“Noi, ragazzi del no”, i custodi inattesi della Costituzione
di Viola ArdoneLa Costituzione salvata dai ragazzini, così avrebbe pensato, forse, col suo mezzo sorriso, Elsa Morante. La cosiddetta “generazione Z” ha impresso il proprio segno su questo referendum come don Diego de la Vega con la spada affilatissima della matita copiativa, traghettando il no alla vittoria. Non li hanno visti arrivare per il semplice fatto che i nostri politici non li vedono proprio, i giovani. Non sono presenti nei discorsi, nei programmi, nelle agende politiche, nelle azioni di governo e quando manifestano la loro presenza, magari in piazza per una causa che sta loro a cuore, ne vengono scacciati a suon di manganelli o sono additati come pericolosi sovvertitori dell’ordine pubblico. Non sono presenti neanche nei sondaggi, evidentemente. La loro partecipazione alle urne ha costituito la variabile impazzita di questa consultazione referendaria, l’incognita capace di sovvertire ogni pronostico del giorno prima. Ma forse essere giovani è proprio questo: sovvertire i pronostici dei v…
La Costituzione salvata dai ragazzini, così avrebbe pensato, forse, col suo mezzo sorriso, Elsa Morante. La cosiddetta “generazione Z” ha impresso il proprio segno su questo referendum come don Diego de la Vega con la spada affilatissima della matita copiativa, traghettando il no alla vittoria. Non li hanno visti arrivare per il semplice fatto che i nostri politici non li vedono proprio, i giovani. Non sono presenti nei discorsi, nei programmi, nelle agende politiche, nelle azioni di governo e quando manifestano la loro presenza, magari in piazza per una causa che sta loro a cuore, ne vengono scacciati a suon di manganelli o sono additati come pericolosi sovvertitori dell’ordine pubblico. Non sono presenti neanche nei sondaggi, evidentemente. La loro partecipazione alle urne ha costituito la variabile impazzita di questa consultazione referendaria, l’incognita capace di sovvertire ogni pronostico del giorno prima. Ma forse essere giovani è proprio questo: sovvertire i pronostici dei vecchi.
I giovani hanno vinto perché si sono impuntati. Ai fuori sede era stato impedito di votare nella città in cui abitano per motivi di studio, a differenza che per le europee del 2024. E allora molti, per poter disegnare la propria crocetta, hanno usato l’escamotage di iscriversi come rappresentanti di lista, pare che siano stati quasi trentamila. Altri si sono fatti chilometri in treno pagando di tasca propria una trasferta non prevista pur di esserci in quello che hanno subito individuato come un appuntamento imperdibile.
I giovani hanno vinto perché si sono messi a correre e loro sono i più veloci, usano i social meglio di noi, si informano in maniera meno ideologica, sono più attenti alle fake news e alle truffe dei manipolatori del consenso. Il web è il loro brodo, ci sono nati e ci navigano con molta più perizia di ogni altro. E lì, evidentemente, nelle pieghe di un’informazione che i partiti non riescono più a governare, sono fioriti nuovi slanci, dalle connessioni tra i deprecabilissimi telefonini è nata invece una campagna parallela a quella dei talk televisivi e della par condicio da salotto, forse più affine a quella delle piazze, dei comitati, delle iniziative popolari. Come se quella famosa “società civile” che davamo per morta, perché endemicamente disaffezionata al voto, si fosse rifatta viva, in un corto circuito tra vecchi e nuovi media, un nuovo patto generazionale tra i telefoni e le piazze, che nella serata di lunedì si sono riempite di canti e balli dei veri vincitori di questo referendum, i ragazzi.
Altro che scioperati, altro che bamboccioni, altro che indifferenti. Sono attenti, sono flessibili e sono tenaci, sono gli stessi che abbiamo visto in piazza per sostenere Gaza, che si sono appassionati alla questione ambientale, che chiedono di tornare ad abitare un mondo in pace. Quei ragazzi e quelle ragazze che, quando si è trattato di prendersi cura di una nonnina di 78 anni ancora arzilla e vispa — seppure con qualche acciacco dell’età — non ci hanno pensato nemmeno un momento a farsi in quattro per quella cara e vecchia e buona Costituzione.