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Fondi al cinema, il ministero cambia regole: sarà valutata anche la “rilevanza istituzionale”

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, durante il question time alla Camera, Roma, 8 aprile 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI 

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Lascia un terzo membro della commissione E scoppia il caso Aldrovandi
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ROMA – Prendere le distanze a parole dalla decisione di negare i fondi pubblici al documentario su Giulio Regeni non basta per archiviare l’imbarazzo, lo sanno bene al Collegio romano. Per questo, a stretto giro, rende noto il ministero della Cultura, arriverà un «apposito decreto» per avviare una «revisione complessiva delle regole di costituzione e funzionamento» delle commissioni cinema incaricate di selezionare i progetti idonei ai contributi. La prima certezza è che verranno allargati i criteri di valutazione di cui dovranno tenere conto gli esperti. Non più solo la «qualità artistica» e l’«identità culturale». La nuova coordinata sarà la «rilevanza istituzionale». Una voce che obbligherebbe, per esempio, a non poter scartare superficialmente una pellicola su un politico o un giudice ucciso dalla criminalità organizzata. Al di là delle appartenenze politiche. Come del resto già dovrebbe essere.

ROMA – Prendere le distanze a parole dalla decisione di negare i fondi pubblici al documentario su Giulio Regeni non basta per archiviare l’imbarazzo, lo sanno bene al Collegio romano. Per questo, a stretto giro, rende noto il ministero della Cultura, arriverà un «apposito decreto» per avviare una «revisione complessiva delle regole di costituzione e funzionamento» delle commissioni cinema incaricate di selezionare i progetti idonei ai contributi. La prima certezza è che verranno allargati i criteri di valutazione di cui dovranno tenere conto gli esperti. Non più solo la «qualità artistica» e l’«identità culturale». La nuova coordinata sarà la «rilevanza istituzionale». Una voce che obbligherebbe, per esempio, a non poter scartare superficialmente una pellicola su un politico o un giudice ucciso dalla criminalità organizzata. Al di là delle appartenenze politiche. Come del resto già dovrebbe essere.

Il nuovo decreto, inevitabilmente, potrebbe avere un altro effetto: l’azzeramento dell’attuale commissione, che intanto continua a perdere pezzi. Dopo le dimissioni del critico cinematografico Paolo Mereghetti e dell’esperto Massimo Galimberti, ieri ha lasciato il comitato la direttrice e fondatrice del MedFilm Festival Ginella Vocca, l’unica dei tre che ha fatto parte della sottocommissione che ha escluso dai finanziamenti “Tutto il male del mondo”, il docufim su Giulio Regeni.

Solo una delle scelte controverse che continuano a emergere. Tra gli esclusi, c’è anche il film “Aldro vive” su Federico Aldrovandi, il 18enne morto nel 2005 a Ferrara dopo essere stato pestato da quattro agenti di polizia. «C’era una strategia di insabbiamento e si va avanti così», è il commento amaro della madre Patrizia Moretti: «Di questi temi, come l’omicidio di Federico, non si doveva parlare. È meglio che non se ne parli, che il silenzio copra tutto». Per il regista 25enne Manuel Benati, «come per Regeni, è la tematica a disturbare. Sono alla terza bocciatura. E se la prima volta – racconta – mancava solo un punto per avere accesso al finanziamento del Mic, alle ultime due il punteggio si è abbassato sempre di più. Un invito a non presentarla nemmeno più».

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