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Perugia, il ragazzo si difende davanti al gip: “L’attentato a scuola? Era uno sfogo con un’amica”

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Andrea, 17 anni, è in carcere da lunedì, accusato di propaganda e istigazione all’odio razziale. Avrebbe espresso il progetto di ripetere il massacro della Columbine High school in un liceo di Pescara. “Sono entrato nel giro sbagliato quando ne avevo 12”. L’avvocato chiede la revoca degli arresti
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Andrea ha parlato per mezz’ora in video-collegamento dal carcere minorile di Firenze e ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari dell’Aquila durante l’interrogatorio di convalida. Il ragazzo di 17 anni, accusato di progettare un attentato in un liceo di Pescara, una sparatoria fotocopia a quella del 1999 nella Columbine high school di Colorado, ma anche di fare propaganda suprematista e di istigare all’odio razziale, ha dato la sua versione dei fatti. “Non progettavo un attentato a scuola, che è quello che mi viene contestato – ha detto – mi stavo solo sfogando con un’amica via chat, lei frequenta appunto l’artistico di Pescara. Ci stavamo confrontando sulle angustie scolastiche e ho scritto quelle frasi. La chat era solo tra me e lei, su Whatsapp”.

Andrea ha parlato per mezz’ora in video-collegamento dal carcere minorile di Firenze e ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari dell’Aquila durante l’interrogatorio di convalida. Il ragazzo di 17 anni, accusato di progettare un attentato in un liceo di Pescara, una sparatoria fotocopia a quella del 1999 nella Columbine high school di Colorado, ma anche di fare propaganda suprematista e di istigare all’odio razziale, ha dato la sua versione dei fatti. “Non progettavo un attentato a scuola, che è quello che mi viene contestato – ha detto – mi stavo solo sfogando con un’amica via chat, lei frequenta appunto l’artistico di Pescara. Ci stavamo confrontando sulle angustie scolastiche e ho scritto quelle frasi. La chat era solo tra me e lei, su Whatsapp”.

Le parole certo sono abbastanza eloquenti. “Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo. Però devo ancora decidere il posto dove farla prima di andarmene”, scriveva nel 2024. E, poi, “Sono libero di comprare la maglietta con Natural selection e andare a fare una sparatoria al liceo artistico Misticoni di Pescara”. Per scrivere, infine, “io quando sarò in quinta replicherò la Columbine”.

Per gli inquirenti il quadro è chiaro. Le prime due frasi sono state inviate su due chat con 22 e 29 iscritti. La terza, invece, a un solo utente. Le accuse nei confronti del diciassettenne sono molto gravi perché includono anche la diffusione di manuali per costruire un’arma micidiale e anche quelle per l’esplosivo chiamato “La madre di Satana”.

“Tutti quei contenuti – ha ricostruito invece Andrea – erano nel mio telefonino ma non li ho messi in nessun gruppo”. Poi ha spiegato come è entrato nel primo gruppo: “Avevo 12 anni. Sono stato inserito nella prima chat attraverso un altro ragazzo con cui chattavo, era un po' più grande di me. Ma non l’ho mai conosciuto di persona. Ero curioso, ero attratto, non mi sono reso conto della pericolosità di quanto stavo facendo”.

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Il gip si è riservato, la sua decisione sulla convalida dell’arresto arriverà nei prossimi giorni. L’avvocato che difende Andrea, Angelo Pettinella, dice: “Le accuse sono gravissime ma ci difenderemo. Ho chiesto la revoca degli arresti o, in alternativa, la sostituzione degli arresti in carcere con una misura cautelare meno afflittiva, cioè con gli arresti domiciliari”.

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