Cronaca

Artemis verso la Terra dopo dieci giorni attorno alla Luna: la sfida del rientro a 2.700 gradi

Artemis verso la Terra dopo dieci giorni attorno alla Luna: la sfida del rientro a 2.700 gradi

L’atterraggio è previsto alle due di stanotte. Dall’ingresso in atmosfera a 38mila chilometri orari al tuffo nel Pacifico passeranno 8 minuti ad alta tensione. Lo scudo termico infatti dovrà proteggere gli astronauti dall’attrito con l’aria

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Stanotte attorno alle due è previsto il ritorno della navicella Orion. La missione Artemis II, organizzata dalla Nasa per compiere un sorvolo della Luna e osservare il suo lato nascosto, si chiude dopo dieci giorni di volo.

I quattro astronauti, al momento impegnati a riordinare tutti gli oggetti della navicella e a riporli in posizione sicura (non ci dovranno più essere barattoli di Nutella fluttuanti in cabina), riporteranno con sé dati scientifici e foto che hanno scattato durante il viaggio.

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Passando oltre il lato lontano dalla Luna hanno raggiunto il record di distanza dalla Terra per un essere umano: oltre 406.711 chilometri.

Otto minuti al calor bianco

Nonostante alcuni problemi tecnici durante il volo – le valvole dell’acqua potabile, del combustibile e la toilette non hanno funzionato a dovere, costringendo per la maggior parte del volo gli astronauti a urinare in sacchetti comunque studiati per questo – il ritorno sarà forse la fase più delicata della missione. Durerà otto minuti e può essere letteralmente definito un rientro al calor bianco.

Orion si inserirà infatti nell’atmosfera terrestre a una velocità superiore ai 38mila chilometri orari, 32 volte la velocità del suono. Per alcune fasi del rientro non avrà contatto con la Terra. Orion è studiata per effettuare tutte le manovre in modo autonomo. Gli astronauti prenderanno i comandi solo in caso di emergenza.

Il modulo di servizio costruito dall’Agenzia Spaziale Europea – che ospita i motori, i pannelli solari e i serbatoi di acqua e ossigeno per la navicella – si staccherà e brucerà autonomamente in atmosfera. L’attrito infatti, a quella velocità, gli farà raggiungere i 2.700 gradi, la metà circa della temperatura alla superficie del Sole.

Il tramonto della Terra dietro al lato nascosto della Luna
Il tramonto della Terra dietro al lato nascosto della Luna 

Alle stesse temperature sarà sottoposta Orion che, avendo i quattro astronauti a bordo, è studiata per resistere al calore generato dall’attrito. La navicella è stata tappezzata di piastrelle di ceramica in grado di isolare la capsula abitata: il cosiddetto scudo termico.

Durante la prima missione di prova attorno alla Luna, chiamata Artemis I e avvenuta nel 2022 senza astronauti a bordo, le piastrelle si erano deteriorate più di quanto la Nasa avesse previsto e la parte esterna di Orion era apparsa costellata di macchie scure quasi come la superficie del satellite.

La decisione di non sostituire lo scudo termico

L’opzione di rivedere totalmente lo scudo termico sarebbe stata più sicura, ma avrebbe comportato un allungamento dei tempi che la Nasa non sente di potersi permettere.

La Cina ha infatti annunciato lo sbarco dei suoi taikonauti all’equatore lunare entro il 2030. Il governo americano sta spingendo la sua agenzia spaziale affinché non arrivi seconda.

Rispetto ad Artemis I il rientro di stanotte seguirà un’angolazione diversa. Questo dovrebbe bastare, secondo la Nasa, per garantire la sicurezza della capsula e degli astronauti a bordo.

Anche il direttore della Nasa, Jared Isaacman, ha ammesso martedì scorso in un’intervista a The Free Press di non essere tranquillo a proposito dello scudo termico: “Ci penso costantemente, fino a quando non saranno al sicuro in acqua”.

Lo scudo termico di Artemis I danneggiato dopo il rientro
Lo scudo termico di Artemis I danneggiato dopo il rientro 

Durante il rientro in atmosfera l’attrito rallenterà Orion in una prima fase, portandolo fino a 560 chilometri orari a 7.300 metri d’altitudine.

A quel punto si aprirà una serie di paracadute – undici in tutto, i primi di 7 metri quadri, l’ultimo di oltre mille – che farà scendere la velocità a 27 chilometri orari. A quel punto Orion si tufferà in acqua. La rotta sarà studiata in modo di garantire un atterraggio nell’oceano Pacifico, poco al largo di San Diego in California, a una velocità non superiore ai 30 chilometri orari.

Qui una nave militare rintraccerà Orion, in grado ovviamente di galleggiare, riaprirà il portello sigillato prima del decollo, avvenuto il primo aprile, e riaccoglierà gli astronauti sulla Terra.

Il prossimo traguardo: allunaggio nel 2028

Le immagini che l’equipaggio di Orion ci riporta dal lato lontano dalla Luna verranno studiate con grande attenzione dalla Nasa. Quelle trasmesse via radio dallo spazio, pur bellissime, sono solo una piccola parte degli scatti effettuati durante le sei ore di sorvolo.

Orion, la Luna e la Terra in lontananza
Orion, la Luna e la Terra in lontananza 

Per 45 minuti la capsula ha anche perso del tutto il contatto radio con la Terra e l’astronauta Victor Glover ha descritto quei minuti di totale isolamento come “davvero piacevoli”.

Da oggi la Nasa comincerà subito a pensare al futuro. L’allunaggio è previsto per il 2028, con due missioni all’inizio e alla fine dell’anno.

La realizzazione dei lander – le navicelle cui è affidata la delicata discesa dall’orbita lunare fino alla superficie – è ancora nelle sue fasi iniziali. La decisione della Nasa di affidarla a due aziende private – SpaceX di Elon Musk e Blue Origin – per il momento non sta pagando.

I modelli preliminari di lander sono considerati troppo instabili. Non danno garanzie sufficienti che non si ribaltino in caso di atterraggio in un punto accidentato della superficie.

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