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Sabato a Roma sfilano i No Kings: “Marcia popolare contro Meloni e guerre dopo il No al referendum”

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Venerdì un concerto di protesta. Il giorno dopo 700 sigle in piazza. Piantedosi: “I partiti prendano le distanze da chi vuole creare disordini”. Il movimento: “No alle strumentalizzazioni”
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Nata come una manifestazione, larga e partecipata, contro «le guerre e l’autoritarismo», è nei fatti diventata anche la prima prova di piazza anti-Meloni (e suoi alleati) dopo l’ampio No al referendum sulla giustizia.

La due giorni romana del movimento No Kings Italy – venerdì 27 concerto alla Città dell’Altra Economia, sabato 28 corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni – sarà, dicono gli organizzatori in una conferenza stampa, «una grande marcia popolare, radicale nei contenuti ma pacifica nelle pratiche» che mostrerà la «convergenza di una maggioranza sociale», uscita rafforzata dalle urne «che hanno di fatto sfiduciato Meloni».

La tensione al Viminale

Dal Viminile filtra la tensione della vigilia. Dice il ministro Matteo Piantedosi, rispondendo a un question time alla Camera che fa infuriare Avs: «Le forze politiche si compattino in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti e azioni viol…

Nata come una manifestazione, larga e partecipata, contro «le guerre e l’autoritarismo», è nei fatti diventata anche la prima prova di piazza anti-Meloni (e suoi alleati) dopo l’ampio No al referendum sulla giustizia.

La due giorni romana del movimento No Kings Italy – venerdì 27 concerto alla Città dell’Altra Economia, sabato 28 corteo da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni – sarà, dicono gli organizzatori in una conferenza stampa, «una grande marcia popolare, radicale nei contenuti ma pacifica nelle pratiche» che mostrerà la «convergenza di una maggioranza sociale», uscita rafforzata dalle urne «che hanno di fatto sfiduciato Meloni».

La tensione al Viminale

Dal Viminile filtra la tensione della vigilia. Dice il ministro Matteo Piantedosi, rispondendo a un question time alla Camera che fa infuriare Avs: «Le forze politiche si compattino in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti e azioni violente». Rispondono i No Kings: «A Piantedosi che agita il fantasma degli insurrezionalisti consigliamo di cambiare linguaggio. Respingiamo ogni strumentalizzazione su infiltrazioni e intestazioni di questo corteo a quel centro sociale, a quell'organizzazione, a quell'area più o meno anarchica (che pure sarà in piazza, ndr). Sono tutte baggianate».

E se Intelligence, Digos, il nucleo investigativo dei carabinieri, le forze di polizia sono allerta per il rischio che gruppi minoritari, al termine della manifestazione, possano impadronirsi dei disordini di piazza, i No Kings affermano: «Chi viene per portare pratiche non condivise, che non appartengono in alcun modo alle nostre intenzioni e alle nostre modalità di stare sabato in piazza, non ha nulla a che fare con noi. Certo –aggiungono – se poi si grida al terrorismo davanti a qualche foto bruciata mentre cadono bombe sulle popolazioni, allora si tratta solo di ipocrisia».

«Insurrezionalisti? Sì, saremo noi che insorgiamo da anni in modo gentile contro i diritti negati, le barriere architettoniche e culturali, il taglio di fondi», replicano dal Disability Pride, una delle sigle in piazza.

Le adesioni di 700 realtà

Settecento le realtà che hanno aderito, dall’Arci alla Fiom Cgil, dall’associazionismo laico e religioso agli studenti, dagli spazi sociali ai pacifisti, dai movimenti per il clima alle transfemministe, dalle realtà per la Palestina alle donne iraniane, dalle flotille alle imbarcazioni di soccorso in mare. Migliaia le persone attese in piazza, centinaia i pullman in arrivo da tutta Italia. Tre i messaggi che i No Kings vogliono mandare: «Dopo il No al referendum, Meloni dovrebbe dimettersi e come lei Trump, Netanyahu, Putin, il regime iraniano, Von der Leyen e chiunque sia disposto a spendere risorse per le armi, la repressione dei popoli, la distruzione del pianeta», spiega Raffaella Bolini dell’Arci. Ancora: «Il No non è stato un voto per tornare al mondo di prima, quello che ha aperto all’orrore di oggi. È un No che ha già al suo interno un’alternativa fatta di saperi e pratiche dal basso». Infine: «La maggioranza referendaria può crescere ancora: è stato dato scacco alla Regina, ora tocca ai Re».

L’appello al campo largo

Per farlo il movimento No Kings ne ha anche per le opposizioni e invita il campo largo ad abbandonare il dibattito unico sulla leadership e a concentrarsi sul programma: lo stop al riarmo, gli investimenti sull’istruzione e la sanità, ad esempio. «Non vogliamo farci spazio nei partiti, vogliamo riportare la politica dove dovrebbe stare. Essere No Kings – spiega Luca Blasi, assessore alla Cultura nel III municipio di Roma, volto noto degli spazi sociali, ora tra i portavoce del movimento – significa portare avanti un altro modo di fare politica, parlare di processi collettivi, non di leadership».

Significa «allargare il campo ai movimenti sociali, ascoltarne le istanze», secondo i Giuristi democratici, che vedono la piazza come «diretta conseguenza del voto del 22 e del 23 marzo».

La “Gen Gaza”

Ci saranno per questo tanti giovani, la Gen Z (o «Gen Gaza») che ha dato la spallata al Sì: «Abbiamo voglia di partecipazione, di cambiamento contro la torsione autoritaria del governo e le politiche repressive», interviene Daniele. «Non li lasceremo soli questi ragazzi – spiega Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil – Sono i figli di operai, di lavoratori che hanno bisogno non di guerre ma di diritti, di dignità, di futuro».

Le manifestazioni da Cuba a New York

Come a Roma si manifesterà a Parigi, Londra, Cuba, New York. Lì Al Pacino e Bruce Springsteen, qui (il 27) Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Willie Peyote, Mannarino, Ascanio Celestini e altri 50 tra artisti, musicisti, attori. «Non sarà solo una pubblicità al corteo del giorno dopo, ma un concerto No Kings, un atto politico per riportare la cultura alla sua accessibilità, per sottrarla all’autoritarismo», spiega un lavoratore dello spettacolo di Padova.

A giugno poi i No Kings saranno a Bruxelles per chiedere all’Europa di fermare il programma di riarmo. «Il 27 e il 28 marzo – dicono intanto i portavoce – non saranno solo due date per mandare via il governo Meloni, saranno un punto di inizio e non di fine, andremo avanti – annunciano, sfidando i timori che altrove aleggiano sulla piazza – con unità e allegria».

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