Famiglia del bosco, l’ultima relazione: “Bimbi nutriti con zuccheri e cibi industriali”
ROMA – La nuova relazione dello psichiatra consulente per la famiglia nel bosco, Tonino Cantelmi, e della collega psicologa Martina Aiello dice che ai tre bambini, i figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in cinque mesi di struttura protetta sono state forzate tutte le abitudini alimentari e sociali e, oggi, i bambini mangiano cibi industriaIi e zuccheri processati. Prima, quando vivevano con padre e madre nel bosco di Palmoli, i tre piccoli seguivano una dieta a base di verdura, porridge, legumi, frutta e frutta secca (niente carne né latticini).
L’atto di 9 pagine, depositato lunedì scorso al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sostiene che i bambini si stanno abituando a guardare la tv la sera, cosa impensabile nella vita precedente, con la sua offerta di “film e videoclip violenti”. E, ancora, che erano cresciuti vivendo all’aria aperta e ora, invece, perlopiù si adattano a luoghi chiusi e rumorosi,
La relazione sottolinea che la “mancata socializzazione” che li …
ROMA – La nuova relazione dello psichiatra consulente per la famiglia nel bosco, Tonino Cantelmi, e della collega psicologa Martina Aiello dice che ai tre bambini, i figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, in cinque mesi di struttura protetta sono state forzate tutte le abitudini alimentari e sociali e, oggi, i bambini mangiano cibi industriaIi e zuccheri processati. Prima, quando vivevano con padre e madre nel bosco di Palmoli, i tre piccoli seguivano una dieta a base di verdura, porridge, legumi, frutta e frutta secca (niente carne né latticini).
L’atto di 9 pagine, depositato lunedì scorso al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sostiene che i bambini si stanno abituando a guardare la tv la sera, cosa impensabile nella vita precedente, con la sua offerta di “film e videoclip violenti”. E, ancora, che erano cresciuti vivendo all’aria aperta e ora, invece, perlopiù si adattano a luoghi chiusi e rumorosi,
La relazione sottolinea che la “mancata socializzazione” che li ha portati nella struttura protetta di Vasto, sottratti a padre e madre, non si sta risolvendo: gli atri minori ospiti sono tutti adolescenti, eccetto un coetaneo e una neonata, a fronte dell’età dei piccoli Trevallion-Birmingham, che è di 9 anni per la più grande e di 7 per i due gemelli, maschio e femmina. Questa differenza di età non consente esperienze di condivisione ai tre.
Spesso, nella fase di crisi, per esempio quando si chiudono le videochiamate con la madre Catherine, accade che i bimbi cerchino zuccheri e cibo confezionato perché stressati e “bisognosi di una ricompensa emotiva”. I nuovi alimenti “vengono attualmente ricercati in modo marcato e talora compulsivo”.
Prima, in famiglia, c’era solo il sabato trascorso per poche ore di fronte a uno schermo, con la visione di documentari naturalistici sul tablet, "capaci di stimolare curiosità e concentrazione”. Le novità conosciute nella struttura, sostiene l’atto, “hanno guastato il loro sonno, oggi disturbato e agitato”. Un passaggio del test esemplifica: “I ritmi sonno-veglia, precedentemente regolari, stabili e adeguati alle necessità evolutive dei minori, risultano attualmente compromessi in modo significativo”. La tv avrebbe prodotto una nuova difficoltà “nella fase di addormentamento”.
il documento tecnico ha voluto valutare “gli effetti derivanti dall'inserimento dei minori in casa-famiglia, sulla base di quanto osservato dal padre, la madre, la zia Rachael e la nonna Pauline, oggi ancora in Italia. Secondo Cantelmi e Aiello, il profilo alimentare, educativo, ludico-ricreativo e organizzativo era frutto di “una gestione genitoriale attenta, coerente e virtuosa, profondamente orientata ai bisogni evolutivi, affettivi e salutistici dei minori”.
"Una relazione disfunzionale con il cibo”
Si legge: “L'improvvisa sostituzione di tale regime con modalità standardizzate e non personalizzate ha determinato un evidente disorientamento, interrompendo punti di riferimento alimentari profondamente interiorizzati”. Sta emergendo, per esempio, “una relazione disfunzionale con il cibo”.
I risvegli notturni dei bambini sono frequenti e angoscianti, “con ripercussioni evidenti sul piano dell'umore, della regolazione emotiva e del comportamento diurno”.
Con l’ingresso nella casa accoglienza, avvenuto il 20 novembre 2025, centoquarantasei giorni fa, è cambiato anche il metodo educativo degli adulti che si rapportano con i tre bimbi di cittadinanza australiana. All'interno del contesto familiare, “i genitori applicavano uno stile educativo improntato alla spiegazione, ossia basato sul dialogo, sulla comprensione e sulla costruzione del significato”. I genitori non si limitavano a indicare cosa fosse giusto o sbagliato, “ma spiegavano le ragioni delle regole, aiutando i minori ad interiorizzarle”. In casa Trevallion-Birmingham, “l'errore è considerato un'occasione di apprendimento e viene affrontato attraverso il confronto e la riflessione”.
Oggi lo stile educativo è stato sostituito, all'interno della struttura, “da quello basato su rinforzo e punizione, e ha determinato nei minori un grave disorientamento, confusione e incertezza nelle proprie capacità di comprensione e di giudizio”.
Tra gli elementi che consentivano ai piccoli di crescere in modo equilibrato, c’erano la collaborazione domestica, la cura degli spazi esterni e degli animali. Oggi sostituti, sostengono i familiari, “da un’esposizione frequente e prolungata a contenuti audiovisivi”.
"I piccoli a disagio con la madre”
I contraccolpi psicologici sono forti, sostiene la relazione tecnica: “Tutti questi elementi configurano un quadro di disregolazione psicofisiologica, “con ripercussioni dirette sull'umore, sulla capacità di attenzione, sulla tolleranza alla frustrazione e sul comportamento diurno”. In età evolutiva, la persistenza di queste condizioni rappresenta “un fattore di rischio per lo sviluppo di sintomi ansiosi depressivi, somatizzazioni”.
Si presenta, adesso, una ripercussione anche nel rapporto figli-genitori. I riferimenti conosciuti come sani e affidabili “vengono improvvisamente sostituiti da modelli divergenti, senza gradualità, né mediazione simbolica”. Lo sradicamento affettivo fa invalidare “ciò che appartiene alla propria origine familiare”. Le manifestazioni di disagio e le reazioni emotive intense, osservate durante i contatti con la madre, “si collocano coerentemente all'interno di questo quadro di frattura del senso di appartenenza familiare”. Nel giorno del suo quarantaseiesimo compleanno, Catherine ha detto che oggi la vera domanda è se i tre bambini “vogliono ancora stare con i propri genitori”.
I due consulenti di parte scrivono, infine: “La funzione di una struttura di accoglienza per minori non è quella di interrompere o indebolire la rete familiare di origine, bensì - in una prospettiva di tutela del superiore interesse del minore - quella di sostenere e preservare i legami affettivi significativi”. Si ribadisce che i tre figli “devono essere restituiti alla famiglia” per evitare la stabilizzazione de disagio.
Venerdì prossimo, alla casa accoglienza, sarà realizzata la perizia psichiatrica sui tre bambini, sospesa dopo l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa protetta lo scorso 6 marzo.