitoreremo la pressione sanguigna, l’attività del sistema nervoso simpatico, il volume del sangue, dei globuli rossi, la nutrizione, l’appetito e anche la qualità del sonno», spiega Hannes Gatterer, direttore dell'Istituto di medicina d’emergenza in montagna dell’Eurac. E mentre verranno studiati, i partecipanti lavoreranno in smart working, prepareranno esami universitari, saranno impegnati in attività ludiche. «È un progetto dal programma Joint Project del Fondo nazionale svizzero e della Provincia autonoma di Bolzano. Verranno allestite vere postazioni di monitoraggio e saranno presenti ricercatori provenienti da diverse università e centri di ricerca: fisiologi, medici ed esperti di scienze motorie».
Anche in questa seconda fase i volontari selezionati, a cui verrà riconosciuto un rimborso forfettario di 400 euro lordi, saranno dodici: donne e uomini, tra i 18 e i 40 anni, che normalmente vivono vicino al livello del mare. Fondamentale godere di buona salute e indice di massa corporea nella norma. Esclusi i fumatori, le persone con ipertensione o carenze di ferro, disturbi del comportamento alimentare o malattie croniche che richiedano farmaci, vegani o persone con intolleranze alimentari. A loro si aggiunge chi si allena in modo intensivo più di due volte a settimana. «Non possiamo correre il rischio di interferire con i dati metabolici – continua Gatterer – Serve un campione omogeneo, solo così possiamo immaginare di produrre dei risultati».
Anche la scelta del rifugio Nino Corsi non è casuale. «Dovevamo cercare una baita alla giusta quota, capace di ospitare volontari e ricercatori. Ma che fosse anche accessibile e in una zona, come la Val Martello, non ancora toccata eccessivamente dal turismo di massa». Il protocollo partirà da Silandro (BZ), a 720 metri, dove ogni volontario stabilirà il proprio punto di partenza fisiologico attraverso misurazioni basali. Poi il trasferimento al rifugio, per quattro settimane consecutive. «In pochissime ore sono arrivate oltre 160 candidature per soli 12 posti, ma ne aspettiamo molte di più» conclude il direttore. «Ora siamo tranquilli. Il primo turno è andato così bene che ora dobbiamo solo replicare il metodo. Siamo fiduciosi».