La mamma della bimba rapita da Rosa Vespa: “Ho ancora paura che qualcuno me la porti via”
di Romina MarcecaVoleva essere in aula al fianco del marito, ascoltare il giudice, attraversare la tensione che gli è piombata addosso oltre un anno fa e che adesso sembra essersi sciolta alla lettura della sentenza. “Non lo nego, mi è rimasta la paura che qualcuno possa portare via i miei figli”, dice tutto d’un fiato Valeria Chiappetta, la mamma della piccola Sofia. Da qualche ora il tribunale di Cosenza ha condannato Rosa Vespa a 5 anni e 4 mesi per il sequestro della sua bambina la sera del 21 gennaio 2025 dalla clinica Sacro Cuore. Valeria Chiappetta aveva partorito appena il giorno prima.
C’era Rosa Vespa in aula oggi?
"No, non c’era e non l’abbiamo incontrata nemmeno all’altra udienza alla quale abbiamo partecipato. Non l’ho più vista dopo quel giorno”.
Avete mai ricevuto delle scuse da Rosa Vespa o da parte della clinica in cui avvenne il rapimento?
“Assolutamente no, da nessuno”.
Secondo lei la pena decisa per Rosa Vespa è giusta?
“Non eravamo tanto concentrati sugli anni ma sulla condanna in…
Voleva essere in aula al fianco del marito, ascoltare il giudice, attraversare la tensione che gli è piombata addosso oltre un anno fa e che adesso sembra essersi sciolta alla lettura della sentenza. “Non lo nego, mi è rimasta la paura che qualcuno possa portare via i miei figli”, dice tutto d’un fiato Valeria Chiappetta, la mamma della piccola Sofia. Da qualche ora il tribunale di Cosenza ha condannato Rosa Vespa a 5 anni e 4 mesi per il sequestro della sua bambina la sera del 21 gennaio 2025 dalla clinica Sacro Cuore. Valeria Chiappetta aveva partorito appena il giorno prima.
C’era Rosa Vespa in aula oggi?
"No, non c’era e non l’abbiamo incontrata nemmeno all’altra udienza alla quale abbiamo partecipato. Non l’ho più vista dopo quel giorno”.
Avete mai ricevuto delle scuse da Rosa Vespa o da parte della clinica in cui avvenne il rapimento?
“Assolutamente no, da nessuno”.
Secondo lei la pena decisa per Rosa Vespa è giusta?
“Non eravamo tanto concentrati sugli anni ma sulla condanna in sé. Volevamo che fosse provato che si trattava di una persona capace di intendere di volere. Che aveva un piano per rapire nostra figlia. Il giudice è stato molto bravo, siamo soddisfatti del risultato ottenuto”.
Che emozioni avete provato, lei e suo marito, in aula?
“Una sensazione di liberazione. Finalmente siamo giunti alla fine di questo brutto capitolo”.
Vi aspetta un’altra battaglia legale, quella con la clinica Sacro Cuore di Cosenza.
“Sì, abbiamo citato la clinica come responsabile per quello che è accaduto. Entrare lì dentro era facilissimo anche nelle ore successive al rapimento di mia figlia”.
Come avete vissuto i mesi successivi al sequestro di Sofia?
“All’inizio è stata molto dura, poi con l’aiuto della famiglia la situazione è migliorata”.
Perché è stata dura?
“Sono una mamma molto protettiva, è aumentata la mia sorveglianza. Sono io che devo cercare di migliorarmi adesso. Quando la bambina sarà grande e comprenderà bene quello che le è accaduto, ne parleremo insieme. E capirà la mia protezione nei suoi confronti”.