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Migranti, dall’Ue stretta sui rimpatri e via libera agli hub nei Paesi terzi

Il centro migranti di Gjader in Albania, convertito da un decreto del governo italiano in Centro di permanenza per il rimpatrio

 

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Adesso iniziano le trattative con il Consiglio per arrivare a un testo definitivo. Meloni: “Noi eravamo sulla strada giusta”. Ma per i giuristi la nuova norma potrebbe non salvare i centri in Albania
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Rimpatri più facili, centri in Paesi terzi come l’Albania, detenzioni fino a ventiquattro mesi anche per famiglie con bambini piccoli o minori non accompagnati. Con il voto di popolari, sovranisti e estrema destra, il Parlamento europeo ha approvato una decisiva stretta sulle migrazioni, dando il via libera alla fase negoziale con il Consiglio Ue per definire le nuove regole sui rimpatri.

La fase due è già iniziata e la prima riunione del trilogo – “breve e costruttiva”, fanno sapere – si è già tenuta nelle ore successive al voto in assemblea. Secondo fonti vicine al dossier, si andrà veloci. La bozza licenziata dal Consiglio non è dissimile da quella approvata oggi in Parlamento e il nuovo asse fra popolari, sovranisti e estrema destra che per l’ennesima volta si è saldato sui provvedimenti in materia di migrazione, polverizzando di fatto la maggioranza Ursula, promette discussione e esame in tempi record. L’obiettivo è infatti portare leggi e regolamenti su asilo, rimpatri e ritorn…

Rimpatri più facili, centri in Paesi terzi come l’Albania, detenzioni fino a ventiquattro mesi anche per famiglie con bambini piccoli o minori non accompagnati. Con il voto di popolari, sovranisti e estrema destra, il Parlamento europeo ha approvato una decisiva stretta sulle migrazioni, dando il via libera alla fase negoziale con il Consiglio Ue per definire le nuove regole sui rimpatri.

La fase due è già iniziata e la prima riunione del trilogo – “breve e costruttiva”, fanno sapere – si è già tenuta nelle ore successive al voto in assemblea. Secondo fonti vicine al dossier, si andrà veloci. La bozza licenziata dal Consiglio non è dissimile da quella approvata oggi in Parlamento e il nuovo asse fra popolari, sovranisti e estrema destra che per l’ennesima volta si è saldato sui provvedimenti in materia di migrazione, polverizzando di fatto la maggioranza Ursula, promette discussione e esame in tempi record. L’obiettivo è infatti portare leggi e regolamenti su asilo, rimpatri e ritorni in approvazione tutte insieme, non più tardi di giugno.

Rimpatri più facili

La bozza, su cui oggi è arrivato il via libera, prevede rimpatri più facili, detenzioni amministrative più lunghe, minori tutele per minori e fragili, ma soprattutto la possibilità di “esternalizzare” il trattenimento in return hubs collocati in Paesi terzi. Non si tratta dei luoghi di origine o di transito delle persone che l’Ue ritiene di dover espellere, ma semplicemente Paesi che con Bruxelles o uno degli Stati membri hanno stretto un accordo commerciale e accettato la delocalizzazione della detenzione. Un destino a cui potranno andare incontro anche i “fragili” per eccellenza: minori non accompagnati, donne sole, famiglie con bambini molto piccoli.

Trasferimenti traumatici per i minori

Per associazioni come Arci, Asgi, Caritas, Centro Astalli, Save the children, Defence for children, Ai.bi, Agevolando, Amnesty International Italia, Cespi, Cidas, Cismai, Cnca, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Cooperativa CivicoZero, Defence for Children International Italia, Intersos, Oxfam, Save the Children, Sos Villaggi dei bambini, Terre des Hommes Italia, Tutori in rete la nuova bozza è “incompatibile con la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue” e in contrasto con “le indicazioni dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e le raccomandazioni di quindici esperti ONU per i Diritti Umani, che hanno già richiamato l’UE al rispetto degli standard internazionali sulla protezione dei minori”. E avvertono “rimpatriare i minori, inclusi quelli non accompagnati, verso Paesi con cui essi non hanno alcun legame significativo né prospettive di integrazione sicura e dove non esistono garanzie adeguate di accoglienza, unità familiare o protezione, li espone a trasferimenti traumatici, a condizioni di vulnerabilità estrema”.

Il nodo dei centri in Albania

Ma l’appello a modificare il testo cade nel vuoto, mentre la nuova maggioranza che si è costituita in Ue fra centro ed estrema destra passa all’incasso. “Inizia l’era delle deportazioni”, ha festeggiato l’eurodeputato dell’estrema destra svedese Charlie Weimers, considerato il relatore ombra della stretta. Da Roma si fa sentire anche la premier Meloni: “L'Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l'Italia ha sostenuto con forza". Un riferimento per nulla casuale ai centri albanesi, attualmente utilizzati come cpr e su cui si attende una nuova pronuncia della Corte di giustizia Ue.

“Ma in realtà – sottolinea il giurista di Asgi Gianfranco Schiavone – la nuova norma non salverebbe il modello italiano perché la bozza europea prevede la cessione della gestione allo Stato estero che quanto meno sulla carta si impegna a rispettare gli standard imposti dall’Ue in termini di garanzia, tutele, diritti umani, possibilità di ricorso e difesa. Il protocollo italiano si limita invece a esternalizzare la detenzione, ma la gestione dei centri albanesi rimane italiana”. Insomma, a detta di Schiavone, nel caso, l’oneroso accordo con l’Albania sarebbe tutto da riscrivere.

Modello che perseguita i più fragili

Insorge il centrosinistra in Italia e in Europa. "Il regolamento sui rimpatri, così come attualmente formulato, rischia di compromettere la dignità e la sicurezza delle persone. È gravissimo che il Ppe prosegua in questa alleanza con l'estrema destra e impedisca politiche migratorie fondate sul rispetto dei diritti, della dignità umana e dello stato di diritto", dice l’europarlamentare di Avs Cristina Guarda, che per protesta ha attaccato un foglio di carta con su scritto “No Ice in Eu” su una delle porte di accesso dell'aula plenaria dell'Europarlamento. “Tutto questo – osserva Pierfrancesco Majorino, responsabile Politiche migratorie nella segreteria nazionale del Pd - non servirà a nulla sul piano della sicurezza, ma alimenterà ancora una volta i meccanismi di irregolarità. Invece di scegliere la strada di far emergere il fenomeno migratorio e gestirlo nella legalità, questa alleanza europea mira a perseguitare i più deboli e fragili”. E per l’eurodeputato dem Alessandro Zan “che il governo Italiano e FdI si dichiarino protagonisti di questa strategia non è motivo d'orgoglio: siamo di fronte a un attacco vergognoso ai diritti fondamentali, al diritto d'asilo e ai valori fondanti dell'Unione, che mette la repressione davanti alla dignità delle persone”.

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