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Ecco quali sono i sogni che ci fanno riposare davvero. Il paradosso scoperto dai neuroscienziati

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Più l’attività onirica è ricca di emozioni, più il sonno è profondo. Lo studio di Lucca che conferma la tesi di Freud: i sogni sono davvero i guardiani del sonno
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Scalare una parete a picco sull’oceano, tuffarsi in uno scivolo sottomarino a testa in giù, saltare da un treno in corsa. Cosa c’è di più riposante per il cervello? Più sogna emozioni e avventure ricche di dettagli, più si ristora e si prepara per una nuova giornata.

E’ un risultato controintuitivo. “Ma è quel che abbiamo osservato nei nostri esperimenti. Pensavamo che l’attivazione causata dai sogni molto vividi compromettesse la qualità del sonno. Invece abbiamo osservato il contrario” spiega Giulio Bernardi, neuroscienziato specializzato in sogni che insegna alla Scuola Imt Alti Studi a Lucca.

Duecento notti in laboratorio

La scoperta del suo gruppo sul potere ristoratore delle avventure notturne è pubblicata sulla rivista Plos Biology. Smonta la tesi del sonno riposante associato a uno stato di totale incoscienza e a un cervello che produce onde lente e sincronizzate in tutte le sue aree. Il sogno vivido e immersivo, si è visto, è ugualmente ristoratore, nonostante sia accompagnat…

Scalare una parete a picco sull’oceano, tuffarsi in uno scivolo sottomarino a testa in giù, saltare da un treno in corsa. Cosa c’è di più riposante per il cervello? Più sogna emozioni e avventure ricche di dettagli, più si ristora e si prepara per una nuova giornata.

E’ un risultato controintuitivo. “Ma è quel che abbiamo osservato nei nostri esperimenti. Pensavamo che l’attivazione causata dai sogni molto vividi compromettesse la qualità del sonno. Invece abbiamo osservato il contrario” spiega Giulio Bernardi, neuroscienziato specializzato in sogni che insegna alla Scuola Imt Alti Studi a Lucca.

Duecento notti in laboratorio

La scoperta del suo gruppo sul potere ristoratore delle avventure notturne è pubblicata sulla rivista Plos Biology. Smonta la tesi del sonno riposante associato a uno stato di totale incoscienza e a un cervello che produce onde lente e sincronizzate in tutte le sue aree. Il sogno vivido e immersivo, si è visto, è ugualmente ristoratore, nonostante sia accompagnato da onde elettriche tanto più vivaci quanto la scena immaginata è coinvolgente.

Lo studio si è avvalso di 44 giovani volontari che hanno trascorso 4 notti ciascuno in laboratorio, accettando che il loro sonno fosse monitorato da un elettroencefalogramma.

“Per noi sperimentatori non è stata meno dura” commenta Bernardi. “Per quasi 200 notti abbiamo aspettato che i volontari raggiungessero la fase del sonno chiamata N2 per poi svegliarli e interrogarli.

La fase N2 è molto importante perché occupa circa il 50% del tempo trascorso dormendo. E’ anche piuttosto variabile: a volte si sogna a volte no, è accompagnata in alcuni casi da sonno percepito come profondo, in altri da sonno leggero”.

I resoconti dei sognatori

Dopo aver svegliato i volontari in tutto mille volte, cinque a notte, gli sperimentatori li hanno interrogati sull’eventuale attività onirica, sulla profondità del loro sonno e quanto fosse forte la voglia di continuare a dormire. Più i sogni erano vividi e ricchi di particolari, bizzarri ed emotivamente intensi, più i volontari riferivano di essere stati immersi in un sonno profondo e ristoratore e di avere ancora voglia di dormire.

Il legame restava valido anche quando i volontari erano sicuri di aver fatto un sogno ricco e articolato ma non ne ricordavano i particolari. “I sogni più bizzarri che hanno riferito somigliavano a quelli dei bambini, a volte con animali o elementi fantastici” racconta il neuroscienziato. “La maggior parte però riguardava situazioni sociali piuttosto normali, come essere al ristorante o chiacchierare con gli amici.

Protetti dal mondo esterno

Perché i sogni vivaci siano i più riposanti di quelli scialbi resta poco chiaro. “Non abbiamo una spiegazione, siamo stati i primi a stupirci per il nostro risultato” spiega Bernardi. “Una possibile teoria è che per riposare bene abbiamo bisogno di essere disconnessi dall’ambiente esterno. Ogni stimolo rischia di disturbarci, ma se siamo immersi nei sogni, suoni o luci ci raggiungono meno. E’ come se l’attività onirica ci proteggesse dal mondo esterno, permettendoci di sprofondare in un mondo interno in cui riusciamo a ristorarci bene”.

Un tempo si pensava che il sogno fosse confinato alla fase Rem, quella in cui gli occhi compiono movimenti rapidi. Oggi sappiamo che anche durante il sonno non Rem è possibile avere un’attività onirica: è il caso ad esempio della fase N2.

“Pur occupando una parte così importante della notte, la funzione del sogno resta però sconosciuta” spiega lo scienziato di Lucca. “Sappiamo che durante il sogno il cervello elabora informazioni e memorie, le rafforza e le trasforma. Compie un lavoro intenso e assai importante, che anziché stancarlo però gli permette di ristorarsi meglio”.

“I sogni guardiani del sonno”

I sogni – è un altro paradosso che potrebbe essere spiegato con la scoperta di oggi – arricchiscono la seconda parte della notte, quella più vicina al risveglio, in cui sentiamo di essere immersi in un sonno più profondo nonostante il riposo sia ormai quasi completo.

La ricerca dimostra anche che dormire bene non è solo un calcolo di ore. Un sonno leggermente più breve ma di buona qualità può essere ugualmente ristoratore.

“I sogni meno immersivi sono i meno riposanti. Quelli bizzarri e avventurosi coincidono con un ristoro più profondo. Stiamo studiando da cosa dipenda. Immaginiamo che l’ansia prima dell’addormentamento possa giocare un ruolo. Chi va a letto rimuginando i propri pensieri cade in un sonno in cui il cervello resta attivo, continuando ad arrovellarsi anche durante la notte e facendo spesso sogni poco ricchi”. Il perché resta immerso fra i misteri della nostra mente. Aveva però intuito bene Freud, quando chiamava i sogni “i guardiani del sonno”.

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