In un frangente storico di guerre, e mentre Stati Uniti e Israele usano argomenti religiosi per giustificare i bombardamenti, Leone XIV, che per questa sera ha convocato una veglia di preghiera per la pace, non si stanca di sottolineare che «non si possono risolvere i conflitti tornando allo strumento della guerra». Lo sottolinea il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana.
Oggi il Papa presiede una veglia a San Pietro: mentre il mondo va a fuoco, a cosa serve pregare?
«Tante chiese, particolarmente in Italia, hanno immediatamente fatto proprio l’appello di papa Leone alla preghiera, per cui ci sono tantissime veglie ovunque. C’è la forza della preghiera, una forza spirituale che ci raccoglie, fa sua la richiesta che nasce dalla sofferenza e diventa implorazione. È una grande forma di condivisione del dolore, di vera compassione, fare proprio il grido, il dolore e l’ansia delle vittime. E poi dalla preghiera nascono scelte di sol…
In un frangente storico di guerre, e mentre Stati Uniti e Israele usano argomenti religiosi per giustificare i bombardamenti, Leone XIV, che per questa sera ha convocato una veglia di preghiera per la pace, non si stanca di sottolineare che «non si possono risolvere i conflitti tornando allo strumento della guerra». Lo sottolinea il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana.
Oggi il Papa presiede una veglia a San Pietro: mentre il mondo va a fuoco, a cosa serve pregare?
«Tante chiese, particolarmente in Italia, hanno immediatamente fatto proprio l’appello di papa Leone alla preghiera, per cui ci sono tantissime veglie ovunque. C’è la forza della preghiera, una forza spirituale che ci raccoglie, fa sua la richiesta che nasce dalla sofferenza e diventa implorazione. È una grande forma di condivisione del dolore, di vera compassione, fare proprio il grido, il dolore e l’ansia delle vittime. E poi dalla preghiera nascono scelte di solidarietà, di attenzione, di vicinanza. Non è mai dire solo ‘pensaci Tu’ ma io cercherò di farlo. La preghiera non è estranea alla realtà del mondo ma anzi aiuta a scegliere dentro il mondo i tanti modi per contrastare la violenza e la guerra».
Il Papa ha detto che Gesù, Re della pace, è «un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra»: un riferimento all’attualità?
«Certamente, penso a tutti coloro che utilizzano il nome di Dio, che è un nome di pace, per altri fini. Sono parole che nascono dalla Scrittura, dalla Parola di Dio, e dalla storia della Chiesa: in occasione della prima guerra mondiale papa Benedetto XV denunciò la ‘inutile strage’ indicando così di pregare per la pace e non per la vittoria».
Questo è il Papa anti Trump?
«Il Papa è sicuramente anti violenza, anti guerra, è contro chi pensa che si possano risolvere i conflitti tornando allo strumento della guerra. Il mondo fa esattamente il contrario, si arma e costringe ad armarsi, il Papa parla contro ogni tentazione, dei potenti come di ognuno di noi, di pensare che con la forza risolvo i miei problemi e trovo sicurezza. È esattamente il contrario».
Il Pentagono si è lamentato con il nunzio negli Usa perché il Papa ha detto che “la guerra è tornata di moda” e il diritto internazionale è violato: come risponde la Chiesa?
«La Chiesa non risponde ma continua a proporre la sapienza cristiana e umana. Paolo VI all’Onu ricordò le parole di John Kennedy: ‘L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità’. Il problema è prendere sul serio questa sapienza, ascoltarla e agire di conseguenza. Le meditazioni per la Via Crucis presieduta al Colosseo dal Papa hanno ricordato che i responsabili risponderanno davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto. Il Papa ha sottolineato che il diritto e il dialogo sono il modo in cui si risolvono i problemi. Non è ingenuità ma l’unico realismo. Altrimenti si entra in un vortice che ci porta tutto dentro una voragine. È un appello importantissimo e va preso sul serio: e invece c’è chi non ascolta, accetta che muoiano delle persone come effetti collaterali o uccide i possibili interlocutori per fare la pace, perché forse non vuole fare la pace».
A proposito di “danni collaterali”, in Libano continuano i bombardamenti israeliani…
«La distruzione che sta avvenendo, le migliaia di persone costrette a fuggire, tutto questo non trova alcuna giustificazione. Sono importanti al proposito le parole del presidente Mattarella, l’appello accorato di tutti i cristiani del Libano. La morte del povero sacerdote maronita Pierre El Raii testimonia la sofferenza di tutti, e delle comunità cristiane, che restano nella propria terra. Per questo, come ha detto il Papa a Pasqua, ‘chi ha in mano le armi le deponga, chi ha il potere di scatenare le guerre scelga la pace’».
La tregua tra Iran e Stati Uniti le sembra promettente?
«È la dimostrazione che si può parlare e che i problemi si risolvono parlando e che più lo si fa e prima lo si fa e meglio è. Ci auguriamo che quell’esercizio che ha portato alla tregua porti anche a risolvere le cause del conflitto. Il dialogo non è facile, lo so bene, ma è sempre possibile. La comunità internazionale e gli organismi sovranazionali servono per questo!».
Anche in Israele c’è chi usa la Bibbia per giustificare la guerra, in particolare i settori messianici vicini ai coloni che tormentano i villaggi palestinesi in Cisgiordania
«La Chiesa non rinuncerà al dialogo e non accetterà mai che le scelte di qualcuno possano giustificare fenomeni di antisemitismo. In questo dialogo, credo, si debba arrivare a una chiara condanna della bestemmia che è uccidere l’immagine di Dio nel fratello. È un impegno che chiama a un lavoro comune».
L’udienza del Papa a Macron può rilanciare il ruolo dell’Europa e del multilateralismo?
«Non sono in grado di dirlo, certamente credo che la preoccupazione di papa Leone aiuterà anche l’Europa a essere più coraggiosa, più conseguente alle proprie radici e più coraggiosa nell’impegno per la pace. L’origine stessa dell’Europa è il dialogo».
Nei giorni scorsi l’ambasciatore ucraino le ha consegnato un nuovo elenco di prigionieri e dispersi: a che punto siamo?
«Continuiamo, con il sostegno delle nunziature, lo sforzo umanitario che era iniziato con papa Francesco e continua con papa Leone. Quando vedo questi elenchi mi fermo sui nomi, sull’età, mi immagino le persone, i figli, le mamme, le mogli. Mi auguro che questo sforzo umanitario possa dare frutti di pace e aprire spazi per combattere il suo contrario, la guerra».