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Marinello: “Ora per i ladri è più difficile vendere quei quadri, potrebbero chiedere il riscatto”

(ansa)

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Intervista all’avvocato britannico, tra i massimi esperti nel recupero di arte trafugata: “Ora la notizia è pubblica, complicato trovare acquirenti”
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Nonostante il tempo trascorso dal colpo milionario e la fretta dei ladri di monetizzare, è fiducioso Christopher Marinello, avvocato britannico, massima autorità nel recupero internazionale di opere d’arte rubate, saccheggiate, scomparse. Lo Sherlock Holmes dell’arte.

Marinello, è possibile che si sia trattato di un furto su commissione?

«Lo ritengo molto improbabile. La maggior parte dei furti non avviene su ordinazione, ma è frutto di una scelta puramente opportunistica: i ladri sfruttano la scarsa sicurezza di musei, gallerie, fondazioni o la posizione isolata».

In occasione del sorprendente colpo al Louvre, lei raccontò a “Repubblica” che i gioielli vengono solitamente smontati e venduti a pezzi, senza badare tanto al valore storico. Per i dipinti invece come funziona?

«È diverso perché gioielli e oro, come dicevo, possono essere smembrati e fusi per monetizzare velocemente e il più possibile il furto. I dipinti, invece, devono rimanere intatti affinché chi li ha rubati possa trar…

Nonostante il tempo trascorso dal colpo milionario e la fretta dei ladri di monetizzare, è fiducioso Christopher Marinello, avvocato britannico, massima autorità nel recupero internazionale di opere d’arte rubate, saccheggiate, scomparse. Lo Sherlock Holmes dell’arte.

Marinello, è possibile che si sia trattato di un furto su commissione?

«Lo ritengo molto improbabile. La maggior parte dei furti non avviene su ordinazione, ma è frutto di una scelta puramente opportunistica: i ladri sfruttano la scarsa sicurezza di musei, gallerie, fondazioni o la posizione isolata».

In occasione del sorprendente colpo al Louvre, lei raccontò a “Repubblica” che i gioielli vengono solitamente smontati e venduti a pezzi, senza badare tanto al valore storico. Per i dipinti invece come funziona?

«È diverso perché gioielli e oro, come dicevo, possono essere smembrati e fusi per monetizzare velocemente e il più possibile il furto. I dipinti, invece, devono rimanere intatti affinché chi li ha rubati possa trarne profitto».

Ma chi potrebbe essere interessato a acquistare tre quadri che si sanno rubati?

«I criminali non sono intelligenti. Possono sapere come rubare un’opera d’arte, ma raramente pensano a cosa farne dopo. Potrebbero provare a vendere le opere a vari intermediari, ma troveranno sempre più difficoltà man mano che la notizia farà il giro del mondo».

È più probabile che le opere restino in Italia o che vengano piazzate sul mercato nero estero?

«Io credo che cercheranno di portarle fuori dall’Italia il più rapidamente possibile per trovare acquirenti. Più la notizia si diffonde e più questi pezzi diventeranno “radioattivi”, cioè invendibili. Ma ci sono altre ipotesi».

Quali?

«Chi ne è ora in possesso potrebbe tentare di chiedere un riscatto alla Fondazione Magnani Rocca oppure potrebbe offrire le opere al mercato nero, a una frazione del loro valore reale. Alcuni ladri usano le opere d’arte rubate come merce di scambio».

In che modo?

«Nel caso in cui venissero arrestati per altri reati, il bottino diventa come la carta del Monopoly che dice: “Esci gratis di prigione”».

Dal furto è già passata una settimana. I ladri avranno tentato di disfarsi del Renoir, del Cézanne e del Matisse più in fretta possibile o proveranno a farlo?

«I ladri non sono banche: non vogliono tenersi strette le opere d’arte rubate. Arricchirsi nel minor tempo possibile è il loro unico obiettivo».

Che valore acquisiscono le opere d’arte una volta rubate?

«Non hanno un valore reale se non tra i criminali. Potrebbero non ottenere più del 10% del loro valore effettivo, specialmente se rivendute una volta che il furto è uscito allo scoperto».

Lei sta dietro al ritrovamento di tanti quadri confiscati dai nazisti. E ha restituito a Belluno una “Madonna con Bambino” del pittore Antonio Solario dopo 52 anni. Ma in questo caso, se non vengono ritrovati subito, la speranza svanisce?

«Spesso recuperiamo opere d’arte 10, 20 o 30 anni dopo il furto. Non perdiamo mai la speranza che le opere vengano localizzate. I carabinieri che tutelano il patrimonio artistico sono ottimi professionisti e anche ora ho grandi speranze sul ritrovamento dei quadri. Se necessario, offro i miei servizi pro bono agli investigatori e al museo».

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