Molise, il parere del geologo: “Vi spiego perché la frana di Petacciato è durata solo due giorni”
di Giacomo TalignaniMa l’Italia non rischiava di rimanere paralizzata per “mesi” a causa della frana di Petacciato? E quali sono le criticità attuali dopo che sia autostrada sia la ferrovia in soli tre giorni anziché i “mesi” previsti, sono state riaperte? Ci sono rischi per chi circola in quelle aree? E ora cosa si farà per contenere l’evento franoso? Domande che nascono da una considerazione necessaria dopo le iniziali parole dei membri delle istituzioni che poche ore dopo la frana del 7 aprile in Molise avevano subito parlato di “tempi molto lunghi” per le riaperture nell’Italia divisa in due.
Il capo della protezione civile Fabio Ciciliano aveva indicato per esempio “settimane” o “addirittura mesi” necessari per il ripristino e lo stesso vicepremier Matteo Salvini, che ha …
Ma l’Italia non rischiava di rimanere paralizzata per “mesi” a causa della frana di Petacciato? E quali sono le criticità attuali dopo che sia autostrada sia la ferrovia in soli tre giorni anziché i “mesi” previsti, sono state riaperte? Ci sono rischi per chi circola in quelle aree? E ora cosa si farà per contenere l’evento franoso? Domande che nascono da una considerazione necessaria dopo le iniziali parole dei membri delle istituzioni che poche ore dopo la frana del 7 aprile in Molise avevano subito parlato di “tempi molto lunghi” per le riaperture nell’Italia divisa in due.
Il capo della protezione civile Fabio Ciciliano aveva indicato per esempio “settimane” o “addirittura mesi” necessari per il ripristino e lo stesso vicepremier Matteo Salvini, che ha visitato i luoghi del disastro naturale - lodando ora la tempestività delle riaperture - ha ricordato come inizialmente si temeva appunto un blocco di “mesi”. Perché dunque c’è stata questa differenza di tempistiche tra annunci e riaperture dell’autostrada A14 e della linea ferroviaria a sud? Abbiamo chiesto un parere a Domenico Angelone, geologo presidente dell’Ordine dei geologi del Molise ed esperto che da tempo segue la frana di Petacciato: “Mi avete anticipato - attacca al telefono - io credo davvero che qui ci sia stato un cortocircuito affrettato di informazioni sbagliate” dice.
Dovevano essere “mesi” ma in tre giorni si è riaperto. Una buona notizia, ma allora perché questa differenza di tempi?
“La domanda capita a puntino. Ieri sera come Ordine dei geologi abbiamo mandato una nota a media e istituzioni proprio per evitare che andassero in giro ancora informazioni sbagliate. Chi non conosceva la frana - e per la verità sono state le stesse istituzioni a diffondere determinate tempistiche - ha usato annunci di tempi lunghi con gravi ripercussioni sul territorio. Direi che anche loro non avevano affatto contezza della situazione: bisogna conoscere la storia di questa frana per avere un'idea di cosa è successo e cosa potrebbe accadere”.
Quale storia?
"Una storia ciclica. Petacciato si muove sempre per diversi centimetri, arriva talvolta anche a un metro, ma poi si ferma. A volte resta ferma anche per dieci anni e poi riparte di nuovo. Questa frana, che conosciamo da oltre un secolo e studiamo da decenni, ha sempre fatto così, ciclicamente. La cosa più probabile è che facesse così anche questa volta, per cui forse bisognava aspettare prima di fare certi annunci precipitosi. La frana è conosciutissima e monitoratissima qui in Molise, soprattutto dai tecnici RFI delle ferrovie dello stato che la seguono con sistemi avanzati. Evidentemente non lo è altrove: quando sono venuti qui altri geologi non sapevano nemmeno dove fosse. Il sistema di informazioni dunque non ha funzionato bene, forse perché le stesse istituzioni si sono affidate a persone che non conoscevano la storia della frana”.
Però se si parla di quattro chilometri quadrati di estensione e una profondità di 80 metri le precauzioni sono doverose.
“Certo, assolutamente, ci vogliono sempre. Ma un conto è parlare di una frana che si muove, un altro di una che si ferma. Per fortuna è stato tutto già riaperto: mi creda, se i tecnici RFI che la monitorano ogni giorno hanno dato l’ok, è perché si può circolare davvero”.
I rischi di crollo però rimangono? Anche per chi circola?
“Il rischio, residuo, rimane sempre: con questa frana ci dobbiamo convivere, come facciamo da secoli. La rete di monitoraggio è avanzata, la si conosce bene. Ora c’è la sicurezza di poter ripartire e bloccare in caso di emergenza, esattamente come è avvenuto per il treno che era partito da Termoli ed è stato fermato mentre era in cammino".
Ora la frana è ferma. Potrebbe riattivarsi all’improvviso?
“Sì, potrebbe riattivarsi ma lo stile di movimento di questa frana, legato anche ai materiali geologici, è sempre abbastanza lento. In quest’ultimo caso c’è stato uno scatto in avanti, è vero, ma poi come sempre si è fermata. Non c’è mai stata per dire, dal Novecento ad oggi, una grande colata che porta via tutto. Ovviamente, per escludere rischi, dobbiamo però continuare a monitorare e fare opere di mitigazione per allungare i tempi della sua ripartenza. È quello che possiamo fare, perché è impensabile di fermarla per sempre, vista la sua grandezza”.
Di che opere di mitigazione c’è bisogno?
“Attualmente in corso di assegnazione gara ci sono lavori per 28 milioni di euro per poter realizzare dei pozzi drenanti per togliere acqua, allungando così i tempi del ripresentarsi degli effetti franosi. Ora ovviamente servirebbero più fondi per fare più pozzi, studiati con chi conosce bene il territorio. Ma lasciatemelo dire, forse l’attenzione, gli annunci e anche certi fondi dovrebbero andare al resto del Molise…”
In che senso?
“Il problema attuale qui è che si è focalizzata l’attenzione su Petacciato, tra annunci di tempi lunghi e autostrade bloccate con la Puglia tagliata fuori, ma qui in Molise la situazione è drammatica altrove: ci sono moltissime frane importanti e paesi che sono già isolati e non hanno avuto la giusta attenzione. Da Salcito sono state evacuate 50 persone, Capracotta sta pagando il conto dello scioglimento della neve, a Frosolone le frane minacciano una azienda agricola importante con oltre 1000 capi di bestiame, ad Agnone si ha difficoltà per muoversi e raggiungere il paese. Sono tutti casi che, più di Petacciato, potrebbero vedere all’improvviso peggiorare la situazione. Per cui ok gli annunci, ok l’allarmismo su Petacciato, ma guardiamo bene anche da parte di istituzioni e media a cosa sta accadendo tutto attorno”.