Badante riceve 600mila euro da un anziano col morbo di Parkinson, la Cassazione: “Legittimo”
di Romina MarcecaLa badante ha ricevuto per “ragioni di riconoscenza” 630 mila euro e anche un’automobile dall’anziano di Grosseto che aveva accudito per anni. Una riconoscenza che è apparsa sospetta ai familiari dell’uomo, affetto dal morbo di Parkinson. Tanto che i parenti si sono rivolti al tribunale e hanno vinto sia in primo sia in secondo grado. La badante era stata condannata per circonvenzione di incapace.
Adesso la Cassazione annulla tutto perché quel raggiro, facendo leva sulla mancata capacità cognitiva della persona accudita e malata, non è stato provato. Quei regali sono leciti e ricevuti dalla badante, tra il 2013 e il 2014, senza commettere alcun reato. In quegli anni il donatore aveva “un rallentamento della memoria” ma non aveva un “deficit cognitivo”. Ma c’è di più, gli stessi eredi che hanno denunciato la badante avevano gestito il patrimonio del padre, su delega del genitore, un anno dopo quelle donazioni. Quindi l’uomo – secondo i giudici – era presente a se stesso.
La battaglia l…
La badante ha ricevuto per “ragioni di riconoscenza” 630 mila euro e anche un’automobile dall’anziano di Grosseto che aveva accudito per anni. Una riconoscenza che è apparsa sospetta ai familiari dell’uomo, affetto dal morbo di Parkinson. Tanto che i parenti si sono rivolti al tribunale e hanno vinto sia in primo sia in secondo grado. La badante era stata condannata per circonvenzione di incapace.
Adesso la Cassazione annulla tutto perché quel raggiro, facendo leva sulla mancata capacità cognitiva della persona accudita e malata, non è stato provato. Quei regali sono leciti e ricevuti dalla badante, tra il 2013 e il 2014, senza commettere alcun reato. In quegli anni il donatore aveva “un rallentamento della memoria” ma non aveva un “deficit cognitivo”. Ma c’è di più, gli stessi eredi che hanno denunciato la badante avevano gestito il patrimonio del padre, su delega del genitore, un anno dopo quelle donazioni. Quindi l’uomo – secondo i giudici – era presente a se stesso.
La battaglia legale dura dal 2024. Ancora non può dirsi chiusa perché la Suprema corte ha annullato la sentenza di secondo grado ma con rinvio a un’altra sezione della Corte d’appello di Firenze per una nuova decisione.
A rivolgersi alla Cassazione è stata proprio la badante accusata. Ha consegnato un ricorso con quattro motivi. Tutti girano intorno alla prova della capacità dell’anziano. Dice la Cassazione nella sentenza della seconda sezione penale: “La motivazione della Corte d’appello è viziata da manifesta infondatezza in relazione alla ritenuta sussistenza di uno stato d’infermità o deficienza psichica rilevante ai fini dell’integrazione del reato di circonvenzione di persone incapaci”. I testimoni chiamati a deporre in aula erano stati i medici, il notaio che aveva rogato le donazioni e alcuni conoscenti. In aula è emerso che, quasi un anno dopo le regalie alla badante, l’anziano aveva dato alla figlia la procura per operare sui propri conti.
Una circostanza dirimente per la Cassazione che nella sentenza sottolinea: “La motivazione risulta manifestamente illogica laddove ritiene valido e efficace il conferimento della procura alla figlia e nel contempo ritiene che in epoca precedente la persona offesa fosse affetta da un’infermità o deficienza psichica”.
L’illogicità della sentenza d’appello per gli Ermellini “emerge ancora di più” perché in atti non risulta una diagnosi che “abbia accertato uno stato d’infermità o deficienza psichica”. Inoltre “il morbo di Parkinson non necessariamente determina un deficit cognitivo” e c’è da considerare che “i medici che hanno visitato l’anziano hanno riferito di un semplice rallentamento della memoria del paziente, che era risultata gravemente compromessa a partire dal 2015”.