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Lo storico Menozzi: “Il Papa oltre la categoria di ‘guerra giusta’, Vance fa propaganda elettorale”

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Il vice di Trump ha suggerito al Pontefice di “stare attento” quando parla di teologia, per il professore la formulazione del Catechismo rende “praticamente impossibile” l’applicazione del concetto elaborato dalla Chiesa nei secoli passati alle odierne forme della guerra
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La categoria di “guerra giusta” ha subito “una profonda evoluzione nel corso del tempo” nel magistero dei Papi ed è “ormai inadeguata ai tempi”. Lo spiega Daniele Menozzi, storico del cristianesimo, professore emerito della Scuola Normale Superiore, secondo il quale le critiche del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance a Leone XIV su questo tema nascondono un “tentativo propagandistico di manipolazione del concetto a fini elettorali”.

Il vicepresidente degli Stati Uniti ha suggerito al Papa agostiniano di "stare attento" quando parla di teologia perché la Chiesa cattolica, a suo avviso, difende il concetto di "guerra giusta": ha ragione?

“Non c'è alcun dubbio che la categoria di ‘guerra giusta’ è presente nel vigente Catechismo della chiesa cattolica, ma occorre subito aggiungere la precisazione che ha subito una profonda evoluzione nel corso del tempo. La sua articolazione nell'attuale Catechismo è frutto di un millenario processo evolutivo, che, a dire di alcuni teologi, ne ha…

La categoria di “guerra giusta” ha subito “una profonda evoluzione nel corso del tempo” nel magistero dei Papi ed è “ormai inadeguata ai tempi”. Lo spiega Daniele Menozzi, storico del cristianesimo, professore emerito della Scuola Normale Superiore, secondo il quale le critiche del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance a Leone XIV su questo tema nascondono un “tentativo propagandistico di manipolazione del concetto a fini elettorali”.

Il vicepresidente degli Stati Uniti ha suggerito al Papa agostiniano di "stare attento" quando parla di teologia perché la Chiesa cattolica, a suo avviso, difende il concetto di "guerra giusta": ha ragione?

“Non c'è alcun dubbio che la categoria di ‘guerra giusta’ è presente nel vigente Catechismo della chiesa cattolica, ma occorre subito aggiungere la precisazione che ha subito una profonda evoluzione nel corso del tempo. La sua articolazione nell'attuale Catechismo è frutto di un millenario processo evolutivo, che, a dire di alcuni teologi, ne ha determinato una formulazione che ne rende praticamente impossibile la concreta applicazione alle odierne forme della guerra. Il modo in cui affronta la questione il vice-presidente americano potrebbe far pensare all'imparaticcio del neo-convertito in ordine ai fondamenti del cattolicesimo, ma, trattandosi di un politico che mira a succedere all'attuale presidente, temo occorra pensare invece ad un consapevole tentativo propagandistico di manipolazione del concetto a fini elettorali”.

Come è evoluta nel corso del tempo questa dottrina e a che punto è arrivato il magistero?

“La dottrina della guerra giusta emerge nel post-concilio con una connotazione che mira a differenziarla dalla guerra santa: non si può mai ricorrere a Dio per dare una giustificazione religiosa all'esercizio della violenza bellica; ma esistono circostanze in cui, per il bene di una comunità politica, il suo governo ha il dovere morale di aprire le ostilità. Il Catechismo, pubblicato nel 1997, prevede in realtà una sola circostanza: la legittima difesa dello Stato, dopo che è fallito ogni tentativo di risolvere pacificamente il contrasto. Per l'inizio delle ostilità il Catechismo pone tuttavia tutta una serie di condizioni, assai difficili da adempiere. In ogni caso tra queste condizioni vi è quella che mai si può giungere alla distruzione di città o regioni e che, qualora fossero dati ordini contrari al diritto umanitario, cioè all'uccisione di civili o alla distruzione di istituzioni sanitarie, educative, assistenziali, religiose, eccetera è lecito al soldato credente rifiutarsi di obbedire. Non è un caso che Leone sia intervenuto dopo che il presidente americano ha minacciato di distruggere una civiltà e ridurla all'età della pietra”.

Nel corso di quasi un anno di pontificato, Leone XIV cosa ha detto su questo tema e come ha contribuito a questo magistero?

“Leone non ha trattato in maniera specifica della guerra giusta, ma fin dall'inizio del suo pontificato ne ha, indirettamente, riproposto l'applicazione (ad esempio in ordine all'aggressione russa all'Ucraina). Ha però precisato che una tale continuità doveva essere accompagnata da uno sforzo per l'educazione dei fedeli alla non violenza come mezzo alternativo alle armi per risolvere anche le contese tra i popoli. Il suo insegnamento ha insomma mirato ad un'azione pedagogica che, nel tempo, consentisse di superare una categoria, per ora inevitabile, ma ormai incapace di orientare i fedeli secondo le indicazioni del messaggio evangelico. Inoltre ha sviluppato la tradizionale sollecitazione ai fedeli a pregare per la pace in contesti bellici: la preghiera non è solo spazio per accogliere nell'intimo della coscienza il dono della pace mentre fuori infuria la guerra; è invece la via con cui alimentare l'impegno concreto dei credenti affinché diventino nel mondo ‘operatori di pace’ come richiesto dal Vangelo”.

C'è continuità o rottura su questo tema tra Francesco e Leone?

“Francesco aveva chiesto un'approfondita revisione della dottrina della ‘guerra giusta’ proprio perché ormai inadeguata ai tempi e aveva sollecitato ad elaborare tecniche nonviolente per realizzare anche quella legittima difesa che rappresentava l'unica fattispecie in grado di dare giustificazione morale (non religiosa!) ad una guerra. Leone si muove all'interno di questa prospettiva di fondo, individuando alcuni strumenti operativi con cui realizzarla: come il capillare impegno delle strutture ecclesiastiche nella pedagogia della non violenza e la risemantizzazione del ruolo della preghiera per la pace davanti alle guerre. Francesco aveva affidato al suo successore un'enciclica sulla nonviolenza evangelica Probabilmente Leone non l'emanerà, ma sta preparando le condizioni perché possa uscire”.

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