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Il Papa nel principato di Monaco: “Superare abisso tra ricchi e poveri, i beni vanno ridistribuiti”

(afp)

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Visita di nove ore nella Città Stato cattolica, Prevost regala al sovrano Alberto II un mosaico di San Francesco d’Assisi
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Quando gli yacht ormeggiati al porto iniziano a strombazzare i clacson e le sue parole vengono sommerse da un’unica sirena metallica, alza la testa sorpreso. Al Papa serve qualche attimo prima di capire che è un omaggio nei suoi confronti, e sorridere quasi divertito. Strano modo di salutare, ma d’altronde qui di normale c’è poco.

Cattolicesimo e tasse

Sotto al suo sguardo si srotolano grattacieli e appartamenti signorili, c’è il casinò e la pista di Formula 1 che prende il nome dalla chiesa dove Leone sta incontrando giovani e catecumeni, la Sainte Devotéé. Di devozione ce n’è tanta, per carità, è uno dei pochissimi Stati al mondo dove il cattolicesimo è religione di Stato insieme a Vaticano, Malta e un altro paio di paesi, ma c’è altrettanta ricchezza. L’assenza di tassazione attira gente facoltosa da tutto il mondo, il reddito medio pro capite è di 288mila dollari. Più un paradiso fiscale che un paradiso, eppure è qui che il Papa nato a Chicago è voluto venire. E, pur con tono garb…

Quando gli yacht ormeggiati al porto iniziano a strombazzare i clacson e le sue parole vengono sommerse da un’unica sirena metallica, alza la testa sorpreso. Al Papa serve qualche attimo prima di capire che è un omaggio nei suoi confronti, e sorridere quasi divertito. Strano modo di salutare, ma d’altronde qui di normale c’è poco.

Cattolicesimo e tasse

Sotto al suo sguardo si srotolano grattacieli e appartamenti signorili, c’è il casinò e la pista di Formula 1 che prende il nome dalla chiesa dove Leone sta incontrando giovani e catecumeni, la Sainte Devotéé. Di devozione ce n’è tanta, per carità, è uno dei pochissimi Stati al mondo dove il cattolicesimo è religione di Stato insieme a Vaticano, Malta e un altro paio di paesi, ma c’è altrettanta ricchezza. L’assenza di tassazione attira gente facoltosa da tutto il mondo, il reddito medio pro capite è di 288mila dollari. Più un paradiso fiscale che un paradiso, eppure è qui che il Papa nato a Chicago è voluto venire. E, pur con tono garbato, ricordare cosa dice il Vangelo.

La tomba di Grace Kelly

“Il Regno di Dio”, dice Leone affacciato dal Palazzo dei Principi insieme a Alberto e Charlene, “viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici”. Ogni talento, ogni opportunità, ogni bene ha “un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito”. Parole che riecheggia poco dopo quando incontra i cattolici monegaschi in cattedrale: la fede non deve ridursi “ad abitudine, seppur buona”, dice, ma rimanere “profetica”: “Stiamo davvero difendendo l’essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi? È davvero giusto e improntato alla solidarietà il modello economico e sociale vigente?”. A pochi metri dal Papa c’è la tomba di Grace Kelly, star di Hollywood e principessa morta nel 1982 in un incidente automobilistico lungo uno di questi tornanti. A suo figlio, il principe regnante, Leone regala un mosaico che ritrae san Francesco: aureola rifinita in oro, sì, ma è pur sempre il poverello d’Assisi.

Dopo 400 anni

Fin dentro il Vaticano c’è chi si domanda perché il Papa nato a Chicago abbia scelto un antico principato per il suo primo viaggio in Europa. Fedeli e curiosi non hanno una risposta univoca. “E’ stato invitato”, si limita a dire Fabio, imprenditore italiano dell’intelligenza artificiale, la stessa collaboratrice domestica di Jannik Sinner. “L’ultima volta che da queste parti è passato un Papa era quattrocento anni fa”, dicono da parte loro Frank e Virginie, “non era un’occasione da mancare”. Eloi, scout francese, è convinto sia un messaggio alla vicina Francia che ha messo l’aborto in costituzione: il principe monagasco, al contrario, ha opposto il veto. Ma Leone su questo tema non calca la mano, chiede di “proteggere sempre con amore ogni vita umana, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno”, dice, “sia mai escluso dalla mensa della fraternità”.

Guerra e denaro

Il Papa allarga lo sguardo: nella Bibbia, scandisce, “i piccoli fanno la storia”. Nella storia di Gesù “è riassunta la vicenda di tutti noi, a cominciare dai più piccoli e oppressi”, dice quando celebra messa allo stadio Louis II: “Ancora oggi, quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti, quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo!”. E’ piccolo il Vaticano, è piccolo il principato di Monaco, e “il dono della piccolezza” è tanto più prezioso “in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”. Tra giganti in guerra, a partire dagli Stati Uniti di Trump, Leone punta alla piccolezza come stile evangelico e antidoto geopolitico: “Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra!”, esclama. Le guerre che “insanguinano il presente”, dice il Papa, “sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro”.

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