✕

Antonio Preden (Esa): “In sala a Houston alta tensione fino allo splash poi festa a birra e barbecue”

I segreti della control room della Nasa raccontati dal capo del team di ingegneri dell’Agenzia Spaziale Europea, che ha costruito il modulo di servizio per la missione di Artemis II
3 minuti di lettura

“Solo ora comincio a rendermi conto. Nella sala controllo della Nasa a Houston abbiamo avuto giornate di lavoro da 20 ore, sempre al massimo della concentrazione. Adesso iniziano a salire a galla le emozioni di questa missione”. Antonio Preden, 55 anni, italiano e padre di tre figlie, è capo del team di ingegneria dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) che ha costruito una parte essenziale di Orion: il modulo di servizio. Aveva a bordo i motori che hanno spinto la navicella dall’orbita terrestre alla Luna, ha fornito acqua, elettricità, ossigeno e calore agli astronauti. “Ma il bagno no, quello faceva parte della capsula Orion ed era competenza della Nasa”.

Avete vissuto sempre nella sala controllo?

“L’Esa ha garantito turni di 24 ore per tutti i 9 giorni della missione. Io personalmente ho avuto giornate lunghissime. Per il poco sonno che ci siamo concessi avevamo un albergo poco distante”.

Antonio Preden (in piedi) nella sala controllo di Houston 

Il modulo di servizio si è staccato da Orion prima del rientro in atmosfera. La vostra missione è finita un po’ prima rispetto ai colleghi americani?

“Ormai eravamo uniti, volevamo assistere anche noi al rientro. I rischi legati alla temperatura e le difficoltà dello scudo termico erano noti a tutti, inclusi gli astronauti. Dopo tanti anni di lavoro assieme non potevamo certo venir via prima della fine”.

Il distacco del modulo di servizio da Orion, subito prima del rientro 

E’ stato emozionante?

“Lo splashdown, l’ammaraggio di Orion nel Pacifico, ha liberato tutte le tensioni. Abbiamo esultato e applaudito, poi ci siamo trasferiti nel parco dietro alla sala di controllo e abbiamo improvvisato un barbecue innaffiato da birra”.

Prima dell’ammaraggio ci sono stati sei minuti in cui Orion, come da programma, non è stata in contatto radio con la Nasa. C’era tensione?

“Erano i momenti in cui Orion ha raggiunto temperature molto alte e ha corso i rischi maggiori. Eppure la sala controllo era tranquilla. Un responsabile Nasa spiegava a tutti cosa stava succedendo, istante per istante. Poi la voce degli astronauti è tornata. Lì abbiamo capito che ce l’avrebbero fatta. Ma è stata una sensazione naturale, come se nessuno ne avesse mai dubitato”.

Orion e il modulo di servizio poco prima del lancio 

Qual è stato il momento più emozionante?

“Per noi europei quando il comandante Reid Wiseman dallo spazio ha ringraziato l’Esa. Ha detto: un grazie speciale al veicolo che ci ha dato energia, ci ha spinto dalla Terra alla Luna e ritorno con precisione estrema. Lì noi dell’Esa abbiamo avuto uno scoppio di gioia. Abbiamo iniziato a gridare e i colleghi della Nasa si sono avvicinati per congratularsi e abbracciarci. E’ stato un momento che ci ha ripagato di anni di lavoro intensissimo”.

Reid Wiseman e Jeremy Hansen appena ripescati dal mare 

Avete stretto amicizia con gli astronauti?

“Sì, sono anni che lavoriamo insieme. Sono assai più che collaboratori. Artemis, a differenza di Apollo, aveva una copertura video dalla capsula sempre attiva. Era spenta solo nei momenti in cui l’equipaggio riposava. Ho visto i quattro astronauti sempre attivi, sorridenti, mai stanchi o annoiati. Sono quattro persone stupende. Sabato sera li accoglieremo a Houston per una parata e una festa con il personale della Nasa”.

Avete avuto problemi tecnici?

“Una valvola dell’acqua potabile non ha funzionato bene, ma Orion ha quattro serbatoi, non ci sono state conseguenze. Idem per una valvola dell’elio che pressurizza l’ossigeno dei motori. Viene usato come comburente, perché nello spazio questo gas è assente. Ma avevano un altro ramo di alimentazione. Per queste missioni si prevede sempre una soluzione alternativa, così non ci sono state ripercussioni. Nei primi giorni gli astronauti hanno sentito un po’ di freddo e hanno tenuto le felpe, poi la Nasa è riuscita ad aggiustare la velocità della ventola e i parametri dell’impianto di condizionamento da terra. Da allora li abbiamo sempre visti in maniche corte”.

Il bagno invece?

“Due valvole collegano il bagno con l’esterno. Una appartiene al gabinetto vero e proprio e per buona parte della missione non ha funzionato. Gli astronauti hanno raccolto i loro escrementi nei sacchetti, come avveniva sull’Apollo. L’altra valvola invece permette l’espulsione manuale ed è rimasta sempre efficiente. Gli astronauti avrebbero potuto disperdere nello spazio il contenuto liquido dei sacchetti, ma si tratta di un’operazione lunga, alla fine hanno deciso quasi sempre di immagazzinare il tutto e riportarlo a terra”.

Artemis II, gli astronauti escono dalla capsula: il recupero con i gommoni

Il modulo di servizio si è staccato da Orion prima del rientro in atmosfera ed è bruciato con il calore dell’attrito. Vi ha rattristato?

“E’ vero che del nostro lavoro non è rimasto niente, ma non l’abbiamo vissuta come una perdita. La missione è stata un successo. Ora ci aspetta un periodo di analisi dei dati che abbiamo raccolto nello spazio e a bordo. Ci serviranno per le missioni future. Solo dopo potremo andare un po’ in vacanza”.

Leggi i commenti