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Famiglia nel bosco, la famiglia smentisce che la storia diventerà un film

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Erano circolate indiscrezioni su un possibile prodotto televisivo basato sul libro scritto dalla madre, Catherine, “La nostra vita libera"
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Non solo un libro. Secondo indiscrezioni la storia della famiglia nel bosco potrebbe diventare un film. La sceneggiatura sarà tratta dal testo scritto dalla madre dei bambini, Catherine Birmingham, “La nostra vita libera”, in uscita dal 5 maggio, e Netflix potrebbe essere interessata ai diritti. L'agente letterario che ha contattato Catherine, che vive a Milano ma è di Boston, ha contatti con il mondo cinematografico, e potrebbe dunque aver lavorato anche in questa direzione. Ma il legale della famiglia smentisce. "I Trevallion non hanno sottoscritto alcun contratto di cessione di diritti con la piattaforma Netflix", dice l’avvocata Danila Solinas.

Famiglia nel bosco, Catherine Birmingham si commuove: "Non abbiamo mai fatto del male ai bambini"

La vicenda

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion vivevano con i loro tre figli in una casa immersa nel bosco a Palmoli, in Ab…

Non solo un libro. Secondo indiscrezioni la storia della famiglia nel bosco potrebbe diventare un film. La sceneggiatura sarà tratta dal testo scritto dalla madre dei bambini, Catherine Birmingham, “La nostra vita libera”, in uscita dal 5 maggio, e Netflix potrebbe essere interessata ai diritti. L'agente letterario che ha contattato Catherine, che vive a Milano ma è di Boston, ha contatti con il mondo cinematografico, e potrebbe dunque aver lavorato anche in questa direzione. Ma il legale della famiglia smentisce. "I Trevallion non hanno sottoscritto alcun contratto di cessione di diritti con la piattaforma Netflix", dice l’avvocata Danila Solinas.

Famiglia nel bosco, Catherine Birmingham si commuove: "Non abbiamo mai fatto del male ai bambini"

La vicenda

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion vivevano con i loro tre figli in una casa immersa nel bosco a Palmoli, in Abruzzo, lontano dai centri abitati e dai servizi essenziali. Non avevano né elettricità né acqua corrente, e avevano sostituito la scuola con l’educazione parentale.

Nel novembre 2025, in seguito a un ricovero in ospedale, il tribunale per i minorenni dell’Aquila è venuto a conoscenza della situazione e ha deciso di intervenire, ritenendo che l’ambiente in cui vivevano i bambini non era adeguato sotto il profilo igienico-sanitario, educativo e sociale. È stata quindi sospesa la responsabilità genitoriale e disposto l’allontanamento dei figli, che sono stati trasferiti in una struttura protetta insieme alla madre. Che però, successivamente, è stata allontanata. Intanto, il padre, Nathan, ha deciso di collaborare con le istituzioni italiane, riconoscendo la necessità di adeguare la propria abitazione agli standard richiesti. Una storia che non ha ancora visto la parola fine, ma che di certo ha diviso l’Italia e ha aperto un dibattito su libertà educativa, diritti dei minori e limiti dell’intervento pubblico.

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