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Crans, il sindaco 12 ore dai pm: “Tradito dai miei funzionari, non sapevo dei controlli saltati”

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Interrogatorio fiume per Fèraud, che accusa i vertici cantonali: “La sorveglianza spetta a loro, ho scoperto le omissioni solo il 2 gennaio
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SION – Giura di aver scoperto le falle nella sicurezza solo dopo la strage e si commuove fino alle lacrime ricordando gli attimi drammatici del rogo, «appreso al telefono mentre festeggiavo San Silvestro a Londra». Nega di conoscere i coniugi Moretti, denuncia minacce di morte anche contro i propri famigliari, smentisce le dichiarazioni dei suoi funzionari e scarica le responsabilità sui dipendenti comunali, oltre che sulle autorità del Canton Vallese. A 103 giorni dalla tragedia di Capodanno nel discobar Le Constellation, che ha causato 41 morti e 115 feriti, il sindaco di Crans-Montana risponde per la prima volta alle domande dei pubblici ministeri della procura di Sion e ripete di «aver scoperto solo il 2 gennaio le omissioni» degli obbligatori controlli annuali su sicurezza e antincendio dentro i locali pubblici. «Uno shock — attacca — scoprire di essere stato tradito da persone di fiducia. Ero convinto che tutto funzionasse bene: mai un rilievo, nemmeno sulle relazioni inviate ai…

SION – Giura di aver scoperto le falle nella sicurezza solo dopo la strage e si commuove fino alle lacrime ricordando gli attimi drammatici del rogo, «appreso al telefono mentre festeggiavo San Silvestro a Londra». Nega di conoscere i coniugi Moretti, denuncia minacce di morte anche contro i propri famigliari, smentisce le dichiarazioni dei suoi funzionari e scarica le responsabilità sui dipendenti comunali, oltre che sulle autorità del Canton Vallese. A 103 giorni dalla tragedia di Capodanno nel discobar Le Constellation, che ha causato 41 morti e 115 feriti, il sindaco di Crans-Montana risponde per la prima volta alle domande dei pubblici ministeri della procura di Sion e ripete di «aver scoperto solo il 2 gennaio le omissioni» degli obbligatori controlli annuali su sicurezza e antincendio dentro i locali pubblici. «Uno shock — attacca — scoprire di essere stato tradito da persone di fiducia. Ero convinto che tutto funzionasse bene: mai un rilievo, nemmeno sulle relazioni inviate ai responsabili cantonali».

Nicolas Fèraud entra nell’aula delle udienze del Campus Energypolis poco dopo le 8.30 ed esce oltre dodici ore dopo da un ingresso laterale. Sfugge alle telecamere e per l’intera giornata siede invisibile davanti ai magistrati e a una settantina di avvocati. Ad attenderlo anche una sorpresa: il sequestro del cellulare, dopo quasi tre mesi e mezzo dall’incendio che ha coinvolto anche venti italiani: sei le vittime, quattordici i feriti, quasi tutti giovanissimi. È la prima volta che davanti ai magistrati svizzeri compare un esponente politico, che appartiene allo stesso partito della procuratrice generale Beatrice Pilloud. L’interrogatorio-fiume, condotto dall’aggiunta Catherine Seppey, registra un salto di qualità, fino a toccare il livello delle stesse istituzioni confederali. Gli attuali nove indagati, a partire da Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation, sono accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi. Nei giorni successivi alla strage Fèraud ha ammesso che le verifiche, nel locale andato a fuoco a causa delle bottiglie pirotecniche che hanno appiccato le fiamme al soffitto rivestito con schiuma fonoassorbente non ignifuga, «non sono state effettuate tra il 2020 e la fine del 2025». Davanti ai magistrati nega però di esserne stato informato: scarica le responsabilità sui «ritardi innescati nel 2017 dalla fusione tra Comuni» e sulla costituzione di una «commissione intercomunale antincendio voluta dal parlamento cantonale», a suo dire «prima responsabile della sorveglianza sui controlli». «Punta il dito verso i funzionari pubblici di Crans-Montana — spiega l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, presente in aula — ma in particolare verso l’alto, fino ai politici del cantone. Presto l’inchiesta può allargarsi».

Altra sorpresa: ad assistere all’interrogatorio di Féraud, che finora ha rifiutato di dimettersi, non si presentano i coniugi Moretti: in aula invece i loro legali, Nicola Meier e Yael Hayat. Assenza obbligata: lo scorso 7 aprile Jacques Moretti ha inviato un certificato medico per rinviare la propria audizione, adducendo «prostrazione psicologica, insonnia e una perdita di peso di dieci chili». Contestato il rinvio “sine die” concesso dalla procura, definito «una vergogna indegna» dai famigliari delle vittime. Lo stesso giorno Moretti è stato però filmato sul tetto del suo ristorante Le Vieux Chalet a Lens. In apparente buona salute e a piede libero dopo il pagamento di una cauzione da 200 mila franchi, era intento a sostituire la canna fumaria del locale, prossimo alla riapertura. Alcuni avvocati delle vittime, tra cui Alfredo Zampogna, contestano la mancanza di un legittimo impedimento, chiedendo alla procura di «riconvocare al più presto» Jacques Moretti.

Nell’attesa, Fèraud non risponde alla lunga serie di “perché”, posti anche dall’opinione pubblica internazionale. I legali di parte civile e degli stessi Moretti lo descrivono «collaborativo, ma evasivo e contraddittorio rispetto a funzionari e testimoni». Al primo cittadino del resort turistico, fino a tarda sera, viene così chiesto invano di districare il groviglio di co-responsabilità sfociate nei mancati controlli che hanno posto le condizioni per la strage. A innescare il labirinto delle omissioni anche l’esito negativo di un audit comunale interno del 2023. Lanciava l’allarme sull’efficienza delle verifiche di sicurezza: considerato “infantile” dai politici, decisi a non irritare gli imprenditori turistici della località sciistica, è stato ignorato.

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