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Segue la nuova compagna dell’ex per scoprire il tradimento. La Cassazione: “È stalking”

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Una donna di Trieste scrutava di continuo dentro la macchina della rivale: “Non ho fatto nulla di male”. Ma non è così per la Suprema corte
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Lei ha sempre sostenuto che seguiva l’auto della nuova compagna dell’ex per scoprire i tradimenti e smascherare lui. Si appostava, guardava dentro la macchina posteggiata e riconosceva gli oggetti di quello che era stato il suo fidanzato. In alcuni giorni la donna, che si definisce tradita, si fermava davanti alla rosticceria dove lavorava la rivale e la salutava con un “Ciao bella” per poi andare via.

Tutto questo per la Cassazione è stalking perché l’altra donna ha iniziato a modificare le sue abitudini di vita, è scivolata in uno stato di ansia e ha anche denunciato un danneggiamento alla sua macchina. Ma per la donna accusata, che abita a Trieste e aveva ai tempi anche un divieto di avvicinamento all’ex, non c’era reato e per questo si è rivolta alla Cassazione. Proprio la misura cautelare l’avrebbe spinta, invece, a seguire la donna dell’ex non potendo avvicinarsi a lui. Perché era convinta che lui fosse ancora legato a lei, nonostante la relazione fosse stata troncata.

Il ricors…

Lei ha sempre sostenuto che seguiva l’auto della nuova compagna dell’ex per scoprire i tradimenti e smascherare lui. Si appostava, guardava dentro la macchina posteggiata e riconosceva gli oggetti di quello che era stato il suo fidanzato. In alcuni giorni la donna, che si definisce tradita, si fermava davanti alla rosticceria dove lavorava la rivale e la salutava con un “Ciao bella” per poi andare via.

Tutto questo per la Cassazione è stalking perché l’altra donna ha iniziato a modificare le sue abitudini di vita, è scivolata in uno stato di ansia e ha anche denunciato un danneggiamento alla sua macchina. Ma per la donna accusata, che abita a Trieste e aveva ai tempi anche un divieto di avvicinamento all’ex, non c’era reato e per questo si è rivolta alla Cassazione. Proprio la misura cautelare l’avrebbe spinta, invece, a seguire la donna dell’ex non potendo avvicinarsi a lui. Perché era convinta che lui fosse ancora legato a lei, nonostante la relazione fosse stata troncata.

Il ricorso è stato bollato come infondato dalla Suprema corte, quinta sezione penale. La sentenza impugnata, per la Corte, “ha fornito una motivazione logica, coerente e prima di vizi giuridici”. Oltretutto quegli appostamenti per osservare l’auto dell’altra donna “non erano sporadici e casuali” ma si è trattato di un “sistematico controllo”. E non per alzare il velo su un tradimento ma per “monitorare la vita privata e le frequentazioni della persona offesa”.

Questa lettura fa il paio con quanto è accaduto tra il 2020 e il 2021 quando la vittima controllata ha anche deciso di non posteggiare più nel solito parcheggio vicino al lavoro ma in un centro commerciale. Non è servito a molto perché la sua persecutrice ha scoperto anche quella nuova abitudine. C’è stato, infine, un episodio di danneggiamento alla carrozzeria della macchina.

La domanda è: ma scrutare dentro un’auto può diventare un reato? La Cassazione risponde nella sua sentenza. Nonostante si tratti di un “atto neutro” assume una rilevanza penale “in quanto tessera di un mosaico persecutorio volto a comprimere la libertà della vittima”. Il ricorso è stato rigettato. L’ex tradita dovrà risarcire i danni morali e materiali (4.500 euro) alla vittima, sostenere le spese processuali e rimborsare anche quelle della parte offesa.

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