L’intervista: “La ricina è un veleno potente. Uccide anche se inalata, ma è difficile reperirla”
di Elena DusiMolto meno di una capocchia di spillo. “Per uccidere un uomo di 70 chili bastano 14 milligrammi di ricìna. E’ uno dei veleni più potenti che esistano in natura. E’ stata impiegata in laboratorio come possibile cura contro i tumori” spiega Gianni Sava, farmacologo che insegna al Campus Biomedico di Roma e dirige la rivista Sif Magazine della Società Italiana di Farmacologia. “Per ottenerla dalle ditte produttrici servono autorizzazioni speciali, bisogna dichiarare l’uso che se ne intende fare e dimostrare di avere attrezzature adeguate per una manipolazione sicura. Non è certo una sostanza facile da reperire”.
E’ ipotizzabile la produzione fai da te?
“No, è vero che si parte dai semi del ricino, ma per ottenerla bisogna effettuare passaggi chimici compless…
Molto meno di una capocchia di spillo. “Per uccidere un uomo di 70 chili bastano 14 milligrammi di ricìna. E’ uno dei veleni più potenti che esistano in natura. E’ stata impiegata in laboratorio come possibile cura contro i tumori” spiega Gianni Sava, farmacologo che insegna al Campus Biomedico di Roma e dirige la rivista Sif Magazine della Società Italiana di Farmacologia. “Per ottenerla dalle ditte produttrici servono autorizzazioni speciali, bisogna dichiarare l’uso che se ne intende fare e dimostrare di avere attrezzature adeguate per una manipolazione sicura. Non è certo una sostanza facile da reperire”.
E’ ipotizzabile la produzione fai da te?
“No, è vero che si parte dai semi del ricino, ma per ottenerla bisogna effettuare passaggi chimici complessi. E anche pericolosi. La ricina può uccidere perfino se inalata. Basta respirarci vicino”.
Come pensa che sia stata ottenuta dalla famiglia di Campobasso?
“Posso solo pensare a un furto o alla corruzione di qualcuno che l’aveva ottenuta in modo legale”.
Come agisce?
“Chimicamente è composta da due parti. Una aiuta il suo ingresso nella cellula. La seconda provoca la morte dei ribosomi, gli organelli che si occupano di assemblare proteine all’interno della cellula. Una cellula che non produce proteine muore, ma non necessariamente in modo istantaneo. I sintomi si manifestano in modo graduale, con alcuni organi colpiti prima di altri. Si inizia dall’apparato gastrointestinale, con dolori, vomito e diarrea, segni che possono far pensare ad esempio a un avvelenamento da funghi. Anche le mucose dell’apparato respiratorio soffrono nelle prime fasi. Dopo alcuni giorni tutto l’organismo viene compromesso in modo irreversibile e senza possibilità di cura”.
Non esistono antidoti?
“No. In passato sono state messe a punto alcune sostanze, ma non sono mai state autorizzate come farmaci sicuri ed efficaci. Si prova a somministrarli solo per uso compassionevole, quando non c’è alternativa. Bisogna però assumerli subito dopo la contaminazione, altrimenti non c’è speranza che abbiano effetto”.
La ricina non è stata studiata come arma biologica dagli stessi Stati Uniti durante la guerra fredda?
“Viene testata per fini bellici dalla prima guerra mondiale. Si ipotizza che Saddam Hussein l’abbia usata in Iraq negli anni ’80 e che qualche dissidente russo possa essere stato ucciso in questo modo. Si è parlato di lettere alla ricina recapitate alla Casa Bianca durante le amministrazioni di Obama e del primo Trump. Resta però un veleno assai difficile da ottenere. Non saprei dire come una famiglia normale possa esserne venuta in possesso”.
Se è un veleno così potente come può essere usata contro i tumori?
“In diversi laboratori di ricerca è stata sperimentata in associazione a degli anticorpi monoclonali capaci di riconoscere il tumore. Gli anticorpi si sarebbero legati alle cellule del cancro. La ricina avrebbe agito solo lì, uccidendole in maniera specifica e risparmiando il resto dell’organismo”.
Perché l’ipotesi della ricina è stata avanzata solo ora, tre mesi dopo la morte delle vittime?
“Va cercata in maniera specifica nei campioni biologici. E’ una sostanza molto difficile da individuare”.