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“Quanti misteri sul lato lontano della Luna. E’ diverso da quello vicino e non sappiamo perché”

Il mare orientale, una struttura ad anelli concentrici sul lato lontano della Luna, formatasi 3,8 miliardi di anni fa, ricostruita in falsi colori dal NASA's Scientific Visualization Studio 

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Stanotte in programma il sorvolo della missione Artemis. Intervista ad Andrea Longobardo dell’Inaf sulla storia del volto nascosto del satellite. “Lo chiamiamo oscuro, ma non lo è. E’ ricco di montagne, mentre noi vediamo soprattutto mari”
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E’ un po’ come se fosse un altro mondo. Il lato lontano della Luna resta uno dei luoghi più misteriosi dell’universo, nonostante la relativa vicinanza (380mila chilometri in media). Ha una storia geologica e una composizione chimica leggermente differenti rispetto al volto che ci è familiare. E fino a oggi solo la Cina – un grave smacco per gli americani – è riuscita a inviarvi una sonda e riportare a terra dei campioni di suolo.

“Per ora questi campioni sono stati analizzati esclusivamente in Cina ma, come avvenuto per altri campioni riportati dallo spazio, in futuro tutti i team internazionali potranno proporre le loro analisi” auspica Andrea Longobardo, planetologo e primo ricercatore dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica).

Andrea Longobardo 

Lunedì la missione Artemis II sorvolerà il lato lontano della Luna. E’ la prima volta che degli occhi umani si poseranno su quel viso nascost…

E’ un po’ come se fosse un altro mondo. Il lato lontano della Luna resta uno dei luoghi più misteriosi dell’universo, nonostante la relativa vicinanza (380mila chilometri in media). Ha una storia geologica e una composizione chimica leggermente differenti rispetto al volto che ci è familiare. E fino a oggi solo la Cina – un grave smacco per gli americani – è riuscita a inviarvi una sonda e riportare a terra dei campioni di suolo.

“Per ora questi campioni sono stati analizzati esclusivamente in Cina ma, come avvenuto per altri campioni riportati dallo spazio, in futuro tutti i team internazionali potranno proporre le loro analisi” auspica Andrea Longobardo, planetologo e primo ricercatore dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica).

Andrea Longobardo 

Lunedì la missione Artemis II sorvolerà il lato lontano della Luna. E’ la prima volta che degli occhi umani si poseranno su quel viso nascosto, dopo l’Apollo 8 nel 1968 e i giorni concitati della missione Apollo 13 del 1970: il passaggio sul retro del satellite in quel caso fu una misura d’emergenza causata dalla rottura del motore.

Durante le sei ore della traversata di Artemis II - inclusi 45 minuti al di fuori di ogni copertura radio, quindi senza comunicazioni con la Terra – i quattro astronauti si dedicheranno dunque alle foto e all’osservazione dei dettagli del suolo. Passeranno a circa 6mila chilometri di altitudine e il satellite dai loro finestrini apparirà grande come una palla da basket. “Ma sarà comunque un’occasione preziosa per scoprire aspetti nuovi” conferma Longobardo.

Lo chiamiamo il lato oscuro della Luna solo per via dei Pink Floyd o è davvero buio?

“Non è buio. Sia sul lato vicino che su quello lontano si alternano 14 giorni di luce e 14 di oscurità. La definizione più corretta è quella di lato lontano, o nascosto. Dalla Terra non lo vediamo mai perché il periodo di rivoluzione della Luna coincide con quello di rotazione. Entrambi compiono un ciclo in 28 giorni. La conseguenza è che la Luna rivolge a noi sempre lo stesso lato”.

Un'altra immagine di Lro 

Quanto conosciamo del volto nascosto?

“La Nasa nel 2009 ha lanciato una sonda che si chiama Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro). Orbita attorno alla Luna e riprende immagini anche del lato lontano. La Cina nel 2019 è riuscita a farvi atterrare la sonde Chang’e 4. Nel 2024 con la sonda Chang’e 6 ha riportato piccole quantità di polvere lunare. Artemis II non sarà la prima fonte di immagini del lato lontano, ma ha un obiettivo importante: raccogliere informazioni per costruire una base permanente sul satellite e – speriamo – anche per realizzare un radiotelescopio sul lato lontano. Al riparo dalle interferenze terrestri, potrebbe raccogliere segnali puliti dallo spazio profondo”.

La prima immagine del lato nascosto, scattata dalla sonda sovietica Luna 3 nel 1959 

L’elio 3, un elemento potenzialmente utile per la fusione nucleare, è presente anche sul lato lontano?

“Se ne trova di più rispetto al lato vicino, probabilmente perché il vento solare, cui è esposto il lato lontano, deposita elio sulla superficie lunare”.

Quali sono le differenze fra il lato vicino e quello lontano?

“Sono differenze sorprendenti. Facciamo ancora fatica a spiegarle. I mari, che sono formati da colate laviche e ci appaiono come macchie più scure, sono concentrati sul lato vicino. Su quello lontano ci sono soprattutto montagne”.

Il lato nascosto della Luna fotografato dalla sonda della Nasa Lro 

Come mai?

“Ci sono solo ipotesi. Tempo fa si pensava che sul lato lontano la crosta fosse più spessa, quindi gli impatti con i meteoriti facessero fatica a spezzarla e a causare la fuoriuscita di lava. Poi si è osservato che anche al Polo Sud, sul lato nascosto, la crosta è sottile ma i mari sono rari. Allora si è avanzata una nuova spiegazione. Sul lato vicino c’è più abbondanza di elementi radioattivi come uranio e torio. Forse il calore che generano favorisce la fusione del magma e le eruzioni”.

Ci sono eruzioni sulla Luna?

“Non più, l’ultimo evento di attività estensiva risale a 2 miliardi di anni fa, anche se potrebbero esserci stati eventi più recenti a piccola scala. Anche l’ipotesi degli elementi radioattivi non risponde fino in fondo alle nostre domande. Perché sul lato vicino ce ne sono di più? Potrebbe essere l’effetto di un impatto molto potente, ma abbiamo bisogno di ulteriori conferme”.

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