Il ddl stupri slitta ancora. L’ultima idea di Bongiorno: “Comitato ristretto per rivedere il testo”
di Viola GiannoliL’approvazione del cosiddetto ddl stupri, ovvero il disegno di legge che modifica il codice penale in materia di violenza sessuale, slitta ancora. Non più l’8 aprile per l’approdo in Aula a Palazzo Madama, ma rinviato a data da destinarsi perché manca l’intesa in commissione Giustizia al Senato.
L’ultima idea della senatrice leghista e relatrice del provvedimento, Giulia Bongiorno, è la creazione di un «comitato ristretto» in seno alla stessa commissione per modificare il resto.
Del comitato, che deve ancora essere formato, farà parte una selezione degli stessi parlamentari che compongono la commissione Giustizia, che si riunirà nuovamente dopo Pasqua. Spetterà a loro tentare l’impresa di avvicinare le posizioni di maggioranza e opposizione alla luce degli spunti emersi nell’ultimo ciclo di audizioni di febbraio e marzo e superare sia i nodi tecnici che il principale nodo politico, e cioè il principio del consenso a un atto sessuale. Se le opposizioni insistono infatti sul concetto di…
L’approvazione del cosiddetto ddl stupri, ovvero il disegno di legge che modifica il codice penale in materia di violenza sessuale, slitta ancora. Non più l’8 aprile per l’approdo in Aula a Palazzo Madama, ma rinviato a data da destinarsi perché manca l’intesa in commissione Giustizia al Senato.
L’ultima idea della senatrice leghista e relatrice del provvedimento, Giulia Bongiorno, è la creazione di un «comitato ristretto» in seno alla stessa commissione per modificare il resto.
Del comitato, che deve ancora essere formato, farà parte una selezione degli stessi parlamentari che compongono la commissione Giustizia, che si riunirà nuovamente dopo Pasqua. Spetterà a loro tentare l’impresa di avvicinare le posizioni di maggioranza e opposizione alla luce degli spunti emersi nell’ultimo ciclo di audizioni di febbraio e marzo e superare sia i nodi tecnici che il principale nodo politico, e cioè il principio del consenso a un atto sessuale. Se le opposizioni insistono infatti sul concetto di “consenso libero e attuale”, la maggioranza, con Bongiorno in testa, aveva sostituito quelle parole nel testo con l’espressione “volontà contraria”, ovvero il “dissenso”.
Il ruolo del comitato
«Prima di cominciare con le votazioni degli emendamenti, e tenendo conto di quanto emerso nelle ultime audizioni e delle posizioni in campo, in commissione abbiamo deciso di fare un comitato ristretto per cercare di trovare una sintesi tra le parti e per cercare di arricchire il testo. Quindi auspico che ci sia un accordo su testi di così grande importanza», spiega Bongiorno.
Obiettivi del comitato ristretto saranno quindi «omogeneizzare le novità introdotte dalla proposta di legge con le altre fattispecie di reati, sciogliere i nodi tecnici e il nodo politico che resta», ha aggiunto la senatrice.
La posizione delle opposizioni
La scelta è stata accolta dalle opposizioni, solo a una condizione: che si riparta, cioè, dal testo approvato all’unanimità alla Camera. Altrimenti, meglio nessuna legge.
Nella nota, firmata da Pd, Avs, M5s e Iv, si legge: «Prendiamo atto che, anche grazie alla mobilitazione delle donne e delle reti antiviolenza nelle piazze, il testo Bongiorno non esiste più. Per noi l'unico terreno di confronto rimane il testo approvato all'unanimità alla Camera, che prevede il 'consenso libero e attuale' in materia di violenza sessuale. Altrimenti, lo ribadiamo, meglio nessuna legge che una legge sbagliata. Per quanto ci riguarda, quindi, il comitato ristretto avrà senso solo su queste basi».
Il ritardo nell’approvazione
Impossibile a questo punto rispettare la data dell’8 aprile segnata sul calendario del Senato per l’arrivo in aula del testo.
Il ddl stupri avrebbe dovuto vedere la luce il 25 novembre scorso, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’accordo bipartisan alla Camera era stato suggellato da un’intesa tra Giorgia Meloni e Elly Schlein. Il tempo di festeggiare e il testo si è incagliato in commissione al Senato davanti alle obiezioni della maggioranza di governo. Da allora sono passati più di 4 mesi, due cicli di audizioni, almeno due riscritture del testo: dal “consenso libero e attuale” si era passati al “consenso riconoscibile” e poi alla violenza “contraria alla volontà della persona”. L’ultima bozza, fortemente difesa da Bongiorno alla quale spetta la maternità del testo, sonoramente bocciata sia dalle opposizioni che dalle femministe in piazza.