Artemis, il ritorno dalla Luna. Gli astronauti di nuovo a Terra. Superato il rientro a 2.700 gradi
di Elena DusiLa navicella Orion di ritorno dalla Luna ha completato il suo rientro. Per i quattro astronauti della missione Artemis II, partiti da Cape Canaveral il primo aprile e ammarati poco dopo le 2 di stanotte nell’oceano Pacifico, si è trattato della fase più delicata del viaggio. Ora potranno consegnare alla Nasa le centinaia di foto che hanno scattato durante il sorvolo del lato nascosto del satellite.
Il timore per lo scudo termico
L’attrito dell’atmosfera ha riscaldato Orion fino a 2.700 gradi. Nel 2022, durante la prima missione di prova senza equipaggio (Artemis I), lo scudo termico che protegge la navicella si era danneggiato più del previsto.
Rispetto ad Artemis I il rientro di stanotte ha seguito un’angolazione diversa per raggiungere meno calore. Anche il direttore della Nasa, Jared Isaacman, ave…
La navicella Orion di ritorno dalla Luna ha completato il suo rientro. Per i quattro astronauti della missione Artemis II, partiti da Cape Canaveral il primo aprile e ammarati poco dopo le 2 di stanotte nell’oceano Pacifico, si è trattato della fase più delicata del viaggio. Ora potranno consegnare alla Nasa le centinaia di foto che hanno scattato durante il sorvolo del lato nascosto del satellite.
Il timore per lo scudo termico
L’attrito dell’atmosfera ha riscaldato Orion fino a 2.700 gradi. Nel 2022, durante la prima missione di prova senza equipaggio (Artemis I), lo scudo termico che protegge la navicella si era danneggiato più del previsto.
Rispetto ad Artemis I il rientro di stanotte ha seguito un’angolazione diversa per raggiungere meno calore. Anche il direttore della Nasa, Jared Isaacman, aveva ammesso martedì scorso in un’intervista a The Free Press di non essere tranquillo a proposito dello scudo termico: “Ci penso costantemente, fino a quando non saranno al sicuro in acqua”. Il rientro si è concluso infatti con un tuffo di Orion nel Pacifico, al largo di San Diego in California. Una nave militare era lì ad aspettarla per recuperare l’equipaggio. E c’è stato anche un piccolo contrattempo.
Le fasi del rientro
Orion, che ha sorvolato il lato nascosto della Luna lunedì scorso, ha percorso da allora circa 400mila chilometri. Si è inserita nell’atmosfera terrestre a una velocità superiore a 38mila chilometri orari, 32 volte la velocità del suono.
Per sei minuti durante il rientro non ha avuto contatto con la Terra. Orion è studiata per effettuare tutte le manovre in modo autonomo. Gli astronauti avrebbero preso i comandi solo in caso di emergenza.
Come primo passo il modulo di servizio costruito dall’Agenzia Spaziale Europea – che ospita i motori, i pannelli solari e i serbatoi di acqua e ossigeno per la navicella – si è staccato da Orion, bruciando autonomamente in atmosfera.
L’attrito infatti, a quella velocità, gli ha fatto raggiungere i 2.700 gradi, la metà circa della temperatura alla superficie del Sole.
Anche Orion ha raggiunto questa temperatura, ma avendo i quattro astronauti a bordo è stata studiata per resistere al calore. La parte esterna della navicella è stata tappezzata di piastrelle di ceramica in grado di isolare la capsula abitata: il cosiddetto scudo termico. Dopo la missione del 2022 era costellato di macchie scure e di solchi: un’anomalia rispetto alle previsioni della Nasa.
Durante il rientro in atmosfera l’attrito ha rallentato Orion in una prima fase, portandolo fino a 560 chilometri orari a 7.300 metri d’altitudine.
A quel punto si è aperta una serie di paracadute – undici in tutto, i primi di 7 metri quadri, l’ultimo di oltre mille – che hanno fatto diminuire la velocità a 27 chilometri orari. Così Orion si è tuffata in acqua. La rotta del rientro è stata studiata in modo di garantire un atterraggio nell’oceano Pacifico, poco al largo di San Diego in California.
Qui una nave militare era in attesa di Orion, che è in grado ovviamente di galleggiare, per riaprire il portello sigillato prima del decollo, avvenuto il primo aprile.
Il fuoriprogramma
C’è stato poi un piccolo intoppo. I gommoni avevano il compito di accompagnare la capsula alla nave, ma non è stato possibile a causa di forti correnti che hanno reso difficile stabilizzare il veicolo. Alcuni componenti del personale medico sono entrati nella navetta per assistere l'equipaggio, mentre un gruppo di sommozzatori arrivato con i gommoni ha raggiunto la navetta tentando di sistemare il collare di stabilizzazione, una sorta di grande salvagente che serve a tenere in equilibrio la capsula.
A oltre un'ora e mezza dall'ammaraggio non c'è stata altra soluzione che far uscire i quattro astronauti dalla capsula e farli salire sui gommoni. Sempre in mare aperto, gli astronauti sono stati recuperati dagli elicotteri della Marina, che li hanno portati sulla nave dopo quasi due ore dall'ammaraggio.
Victor Glove e Christina Kock sono stati i primi ad affacciarsi dal loro elicottero e per un po’ sono rimasti seduti sul bordo del portellone. Lo stesso hanno fatto, su un altro elicottero, il comandante Reid Wiseman e Jeremy Hansen. Nel frattempo l'amministratore capo della Nasa, Jared Isaacman, è andato a salutarli. Tutti e quattro erano sorridenti e tutti sono riusciti a camminare per raggiungere l'infermeria di bordo, dove sono stati sottoposti ai controlli medici.
“Che viaggio. Stiamo bene. Quattro membri dell'equipaggio sani e salvi”, ha detto il comandante Wiseman.
I complimenti di Trump: “Prossimo passo Marte”
Anche Donald Trump – che ha fatto allestire una televisione per sé e i suoi ospiti, per assistere all’ammaraggio, mentre si trovava a un evento Maga in Virginia – si è complimentato: "Congratulazioni al grande e talentuosissimo equipaggio di Artemis II. L'intero viaggio è stato spettacolare, l'atterraggio è stato perfetto e, in qualità di presidente degli Stati Uniti, non potrei esserne più orgoglioso. Non vedo l'ora di vedervi tutti presto alla Casa Bianca. Lo rifaremo e poi, prossimo passo: Marte!".
I progetti per il futuro: l’allunaggio del 2028
Durante il volo di Artemis II ci sono stati alcuni problemi tecnici non di grande portata. Le valvole dell’acqua potabile, del combustibile e la toilette non hanno funzionato a dovere. Per la maggior parte del volo gli astronauti hanno dovuto urinare nei sacchetti: un’eventualità comunque prevista dalla Nasa in caso di guasto del bagno.
Il sorvolo della Luna però può essere considerato un successo. Passando oltre il lato lontano del satellite i quattro astronauti di Orion hanno raggiunto il record di distanza dalla Terra per un essere umano: oltre 406.711 chilometri.
Le immagini che l’equipaggio di Orion ci riporta dal lato lontano dalla Luna verranno studiate con grande attenzione dalla Nasa. Quelle trasmesse via radio dallo spazio, pur bellissime, sono solo una piccola parte degli scatti effettuati durante le sei ore di sorvolo.
Per 45 minuti la capsula ha anche perso del tutto il contatto radio con la Terra e l’astronauta Victor Glover ha descritto quei minuti di totale isolamento come “davvero piacevoli”.
Da oggi la Nasa comincerà subito a pensare al futuro. L’allunaggio è previsto per il 2028, con due missioni all’inizio e alla fine dell’anno.
La realizzazione dei lander – le navicelle cui è affidata la delicata discesa dall’orbita lunare fino alla superficie – è ancora nelle sue fasi iniziali. La decisione della Nasa di affidarla a due aziende private – SpaceX di Elon Musk e Blue Origin – per il momento non sta pagando.
I modelli preliminari di lander sono considerati troppo instabili. Non danno garanzie sufficienti che non si ribaltino in caso di atterraggio in un punto accidentato della superficie.