Record di culle vuote nell’Italia che invecchia 15mila bimbi in meno
di Maria Novella De LucaPochi. Unici. Senza fratelli e sorelle. In un mondo di anziani sempre più anziani. I bambini in Italia diminuiscono di anno in anno, si svuotano asili, giostre e altalene, un calo inesorabile e velocissimo al di là di ogni catastrofica previsione. Certificazione concreta, plastica e tangibile del fallimento di tutte le politiche di welfare, di quello che sarebbe dovuto essere l’esecutivo del ritorno alla natalità, così come la premier Meloni prometteva.
Ma gli scarsi sostegni alle famiglie- a cominciare dal bonus mamme - non sono serviti a nulla, mentre la maggioranza ha bocciato senza appello il “congedo paritario” esteso ai nuovi papà. E infatti nel 2025 , dicono i dati Istat sulla popolazione, i nuovi bebè sono stati 355mila, contro i 370mila 2024, cioè il 3,9% in meno dell’anno prima. Numeri in caduta libera. «Una situazione molto preoccupante — ammette affranto il demografo Alessandro Rosina — non eravamo mai scesi così in basso. Il numero delle nascite è addirittura inferiore ri…
Pochi. Unici. Senza fratelli e sorelle. In un mondo di anziani sempre più anziani. I bambini in Italia diminuiscono di anno in anno, si svuotano asili, giostre e altalene, un calo inesorabile e velocissimo al di là di ogni catastrofica previsione. Certificazione concreta, plastica e tangibile del fallimento di tutte le politiche di welfare, di quello che sarebbe dovuto essere l’esecutivo del ritorno alla natalità, così come la premier Meloni prometteva.
Ma gli scarsi sostegni alle famiglie- a cominciare dal bonus mamme - non sono serviti a nulla, mentre la maggioranza ha bocciato senza appello il “congedo paritario” esteso ai nuovi papà. E infatti nel 2025 , dicono i dati Istat sulla popolazione, i nuovi bebè sono stati 355mila, contro i 370mila 2024, cioè il 3,9% in meno dell’anno prima. Numeri in caduta libera. «Una situazione molto preoccupante — ammette affranto il demografo Alessandro Rosina — non eravamo mai scesi così in basso. Il numero delle nascite è addirittura inferiore rispetto allo scenario peggiore ipotizzato dall’Istat. La previsione era di 361mila bambini nati nel 2025, mentre ne sono venuti al mondo soltanto 355mila». Del resto basta guardarsi intorno per toccare con mano la realtà: là dove c’erano i negozi per la prima infanzia (corredi, carrozzine, passeggini, giocattoli) oggi ci sono fornitissimi pet-store per animali possibilmente di piccola taglia.
Il terremoto della famiglia
Raccontano il terremoto della famiglia italiana le nuove statistiche demografiche Istat, che certificano un panorama di nuclei sempre più piccoli, composti nella media da 2 persone, ma dove addirittura il 37,1% è “unipersonale”, formato cioè da un solo o sola componente. Un esercito di single per scelta, per caso o di ritorno (vedovi e vedove) che vent’anni fa erano il 25,9%. Oggi in Italia, infatti, le famiglie sono 26 milioni e 600mila, oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Duemila. Ma questa crescita è frutto di una sorta di “atomizzazione” delle strutture familiari, determinata soprattutto, come dicevamo, dall’aumento di quelle unipersonali.
In coppia senza figli
Non solo. In questo frastagliato universo oggi le coppie con figli sono il 28,4%, quelle senza figli il 20,2%. Quasi un testa a testa. Questo vuol dire che anche quando si sceglie di vivere in due i figli non sono più una priorità. Per scelta, per sfiducia, per mancanza di sostegni, perché il mondo è in fiamme: le cause delle culle vuote sono molteplici e spesso si portano dietro qualche rimpianto. Il dato però è chiaro: la natalità decade con una velocità che nemmeno gli esperti di aspettavano. (Il numero medio di figli per donna è dell’1,14, contro l’1,18 del 2024).
I più anziani d’Europa
In compenso però siamo uno dei paesi più longevi d’Europa, con una aspettativa di vita fortunatamente sempre più alta, 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Una terza e quarta età che spesso si mantengono gagliardamente in forma, ma gravano fortemente sul costo delle pensioni e del welfare che senza l’apporto delle generazioni future rischia di soccombere. Per il peso degli over 65enni l’Italia è infatti il paese più anziano della Ue. E si allunga così anche l’ingresso nell’età pensionabile che si “allontana” con il crescere dell’aspettativa di vita.
Invecchiare bene o male
Spiega infatti Alessandro Rosina, docente di Demografia all’università Cattolica di Milano: «Tutti i paesi stanno andando verso un invecchiamento della popolazione, la differenza sarà tra invecchiare bene e invecchiare male. Noi ci stiamo mettendo nella condizione peggiore, se alla longevità non corrisponderà, anche, un miglioramento delle condizioni dei giovani e delle donne, sia italiani che immigrati».
La forza dell’immigrazione
Perché, infatti, se c’è un vento positivo in questo racconto è proprio il ruolo che oggi gioca l’immigrazione, al di là della propaganda nazionalista e xenofoba. Se al primo gennaio 2026 la popolazione residente nel nostro paese è pari a 58 milioni 943mila individui, stabile rispetto al 2024, è perché, scrive l’Istat “l’Italia rimane un paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva, riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare”. (I cittadini stranieri in Italia sono 5 milioni 560mila, in 188mila rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%).
Impariamo da Francia e Spagna
Un paese senza figli e sempre più vecchio. Un po’ come se il futuro si spegnesse. Questo è lo scenario. Rosina, però, lascia una porta aperta: “Questo non è un destino ineluttabile, siamo noi che lo stiamo rendendo tale. In paesi in crisi demografica dove i governi hanno agito con determinazione la natalità è in ripresa. Penso alla Spagna, che ha investito sui congedi anche ai padri, alla Corea del Sud, alla Francia in particolare. Se anche le nostre nascite tornassero oltre sopra le 450mila culle, potremmo guardare al futuro. Altrimenti nel 2050 avremo meno nati dei novantenni e una struttura demografica insostenibile”.