Il bis del caso Almasri: un nome con un alert inserito nel Sistema di informazione Schengen, la luce rossa che si accende quando quel nome compare nel sistema Alloggiati web della polizia in cui vengono registrate le presenze in alberghi e bed and breakfast. Solo che questa volta non si tratta di un mandato di cattura, come nel caso del generale libico accusato di crimini contro l’umanità fermato a Torino a gennaio 2025 e nel giro di poche ore restituito dall’Italia alla Libia senza dar corso all’ordine di arresto.
La segnalazione del 2 marzo
E soprattutto questa volta si tratta di un’europarlamentare italiana, Ilaria Salis, a carico della quale, dal 2 marzo, esisteva una segnalazione, visibile a tutti i Paesi europei, per un «controllo discreto o mirato». In altre parole, identificare la persona, chi è in sua compagnia, cosa fa in quel luogo e trasmettere le informazioni allo Stato segnalante. Questo avrebbero dovuto fare i due giovani poliziotti andati a bussare alla porta di Ilar…
Il bis del caso Almasri: un nome con un alert inserito nel Sistema di informazione Schengen, la luce rossa che si accende quando quel nome compare nel sistema Alloggiati web della polizia in cui vengono registrate le presenze in alberghi e bed and breakfast. Solo che questa volta non si tratta di un mandato di cattura, come nel caso del generale libico accusato di crimini contro l’umanità fermato a Torino a gennaio 2025 e nel giro di poche ore restituito dall’Italia alla Libia senza dar corso all’ordine di arresto.
La segnalazione del 2 marzo
E soprattutto questa volta si tratta di un’europarlamentare italiana, Ilaria Salis, a carico della quale, dal 2 marzo, esisteva una segnalazione, visibile a tutti i Paesi europei, per un «controllo discreto o mirato». In altre parole, identificare la persona, chi è in sua compagnia, cosa fa in quel luogo e trasmettere le informazioni allo Stato segnalante. Questo avrebbero dovuto fare i due giovani poliziotti andati a bussare alla porta di Ilaria Salis ignari della sua immunità parlamentare.
Al Viminale nessuno sapeva dell’alert
Nessuno sapeva né dell’esistenza della segnalazione né del controllo. Né in questura né al Viminale. Lo garantisce il questore di Roma Roberto Massucci ai leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli arrivati in questura per protestare. Lo ribadiscono al dipartimento di pubblica sicurezza e al Viminale. Dunque, nessuna iniziativa del governo italiano legata al decreto sicurezza e comportamento formalmente corretto delle forze di polizia.
Gli interrogativi sull’indagine tedesca
Ma il caso diventa subito politico: che tipo di indagine sta svolgendo la polizia tedesca a carico di una parlamentare italiana? Possibile che il Viminale non ne sia mai stato informato? E come mai, se la segnalazione era stata inserita 26 giorni fa, il controllo è avvenuto proprio poche ore prima della manifestazione? Davanti alle reiterate richieste dei vertici di Avs e delle opposizioni (che chiedono anche la convocazione dell’ambasciatore), il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi fa sapere di essere pronto a riferire in Parlamento. Dalla Farnesina invece non prendono neanche in considerazione la richiesta.
I rapporti tra Salis e i gruppi antagonisti tedeschi
L’oggetto della segnalazione inserita dalla Germania nel sistema Sirene del Sis è riservato visto che si tratta di indagini in corso e non di un procedimento giudiziario definito. Ma le prime indiscrezioni filtrano e, indirettamente, riconducono all’arresto in Ungheria nel 2023 della Salis e ai suoi rapporti con esponenti di gruppi tedeschi antagonisti e antifascisti, in particolare gli Hammerbands, coinvolti in episodi violenti in Germania e in Ungheria.
Il governo tace, opposizioni all’attacco
Il governo tace, nessuna dichiarazione ufficiale. L’indicazione che arriva da Chigi è quella della massima attenzione a non commettere passi falsi. Solo il ministro della Difesa Guido Crosetto, davanti alle proteste delle opposizioni e ai riferimenti alla stretta securitaria del decreto sicurezza, scrive su X: «Prima di alzare il solito polverone di falsità su cosa è accaduto questa mattina all’onorevole Salis, aspettate di ascoltare la verità che è stata data a chi si è recato dal questore per ascoltarla».
Bonelli e Fratoianni, preso atto delle spiegazioni del questore di Roma, chiamano in causa Piantedosi: «Quanto accaduto è di una gravità inaudita che viola le garanzie costituzionali di una eurodeputata italiana. Chiediamo al ministro Piantedosi e al governo la ragione per cui non è intervenuto presso il governo tedesco per ricordare e tutelare le prerogative di una parlamentare». Sui social attacca anche Andrea Orlando del Pd: «Quali sono le ragioni per le quali si è lesa l’inviolabilità del parlamentare? Indagini? Prevenzione di reati (in camera?)? È stata coinvolta la magistratura? Perché non c’era discrezionalità?». Dal centrodestra si leva la voce del capogruppo di FdI Alla Camera Galeazzo Bignami: «Ilaria Salis piagnucola perché l’hanno sottoposta a un controllo preventivo di polizia. Povera stella... la rivoluzionaria con l’immunità in tasca».
Le regole del sistema Sis
Immunità che, secondo i legali di Salis sarebbe stata comunque violata. Ma dal dipartimento si invita a verificare le regole del sistema Sis: le persone oggetto di segnalazione possono essere controllate o casualmente per strada o in caso di alert di Alloggiati web e gli Stati aderenti a Schengen non possono esimersi dal controllo.