Venerdì Santo, la Via Crucis di papa Leone al Colosseo: “Chi avvia una guerra ne risponderà a Dio”
di Iacopo ScaramuzziLa guerra, le torture, i prigionieri politici, gli ostaggi e i cadaveri sotto le macerie, i massacri e i genocidi: sono alcuni dei temi delle meditazioni della prima Via Crucis che questa sera a partire dalle 21.15 Leone XIV presiederà al Colosseo da Papa.
Il Pontefice nato a Chicago ha deciso di portare personalmente la croce lungo le 14 stazioni della commemorazione della passione di Gesù. In Italia si potrà seguire rito, trasmesso in mondovisione, su Rai1, Tv2000, Vatican News e sul canale YouTube del Vaticano.
Leone ha affidato il testo delle meditazioni a fra Francesco Patton, frate minore francescano, Custode di Terra Santa dal 2016 al giugno scorso, con l’evidente intento di accennare sia all’attuale guerra in corso in Medio Oriente sia al messaggio di pace di San Francesco nell’anno che segna l’ottocentesimo anniversario della sua morte.
Avviare o terminare una guerra
“Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà r…
La guerra, le torture, i prigionieri politici, gli ostaggi e i cadaveri sotto le macerie, i massacri e i genocidi: sono alcuni dei temi delle meditazioni della prima Via Crucis che questa sera a partire dalle 21.15 Leone XIV presiederà al Colosseo da Papa.
Il Pontefice nato a Chicago ha deciso di portare personalmente la croce lungo le 14 stazioni della commemorazione della passione di Gesù. In Italia si potrà seguire rito, trasmesso in mondovisione, su Rai1, Tv2000, Vatican News e sul canale YouTube del Vaticano.
Leone ha affidato il testo delle meditazioni a fra Francesco Patton, frate minore francescano, Custode di Terra Santa dal 2016 al giugno scorso, con l’evidente intento di accennare sia all’attuale guerra in corso in Medio Oriente sia al messaggio di pace di San Francesco nell’anno che segna l’ottocentesimo anniversario della sua morte.
Avviare o terminare una guerra
“Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto”, si legge nella meditazione che accompagna la prima stazione: “Il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.
Madri in guerra
In ogni stazione, fra Patton attualizza la via dolorosa di Gesù con trasparenti riferimenti all’attualità in particolare delle guerre in corso in Medio Oriente a partire dal racconto della passione e dalle preghiere originali di San Francesco. Nella quarta stazione parte dalla figura di Maria che accompagna il figlio alla morte ricordando “le tante, troppe madri che ancora oggi, come te, vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi”, e ancora, le madri di figli “portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio”.
Massacri e genocidi
In quello che sembra un implicito riferimento alla strage compiuta da Hamas il 7 ottobre di due anni fa e il bombardamento israeliano di Gaza, il Custode emerito di Terra Santa chiede a Dio “lacrime” per “piangere sui disastri delle guerre”, “per piangere sui massacri e i genocidi”, “per piangere con le madri e con le mogli”, “per piangere sul cinismo dei prepotenti” e “per piangere sulla nostra indifferenza”.
Prigionieri umiliati
Rievocando, nella decima stazione, l’umiliazione di Gesù, fra Patton ricorda che “è un tentativo che si ripete continuamente anche ai nostri giorni”. Lo praticano, tra l’altro, “i regimi autoritari quando costringono i prigionieri a rimanere seminudi in una cella spoglia o in un cortile. Lo praticano i torturatori che non si limitano a strappare le vesti, ma strappano anche la pelle e le carni. Lo praticano coloro che autorizzano e utilizzano forme di perquisizione e controllo che non rispettano la dignità della persona".
Cadaveri da rispettare
In quello che sembra un evidente riferimento ai morti israeliani e palestinesi degli ultimi anni, “non dovrebbero mai esserci cadaveri non restituiti e insepolti”, scrive il francescano: “Non dovrebbero mai le madri, i parenti e gli amici dei condannati essere costretti a umiliarsi davanti all’autorità per vedersi restituire i resti martoriati di un proprio congiunto. Anche il corpo di un morto conserva la dignità della persona e non può essere vilipeso, o occultato, o distrutto, o non restituito, o sprovvisto di regolare sepoltura. Non solo il corpo della persona perbene, ma perfino il corpo di un criminale merita rispetto”.
Il ritorno degli zeloti
In un’intervista all’Osservatore Romano, fra Patton ha notato che “soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, sono cadute le ideologie secolari e chi era al potere ha cominciato a strumentalizzare le religioni per creare identità e contrapposizione. Potremmo dire”, ha proseguito il francescano, “che sono tornati di moda gli ‘zeloti’, che al tempo di Gesù giustificavano la violenza in nome di Dio. Oggi gli ‘zeloti’ li troviamo dappertutto: li troviamo nel mondo musulmano attraverso una galassia di movimenti fondamentalisti armati; li troviamo nel mondo ebraico, e sono ben rappresentati dai coloni e da coloro che li supportano politicamente a livello locale e internazionale; li troviamo anche tra i cristiani, che, ahimè, arrivano a invocare strane benedizioni che vanno nella direzione opposta da quella indicata domenica scorsa da Leone XIV, e 2000 anni fa da Gesù nel Getsemani; li troviamo perfino in versione secolare nei laicismi di Stato che censurano le espressioni religiose in modo discriminatorio e persecutorio. Quello che succede in Israele non è un’anomalia, ma una tendenza globale. In questo contesto la Chiesa ha un ruolo importantissimo da giocare, quello di riproporre alcuni capisaldi evangelici: bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare ma a Dio ciò che è di Dio. Bisogna cioè desacralizzare e secolarizzare il potere politico e al tempo stesso garantire la libertà religiosa per tutti. Bisogna togliere il terreno sotto i piedi sia al fondamentalismo religioso sia alla strumentalizzazione politica della religione”.
Crocifissi oggi
Lo stesso papa Leone ha spiegato così, all’uscita da Villa Barberini a Castel Gandolfo, martedì sera, la sua scelta di portare la croce personalmente: “Mi hanno invitato, penso che sarà un segno importante per quello che rappresenta il Papa, leader spirituale oggi nel mondo, per questa voce che tutti vogliono sentire dire che Cristo ancora soffre. Porto tutte questa sofferenza anche io nella mia preghiera”, ha proseguito Leone, “e vorrei invitare tutte le persone di buona volontà, le persone di fede, tutti i cristiani a camminare insieme con Cristo che ha sofferto per noi per darci la salvezza la vita e cercare come anche noi spossiamo essere portatori di pace”. Per il Papa, “Cristo è ancora crocifisso oggi, Cristo ancora soffre oggi negli innocenti, quelli che stanno soffrendo specialmente per la violenza, l’odio e la guerra”. E se “la festa della Pasqua dovrebbe essere il tempo più sacro di tutto l’anno, tempo di pace, come tutti sappiamo – ha detto Prevost – di nuovo nel mondo in tanti posti stiamo vedendo tanta sofferenza, tanti morti, anche bambini innocenti: continuamente facciamo appello per la pace ma purtroppo tante persone vogliono promuovere l’odio, la violenza e la guerra”.
Prono in San Pietro
Il Pontefice, che ieri ha dato avvio al Triduo pasquale celebrando la messa in coena Domini a San Giovanni in Laterano, con la lavanda dei piedi a 12 sacerdoti romani, questo pomeriggio alle 17 ha assistito a San Pietro alla commemorazione della passione del Signore, e, come tradizione, a inizio della celebrazione si è postrato sul pavimento dinanzi al crocifisso.
Il 4 aprile, sabato santo, alle ore 21 il Papa presiederà nella basilica vaticana la veglia pasquale. Domenica alle 10.15 celebrerà la messa di Pasqua e a mezzogiorno dal loggione centrale impartirà la benedizione urbi et orbi, alla città e al mondo, tradizionale occasione per fare un giro d’orizzonte sullo stato del mondo e, in particolare, le guerre in corso nei diversi continenti.