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Sfida all’autismo, la campagna 2026: “Cerchiamo progetti che aiutino i ragazzi a essere autonomi”

In Italia, un bambino su 77 tra i sette e gli undici anni riceve una diagnosi. Le famiglie coinvolte sono circa 500 mila. E sul fronte della ricerca c’è soltanto la FIA
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In Italia, un bambino su 77 tra i sette e gli undici anni riceve una diagnosi di autismo. Le famiglie coinvolte sono circa 500 mila. A sostenerle, sul fronte della ricerca, nel nostro Paese c'è quasi esclusivamente una realtà: la Fondazione Italiana Autismo. Anche per questo, dal 23 marzo al 5 aprile - in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo in programma il 2 aprile - la FIA ha attivato la campagna #sfidAutismo26.

I progetti

L'obiettivo è sostenere economicamente nuovi progetti selezionati da due comitati scientifici indipendenti su ricerca clinica e inclusione scolastica. Il quadro in cui si inserisce la campagna è quello di un Paese ancora indietro. «In Italia la ricerca sull'autismo è affidata quasi esclusivamente alla nostra fondazione», dice Davide Faraone, presidente e fondatore di FIA. «Per quanti sforzi si possano fare, è tutta sulle spalle della raccolta fondi che mettiamo in campo». Le risorse raccolte verranno destinate a progetti selezionati tramite bando pubblico a cui partecipano università, aziende sanitarie e l'Istituto Superiore di Sanità. Per il 2026 il comitato scientifico ha già validato 39 progetti: 20 nell'ambito dell'inclusione scolastica — dall'uso dell'intelligenza artificiale per l'apprendimento all'inserimento lavorativo dei giovani adulti — e 19 di ricerca clinica, di cui 12 focalizzati sulle basi genetiche e biologiche dell'autismo, inclusi studi su epigenetica, microbioma e diagnosi precoce nei neonati. Ma quante di queste ricerche verranno finanziate, dipenderà dalle risorse raccolte.

La costruzione delle autonomie

Quello della Fondazione è un lavoro composito, dedicato soprattutto alla costruzione delle autonomie. Tra i progetti che Faraone ricorda con più convinzione c'è una ricerca sull'insegnamento di gesti quotidiani: allacciarsi le scarpe, abbottonarsi una camicia, tagliare una pizza. «Se riesci a creare autonomie alle persone con autismo, migliori la loro qualità della vita, ma migliori anche quella dei loro genitori», continua Faraone. Le crepe del sistema emergono soprattutto dopo la scuola. «Chiusa la fase dell’educazione, spesso le persone con autismo diventano soggetti estinti per lo Stato. Non c'è nulla che sostituisca la scuola. Sono pochi i casi di ragazzi che vanno a lavorare, già quella fase è drammatica. Quella del Dopo di Noi, quando vengono a mancare anche i genitori, lo è ancora di più».

Dopo di Noi

Da Sottosegretario all'Istruzione, Faraone ha contribuito alla prima legge italiana sull'autismo e alla legge sul Dopo di Noi. La Fondazione, nata nel 2015, è stato il naturale passo successivo. Un percorso partito da un'esperienza diretta: la figlia Sara, oggi 22enne, diagnosticata a due anni e tre mesi; e una percezione dell’autismo cambiata nel corso del tempo. «Una cosa è occuparti di questi temi da soggetto non coinvolto direttamente, altra cosa è viverli sulla tua pelle. Ti trovi ad affrontare liste d'attesa per le diagnosi, liste d'attesa per le terapie in una condizione psicologica distrutta. È un'altra sensibilità».

La campagna

La campagna #sfidAutismo26 si chiude domenica 5 aprile. Donare è semplice: basta inviare un SMS al 45585 per contribuire con 2 euro da cellulare — il numero è attivo per le reti Fastweb, Vodafone, WINDTRE, TIM, Iliad, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali — oppure chiamare dallo stesso numero da rete fissa TIM, Fastweb, Vodafone, WINDTRE e Tiscali per donare 5 o 10 euro. È possibile donare anche online attraverso il sito della Fondazione.

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