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La veglia di Pasqua del Papa: “Le guerre di oggi pietre sui sepolcri”

(afp)

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Il rito della resurrezione in San Pietro. Nel giorno di Pasqua la benedizione urbi et orbi dal loggione
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La luce si propaga gradualmente a partire dal fuoco che accende il cero pasquale nell’atrio, tanti lumini che punteggiano l’oscurità delle tre navate, poi si accendono le lampade e la basilica vaticana è invasa dalla luce mentre il diacono intona per la terza volta Lumen Christi: Cristo è risorto, porta la luce all’umanità segnata ancora oggi dalla «guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni»: papa Leone celebra la sua prima Pasqua e non rinuncia, anche durante la veglia pasquale, a riportare la Buona novella all’attualità bellica di questi giorni.

Piegata la durezza dei potenti

Non fa esempi concerti, non parla di Stati Uniti o Israele, di Iran o Libano, Gaza o Ucraina – e del resto è normale che ne parli a mezzogiorno del giorno di Pasqua alla benedizione urbi et orbi, alla città e al mondo, dal loggione di San Pietro – ma con la sua omelia indica ai cattolici l’obiettivo di tradurre il messaggio di Gesù in una testimonianza di vita capace di portare nel mondo un messag…

La luce si propaga gradualmente a partire dal fuoco che accende il cero pasquale nell’atrio, tanti lumini che punteggiano l’oscurità delle tre navate, poi si accendono le lampade e la basilica vaticana è invasa dalla luce mentre il diacono intona per la terza volta Lumen Christi: Cristo è risorto, porta la luce all’umanità segnata ancora oggi dalla «guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni»: papa Leone celebra la sua prima Pasqua e non rinuncia, anche durante la veglia pasquale, a riportare la Buona novella all’attualità bellica di questi giorni.

Piegata la durezza dei potenti

Non fa esempi concerti, non parla di Stati Uniti o Israele, di Iran o Libano, Gaza o Ucraina – e del resto è normale che ne parli a mezzogiorno del giorno di Pasqua alla benedizione urbi et orbi, alla città e al mondo, dal loggione di San Pietro – ma con la sua omelia indica ai cattolici l’obiettivo di tradurre il messaggio di Gesù in una testimonianza di vita capace di portare nel mondo un messaggio di unità e di pace. Robert Francis Prevost è partito dalle parole del diacono, che dopo l’Exsultet, (esulti il coro degli angeli), annuncia che la risurrezione «dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace». Leone XIV si è rivolto direttamente ai fedeli: «È questo, oggi, carissimi, anche il nostro messaggio al mondo, l’incontro che vogliamo testimoniare, con le parole della fede e con le opere della carità», ha proseguito citando sant’Agostino, «cantando con la vita l’Alleluia che proclamiamo con le labbra».

“Chiusura tra popoli e nazioni”

Papa Prevost ha ricordato che sono due donne, Maria di Magdala e l’altra Maria, ad annunciare che il sepolcro di Gesù è aperto: «Sorelle e fratelli», ha detto, «non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare! Tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio», ha detto ancora Leone, «le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo». Durante la veglia il Papa, come vuole la tradizione, ha battezzato dieci catecumeni provenienti da diversi continenti.

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