Madre e figlia avvelenate: confermata ricina in entrambe, nessuna traccia sul padre
dalla nostra inviata Alessandra ZinitiPIETRACATELLA (CAMPOBASSO) – Le ipotesi delle scorse settimane avrebbero trovato conferma. Gianni Di Vita non avrebbe mai ingerito ricina, il potentissimo veleno che invece avrebbe ucciso sua moglie Antonella Di Ielsi e la sua figlia minore Sara a Pietracatella (Campobasso). Non c'è ancora l'ufficialità del deposito dell'autopsia – che peraltro slitterà a maggio, visto che il report sugli esami tossicologici arriverà solo la prossima settimana – ma indiscrezioni da fonti qualificate rivelano che dagli ulteriori accertamenti svolti al centro antiveleni Maugeri di Pavia sul campione di sangue del padre, conservato all'ospedale Spallanzani di Roma dopo il suo ricovero squisitamente cautelativo, non sarebbe emersa alcuna presenza di ricina.
La pista dell’avvelenamento volontario
E, al contrario, l'esame ripetuto sul sangue delle due donne avrebbe invece confermato quella "non negatività" al veleno che quindici giorni fa aveva fatto fare il salto di qualità all'inchiesta. Prende sempre più…
PIETRACATELLA (CAMPOBASSO) – Le ipotesi delle scorse settimane avrebbero trovato conferma. Gianni Di Vita non avrebbe mai ingerito ricina, il potentissimo veleno che invece avrebbe ucciso sua moglie Antonella Di Ielsi e la sua figlia minore Sara a Pietracatella (Campobasso). Non c'è ancora l'ufficialità del deposito dell'autopsia – che peraltro slitterà a maggio, visto che il report sugli esami tossicologici arriverà solo la prossima settimana – ma indiscrezioni da fonti qualificate rivelano che dagli ulteriori accertamenti svolti al centro antiveleni Maugeri di Pavia sul campione di sangue del padre, conservato all'ospedale Spallanzani di Roma dopo il suo ricovero squisitamente cautelativo, non sarebbe emersa alcuna presenza di ricina.
La pista dell’avvelenamento volontario
E, al contrario, l'esame ripetuto sul sangue delle due donne avrebbe invece confermato quella "non negatività" al veleno che quindici giorni fa aveva fatto fare il salto di qualità all'inchiesta. Prende sempre più corpo, dunque, la pista dell'avvelenamento volontario e gli investigatori della squadra mobile intensificano il ritmo degli interrogatori per stringere il cerchio attorno ai possibili sospettati: il padre ma anche la cugina Laura, la donna che ospita Gianni Di Vita e sua figlia, entrambi interrogati per ore la scorsa settimana e che verranno riconvocati per un nuovo interrogatorio.
La posizione di Di Vita si complica
L'esito degli accertamenti di Pavia complica la posizione di Gianni Di Vita che, presente alla cena incriminata (quella del 23 dicembre), non avrebbe assunto il cibo o la bevanda avvelenata ma che poi dopo la morte di moglie e figlia ha riferito ai medici dell'ospedale di Campobasso di aver avuto anche lui sintomi gastrointestinali. Ma dovuti a cosa visto che adesso gli esami avrebbero accertato che non ha assunto ricina? Ma la pista familiare non è la sola battuta dagli investigatori che, per altro, hanno dubbi anche sulla possibile presenza a casa Di Vita il 23 dicembre della cugina Laura anche se sia Di Vita sia la donna hanno sempre detto di no. Nella ultime ore il numero degli interrogati in questura è salito ad una quarantina.
Nuovi sospettati
Convocate anche persone che avrebbero avuto rapporti di lavoro con Di Vita e la moglie, consulente del lavoro nello stesso studio del marito. Secondo indiscrezioni, ci sarebbero nuovi sospettati la cui posizione è al vaglio degli investigatori. Per l'ufficialità delle cause della morte delle due donne bisognerà comunque attendere la fine del mese. Per il 29 aprile, la medico legale Pia De Luca ha fissato a Bari l'esame dei vetrini istologico sui tessuti delle due vittime a cui parteciperanno i consulenti di tutte le parti, compresi quelli dei medici dell'ospedale di Campobasso che risultano ancora indagati per una eventuale colpa medica. Giovedì a Roma, il nuovo legale del padre, l'avvocato Vittorino Facciolla, nominerà un tossicologo di fiducia.