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Forza Italia, Barelli sottosegretario per liberare il posto a Costa

PAOLO BARELLI POLITICO 

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Il presidente dei deputati azzurri per la rinuncia ha posto come condizione un ruolo nel governo
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Roma – L’exit strategy per Paolo Barelli è stata messa a punto e infatti l’incontro tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, atteso da quando è stata bocciata la riforma della giustizia al referendum, sta prendendo forma. Le agende si sono incrociate, le distanze tra i due si stanno accorciando, e la data segnata sul calendario sarebbe quella di domani.

L’attuale presidente dei deputati di Forza Italia, dopo forti resistenze, sarebbe pronto a lasciare, forse già oggi, in nome di quel rinnovamento che viene evocato dalla famiglia Berlusconi. L’accordo sulla linea Roma-Milano prevede che sia Tajani a indicare il successore del suo fedelissimo e consuocero Barelli cercando comunque di accontentare le due anime azzurre. La bilancia per il segretario azzurro penderebbe per Pietro Pittalis o Andrea Orsini, ma sono considerati troppo vicini a lui. Per questo in pole c’è Enrico Costa, punto di equilibrio e figura di mediazione che piace anche alla famiglia Berlusconi. Sarebbero stati esclusi i…

Roma – L’exit strategy per Paolo Barelli è stata messa a punto e infatti l’incontro tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, atteso da quando è stata bocciata la riforma della giustizia al referendum, sta prendendo forma. Le agende si sono incrociate, le distanze tra i due si stanno accorciando, e la data segnata sul calendario sarebbe quella di domani.

L’attuale presidente dei deputati di Forza Italia, dopo forti resistenze, sarebbe pronto a lasciare, forse già oggi, in nome di quel rinnovamento che viene evocato dalla famiglia Berlusconi. L’accordo sulla linea Roma-Milano prevede che sia Tajani a indicare il successore del suo fedelissimo e consuocero Barelli cercando comunque di accontentare le due anime azzurre. La bilancia per il segretario azzurro penderebbe per Pietro Pittalis o Andrea Orsini, ma sono considerati troppo vicini a lui. Per questo in pole c’è Enrico Costa, punto di equilibrio e figura di mediazione che piace anche alla famiglia Berlusconi. Sarebbero stati esclusi invece Giorgio Mulè e Deborah Bergamini, perché troppo sbilanciati dall’altra parte.

Per Barelli, che rappresenta il partito al tavolo delle nomine, si prospetterebbe un posto da sottosegretario nell’esecutivo. Questa è la richiesta che l’attuale capogruppo, assente da giorno a Montecitorio, ha messo sul tavolo in cambio di un suo passo indietro. Le caselle vacanti nel sottogoverno sono cinque: una alla Farnesina (lasciata libera da Giorgio Silli, diventato segretario generale dell’Organizzazione internazionale italo-latino americana, Lila), che però spetterebbe a Noi moderati; una al dicastero di via Arenula dopo le dimissioni di Andrea Delmastro; una alla Cultura, al posto di Gianmarco Mazzi, approdato al ministero del Turismo; una al ministero dell’Università per sostituire Augusta Montaruli, e infine la poltrona al Mimit per il dopo Bitonci. Ed è quest’ultima casella a cui mira Barelli per occuparsi in particolare di energia. Tuttavia quel posto era in quota Lega e a loro Tajani ha chiesto una sorta di atto di generosità per uscire dall’impasse. L’occasione della nuova nomina potrebbe essere già oggi nel Consiglio dei ministri annunciato per un primo stanziamento di fondi per affrontare l’emergenza della frana di Petacciato. Non è escluso che si proceda anche alla scelta di altri sottosegretari, come Maria Chiara Fazio al ministero degli Esteri.

Risolta la questione Barelli, il faccia a faccia tra Marina Berlusconi e Tajani, alla presenza di Gianni Letta, servirà per discutere delle nomine nelle società partecipate, e anche dei congressi regionali. La famiglia dell’ex premier chiederà al segretario di condividere un cronoprogramma. Il vicepremier li aveva annunciati per aprile e maggio, per poi arrivare presto al congresso nazionale che dovrebbe incoronarlo di nuovo segretario. Ma, con ogni probabilità, dovrà rinunciare questo sprint.

Si parla infatti di congressi regionali a macchia di leopardo, anche per dilatare i tempi. Lo scontro ruota intorno alle tessere, oggi nelle mani di Tajani che dunque, secondo i suoi detrattori, continuerebbe a controllare il partito grazie a congressi celebrati in fretta e furia senza dare agli avversari la possibilità di strutturarsi. Tra gli azzurri dunque ci sarebbero dei malumori sull’opportunità di celebrarli ora. Molti, non solo la minoranza interna, vorrebbero rinviarli a un momento successivo. Come dimostra la lettera firmata da tre parlamentari campani: il senatore Francesco Silvestro, che con questa mossa si allontana dal segretario Fulvio Martusciello, e i deputati Annarita Patriarca e Pino Bicchielli. Parlano di una «fase politica complessa, in continua evoluzione» in vista delle amministrative, dunque si ritiene «opportuno e responsabile sollecitare una sospensione della stagione congressuale». È l’aria che si respira in tante regioni, tra cui la Lombardia che potrebbe essere la prossima a ribellarsi. Alla luce di queste tensioni, la proposta che arriverà sul tavolo dell’incontro sarebbe quella di celebrare i congressi regionali nell’arco di un anno e giungere al congresso nazionale dopo le elezioni Politiche. Così, solo alla luce del risultato elettorale, si avrà più contezza nella scelta del nuovo segretario.

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