Padova, demolito l'ex campo di concentramento fascista dove venivano internati i civili slavi
dal nostro inviato Paolo BerizziPADOVA – Le torrette sui quattro angoli richiamano quelle di Auschwitz e di Mauthausen: sono ancora lì, le garitte per le guardie armate, a delimitare i lati del muro perimetrale alto quattro metri che racchiude l’area: 25 ettari su cui insistono sei grandi fabbricati in muratura dette “casermette” e dieci locali minori. Settantamila metri cubi in tutto. Al di là del muro c’è il polmone verde del parco Raciti. Ruspe, camion e operai sono al lavoro. La “riconversione immobiliare” è entrata nel vivo. Se in Germania demolissero un ex campo di concentramento per costruire appartamenti e altro, cadrebbe il governo: di qualunque segno politico. In Italia sta succedendo nel silenzio quasi generale. Almeno fino a poche ore fa. Siamo a Padova. Dove l’ex lager di Chiesanuova – un tempo caserma “Mario Romagnoli” (l’ “eroe di Cefalonia”) - sta per essere abbattuto per far posto a edifici che ospiteranno strutture ricettive, attività commerciali e altri spazi. In questo campo di concentramento dur…
PADOVA – Le torrette sui quattro angoli richiamano quelle di Auschwitz e di Mauthausen: sono ancora lì, le garitte per le guardie armate, a delimitare i lati del muro perimetrale alto quattro metri che racchiude l’area: 25 ettari su cui insistono sei grandi fabbricati in muratura dette “casermette” e dieci locali minori. Settantamila metri cubi in tutto. Al di là del muro c’è il polmone verde del parco Raciti. Ruspe, camion e operai sono al lavoro. La “riconversione immobiliare” è entrata nel vivo. Se in Germania demolissero un ex campo di concentramento per costruire appartamenti e altro, cadrebbe il governo: di qualunque segno politico. In Italia sta succedendo nel silenzio quasi generale. Almeno fino a poche ore fa. Siamo a Padova. Dove l’ex lager di Chiesanuova – un tempo caserma “Mario Romagnoli” (l’ “eroe di Cefalonia”) - sta per essere abbattuto per far posto a edifici che ospiteranno strutture ricettive, attività commerciali e altri spazi. In questo campo di concentramento durante la Seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, il fascismo internava i civili slavi rastrellati dal Regio esercito italiano dopo l’invasione del Regno di Jugoslavia (il 6 aprile 1941). Il campo di Chiesanuova diventò dunque la casa forzata degli “internandi della ex Jugoslavia” – soprattutto popolazione civile della Slovenia centro-meridionale: migliaia di prigionieri, internati in condizioni disumane, decine quelli che vi morirono.
Dopo la dismissione da parte del Ministero della Difesa, l’area è diventata proprietà di Invimit SGR, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce il risparmio e si occupa di valorizzazione e rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico. In linea con le prescrizioni urbanistiche votate e indicate dal Comune di Padova, si sta dunque procedendo con quello che – tecnicamente – viene chiamato “sviluppo”. Tradotto: via l’ex campo di concentramento, dentro “nuove edificazioni” e un parco. Via un luogo memoriale-storico, un luogo di sofferenza, atrocità e privazione delle libertà, e dentro il nuovo mattone. Il primo via libera alla discussa “riconversione” arrivò dall’amministrazione guidata dal sindaco leghista Massimo Bitonci (lo “sceriffo”); poi le due giunte di centrosinistra con a capo l’attuale sindaco Sergio Giordani hanno proseguito. Aperto il cantiere, insomma, si “svolta”.
La protesta di Anpi e Aned
Quattro giorni fa Repubblica ha dato conto della demolizione (in corso) dell’ex lager padovano nella rubrica “Pietre”. La vicenda è diventata un caso, e adesso le polemiche infuriano. Con un duro comunicato firmato dalla presidente Floriana Rizzetto, l’Anpi provinciale di Padova esprime “sorpresa e sconcerto per non essere stato avvisato e coinvolto nelle modifiche relative alla costruzione del SIR 2 che coinvolge la caserma Romagnoli di via Chiesanuova”. Il destinatario della tirata è ovviamente il Comune. “E’ vero che la caserma-campo di concentramento era chiusa da anni e non visitabile – prosegue la nota -. Ma operare una trasformazione così radicale, che ha, da quel che si capisce, cancellato le tracce della struttura, lascia interdetti”. Anpi circostanzia la protesta: “E’ stato anche rimosso e spostato il cippo che ricordava il passato, quando appunto c’era il campo e quando l’impegno di padre Placido Cortese (di lui diremo tra poco, ndr.) permise di alleviare le condizioni dei prigionieri”.
“Stravolgimento del luogo”
L’’associazione partigiani fa sapere di avere ricevuto numerose segnalazioni di cittadini indignati, “assolutamente motivate”, e chiede spiegazioni: “Vorremmo capire perché si è arrivati a questo punto. Già negli anni scorsi la situazione era stata fatta presente al sindaco con il deposito di una mozione sottoscritta all’unanimità dal Consiglio. Ci sono testi scritti da storici su quel luogo. E’ vero che la proprietà è dello Stato, ma era prevista una cessione perlomeno di una parte dell’area al Comune. Ora invece assistiamo allo stravolgimento del luogo e alla messa in oblio di quanto avvenuto tra l’agosto del 1942 e il settembre del 1943”. Chiosa finale: “Ormai è difficile ritornare indietro. Ma perlomeno riposizionare il cippo accanto al luogo dove si sono svolte queste vicende ci sembra il minimo. Attendiamo una cortese e rapida risposta”, scrive Floriana Rizzetto. Nella levata di scudi contro la demolizione dell’ex campo di concentramento di Padova si fa sentire anche l’ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti). “Ci facciamo interpreti delle preoccupazioni e degli auspici di quanti chiedono rassicurazioni sul fatto che non vengano cancellate le tracce di una struttura che ha visto passare al suo interno tanta storia e tante sofferenze – dice Tiziana Valpiana, ex parlamentare della Repubblica e oggi consigliera nazionale di ANED -. Una struttura usata dal fascismo come campo di internamento di prigionieri civili sloveni e croati costretti in sei grandi fabbricati in muratura e dieci locali minori. Quelle mura – è l’appello - vanno preservate e valorizzate per non dimenticare le violenze del fascismo e per non perpetuare il mito rassicurante quanto falso del ‘bravo italiano’ fascista. E’ indispensabile che almeno una parte degli spazi allora adibiti dal regime fascista a campo di internamento rimangano come Memoriale. Si deve presidiare e impedire – continua Valpiana - come già avvenuto in troppi luoghi in Italia, la cancellazione della Memoria delle vittime e dei crimini del fascismo”. Si diceva di padre Placido Cortese: è il francescano eroe della Resistenza, italiano di Cherso (in Croazia, oggi Cres) che aiutò ebrei, soldati alleati e perseguitati politici a fuggire dai nazifascisti, fornendo loro documenti falsi, cibo e vestiti. Scoperta la sua attività clandestina nel 1944 fu torturato e ucciso dalle SS a Trieste nel bunker della Gestapo. Proclamato Venerabile da papa Francesco in virtù delle sue “virtù eroiche” il 30 agosto 2021, padre Placido operò soprattutto nel campo di Chiesanuova. Nel lager sulle cui ceneri - su indicazione del Comune e di Invimit – sorgeranno appartamenti (social housing), uno studentato, esercizi commerciali e un parco. Accanto, arriverà la nuova linea del tram.
Sul caso Padova montano le polemiche. Come rispondono l’amministrazione comunale e la società del Ministero dell’economia proprietaria dell’area? “Ribadiamo l’impegno della città per mantenere tracce di memoria – dice Gianni Berno, capogruppo Pd in consiglio comunale -. Con deliberazioni votate dal consiglio comunale tra il 2022 e il 2025 il Comune si fa garante per il mantenimento di queste tracce. Il progetto prevede la realizzazione di un parco pubblico al cui interno resteranno le porzioni più significative della caserma per rispettare e conservare la memoria del luogo. Ridotta invece a un area residuale la realizzazione delle nuove edificazioni”. La giunta assicura che verrà conservato almeno un edificio del campo (sono sedici, complessivamente), il mantenimento di una porzione dei muri di cinta su via Chiesanuova e l’allestimento di un’area espositiva con foto e documenti storici e la valorizzazione della figura di padre Placido Cortese”. Sarà così? E, soprattutto, ci si può accontentare? Più formale e burocratica la replica di Invimit SGR. “Abbiamo avviato un progetto di rimessa in funzione in grado di coniugare il rendimento economico dovuto ai quotisti (4% circa) con un ritorno di valore sociale per il territorio. La missione di Invimit è ridare nuova vita ai beni pubblici in disuso attraverso capitali pazienti. Nel caso della ex caserma Romagnoli Invimit è al lavoro insieme ad altri 2 soggetti (una primaria SGR privata e una società del gruppo XDP) e di concerto con le altre istituzioni del territorio per una nuova funzione dell’immobile a alloggi da offrire a canone calmierato a lavoratori pubblici di servizi essenziali, giovani coppie, famiglie che non hanno la possibilità di rivolgersi al mercato. Rispettiamo profondamente la storia degli immobili che è chiamata a gestire”. Mentre le ruspe sono al lavoro, non resta che attendere per capire se le rassicurazioni – ammesso siano sufficienti - saranno confermate. Allo stato c’è un ex campo di concentramento fascista che sta per essere abbattuto. Dettaglio: Padova vanta l’unica università italiana ad aver ricevuto la Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.