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Pescara, il suprematista di 17 anni esce dal carcere e va in una comunità

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Il tribunale del Riesame dell'Aquila ha revocato la misura della custodia cautelare in carcere sostituendola con quella del collocamento in una comunità educativa
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Va in comunità il ragazzo di 17 anni, originario di Pescara, arrestato a fine marzo con l'accusa di progettare una strage in una scuola della sua città, di istigare all'odio razziale e alle idee suprematiste e neonaziste.

Il tribunale del Riesame dell'Aquila ha revocato la misura della custodia cautelare in carcere sostituendola con quella del collocamento in una comunità educativa. Il diciassettenne era stato arrestato il 30 marzo nella casa in provincia di Perugia dove abita con la madre da un anno. Lo studente, iscritto a un liceo dove seguiva il corso di Scienze Umane, faceva parte di diverse chat suprematiste.

Va in comunità il ragazzo di 17 anni, originario di Pescara, arrestato a fine marzo con l'accusa di progettare una strage in una scuola della sua città, di istigare all'odio razziale e alle idee suprematiste e neonaziste.

Il tribunale del Riesame dell'Aquila ha revocato la misura della custodia cautelare in carcere sostituendola con quella del collocamento in una comunità educativa. Il diciassettenne era stato arrestato il 30 marzo nella casa in provincia di Perugia dove abita con la madre da un anno. Lo studente, iscritto a un liceo dove seguiva il corso di Scienze Umane, faceva parte di diverse chat suprematiste.

La vicenda

Nel suo cellulare sono state trovate informazioni per reperire armi, utili anche alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza nota per l'estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la '"madre di Satana”.

Il giovane ha sempre respinto l'accusa di essere un terrorista in erba e ha detto davanti al giudice, durante la convalida dell'arresto: "Volevo uscire da quelle chat ma ero minacciato. Avevo paura che mi facessero del male". Tra le frasi, scambiate in chat, che hanno fatto scattare l'allerta, ce ne sono soprattutto due. "Io quando sarò in quinta replicherò la Columbine". È uno dei tantissimi messaggi che il diciassettenne arrestato scriveva in una chat WhatsApp nel 2024 - quando aveva 15 anni - ed emersi dall'ordinanza con cui il gip aveva disposto il carcere per il ragazzo. Sempre su WhatsApp scriveva: "Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo però devo ancora decidere il posto dove fare la sparatoria prima di andarmene".

Ma lo studente ha poi ricostruito davanti al giudice: "Era uno sfogo con una mia amica che frequenta appunto l'artistico di Pescara". Il suo avvocato Angelo Pettinella adesso dice: "Auspico che i giudici si stiano rendendo conto che il mio assistito è solo un ragazzino che ha sbagliato a far parte di alcune chat. Non ha mai avuto intenti terroristici".

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