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Due anni al pensionato che investì Piffer, la madre: “I soldi del risarcimento per i sogni di Sara”

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La promessa del ciclismo, 19 anni, venne travolta mentre si stava allenando in Trentino, nel gennaio 2025. La mamma: “Per noi era già tutto chiuso. Qualsiasi pena, o cifra non può restituire ciò che abbiamo perso. I soldi che ci saranno dati li metteremo nella Fondazione nata in memoria di mia figlia”
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Sara Piffer aveva appena 19 anni, ed era una promessa del ciclismo. Venne travolta da un’auto il 24 gennaio 2025 proprio mentre si stava allenando con il fratello in una strada che collega i paesi di Mezzocorona e Mezzolombardo, in Trentino. A investirla era stato un pensionato di 72 anni, che ora ha patteggiato due anni per omicidio stradale, con pena sospesa.

La giovane trentina, promettente ciclista di Palù di Giovo, il paese di cui è originario anche Francesco Moser in valle di Cembra, dove abitava con la famiglia, aveva iniziato a gareggiare per il Velo Sport Mezzocorona. Nel 2024, con il Team Mendelspeck Ge-Man era riuscita a vincere a Corridonia, nelle Marche. Era stata vice campionessa d'Italia della Madison nel 2021. Nel 2023 era arrivata diciottesima nella cors…

Sara Piffer aveva appena 19 anni, ed era una promessa del ciclismo. Venne travolta da un’auto il 24 gennaio 2025 proprio mentre si stava allenando con il fratello in una strada che collega i paesi di Mezzocorona e Mezzolombardo, in Trentino. A investirla era stato un pensionato di 72 anni, che ora ha patteggiato due anni per omicidio stradale, con pena sospesa.

La giovane trentina, promettente ciclista di Palù di Giovo, il paese di cui è originario anche Francesco Moser in valle di Cembra, dove abitava con la famiglia, aveva iniziato a gareggiare per il Velo Sport Mezzocorona. Nel 2024, con il Team Mendelspeck Ge-Man era riuscita a vincere a Corridonia, nelle Marche. Era stata vice campionessa d'Italia della Madison nel 2021. Nel 2023 era arrivata diciottesima nella corsa in linea del Mondiale juniores di Glasgow. La nuova stagione che stava per iniziare l'avrebbe vista ancora con le insegne della Mendelspeck.

«Per noi era già tutto chiuso, abbiamo affidato il processo all’avvocato e non ci siamo mai voluti costituire parte civile. La vita di nostra figlia non ha prezzo: qualsiasi pena, o cifra non può restituire ciò che abbiamo perso. I soldi che il tribunale ha comunque stabilito ci saranno dati come risarcimento li metteremo nella Fondazione nata in memoria di mia figlia». Marianna, la mamma di Sara Piffer, commenta così la pena patteggiata dell’uomo che le ha portato via per sempre sua figlia.

Avete deciso di creare qualcosa in memoria di Sara. Come nasce la fondazione?

«Abbiamo creato la Fondazione Sara Piffer e deciso di devolvere i soldi del risarcimento, stabiliti dalla legge, a enti di beneficenza. Lo facciamo a nome di Sara, per ricordarla e per sostenere la sicurezza stradale».

Qual è il significato più profondo di questa scelta?

«Portare il nome di nostra figlia per fare del bene a chi ne ha bisogno. È il nostro modo per cercare un cambiamento culturale. Tutti hanno fretta oggi, manca il rispetto per le persone. Non si guarda oltre il proprio naso. Per questo stiamo puntando molto sui giovani, ma in generale su tutti, perché si rifletta sul valore della vita. E’ stata proprio Sara a insegnarcelo».

Il valore della vita?

«Sì. Aveva una grande voglia di vivere. Ci ha lasciato anche una lavagnetta con i suoi progetti per il futuro. Da lì nasce la nostra spinta a costruire qualcosa di positivo, nel segno dell’amore».

Ci sono già iniziative concrete legate alla fondazione?

«Sì. Un gruppo di giovani della valle ha organizzato “Alps 2 Etna”. Partiranno il prossimo 29 maggio dal paese di Sara, dalla via che le è stata intitolata, la Salita Sara Piffer e raggiungeranno l’Etna. Sono ragazzi sportivi, degli ironman. In sei giorni attraverseranno l’Italia in bicicletta e poi lo Stretto di Messina a nuoto».

Qual è l’obiettivo dell’iniziativa?

«Sensibilizzare sulla sicurezza stradale e raccogliere fondi da destinare alla Fondazione. Il tema della sicurezza è centrale. Spesso si manca di rispetto per chi va in bicicletta».

Come verranno utilizzati i fondi raccolti?

«Per la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, per lo sport ma anche per sostenere ambiti che erano importanti per Sara, come l’arte. Sara aveva anche una forte dimensione artistica e spirituale. Era molto brava a dipingere e disegnare. Ha restaurato gratuitamente la statua della Madonna Ausiliatrice del paese».

Da quel gesto è nato qualcosa di più grande?

«Sì, da lì è nata l’idea di dedicarle la via che sale al capitello. E sta prendendo forma anche un pellegrinaggio, un momento di preghiera sopra l’abitato di Palù di Giovo, dove appunto c’è la Madonna che lei ha restaurato a 16 anni gratuitamente».

Che messaggio volete trasmettere oggi?

«Sara lo aveva scritto al fratello in un biglietto: “Ricordati che la vita è un dono, è preziosa, non sprecarla”. È questo che cerchiamo di dire ai giovani e a tutti».

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