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Bambini morti in piscina: “Le regole esistono, ma la loro applicazione è volontaria”

La piscina di Suio Terme, in provincia di Latina, dove sabato è morto un bambino 

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Il presidente di Assopiscine, Ferruccio Alessandria: “Stiamo portando avanti un disegno di legge per rendere obbligatorie le misure di sicurezza. Troppi incidenti e siamo solo all’inizio della stagione”
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In Italia oggi può capitare che un bambino muoia in piscina, intrappolato dall’impianto di aspirazione dell’acqua, perché la griglia del bocchettone era stata dimenticata. A Pasqua in provincia di Rimini e sabato vicino Latina hanno perso la vita – anche se le cause sono ancora oggetto di indagine – due bambini di 12 e 7 anni.

“Esistono regole italiane ed europee che definiscono gli standard di sicurezza. Sono però regolamenti di settore, hanno un’applicazione volontaria. Non si tratta di norme cogenti”. Ferruccio Alessandria è il presidente di Assopiscine, l’associazione di categoria che riunisce studi di progettazione, industrie costruttrici e gestori delle piscine italiane: tra 800 mila e un milione quelle censite dal 1982, con un incremento di 15-20mila all’anno e 5 milioni di utenti.

In Italia oggi può capitare che un bambino muoia in piscina, intrappolato dall’impianto di aspirazione dell’acqua, perché la griglia del bocchettone era stata dimenticata. A Pasqua in provincia di Rimini e sabato vicino Latina hanno perso la vita – anche se le cause sono ancora oggetto di indagine – due bambini di 12 e 7 anni.

“Esistono regole italiane ed europee che definiscono gli standard di sicurezza. Sono però regolamenti di settore, hanno un’applicazione volontaria. Non si tratta di norme cogenti”. Ferruccio Alessandria è il presidente di Assopiscine, l’associazione di categoria che riunisce studi di progettazione, industrie costruttrici e gestori delle piscine italiane: tra 800 mila e un milione quelle censite dal 1982, con un incremento di 15-20mila all’anno e 5 milioni di utenti.

Che vuol dire che le norme esistono ma non sono cogenti?

“Esistono delle norme Uni italiane e Uni En, recepite dalla normativa europea, che definiscono i criteri di sicurezza per impedire l’intrappolamento negli impianti di aspirazione delle piscine. Sono però standard tecnici usati dai costruttori. Chi li applica lo fa volontariamente. È come se camminando per strada ammettessimo di poter trovare un tombino scoperto. Poiché in acqua il rischio esiste, e gli incidenti purtroppo si susseguono, da tre anni stiamo lavorando a una legge che renda obbligatorio il rispetto delle norme di sicurezza. È un disegno di legge governativo che si trova ora in Parlamento. Speriamo che l’approvazione avvenga in fretta, perché questi incidenti possono essere prevenuti con tecnologie che sono già ampiamente disponibili. In Europa solo la Francia al momento ha una normativa cogente e da quando è entrata in vigore, nel 2024, gli incidenti si sono ridotti del 75%”.

Come funziona l’impianto di aspirazione di una piscina e cosa può andare storto?

“L’acqua di una piscina deve essere aspirata, filtrata, ripulita, trattata chimicamente e poi reimmessa in vasca per un certo numero di ore al giorno. La durata del trattamento dipende da quanti utenti ci sono, se sono bambini o adulti, ma in genere si parla di 8-10 ore al giorno. È una misura che serve a prevenire l’inquinamento dell’acqua. La velocità di aspirazione non deve superare gli 0,5 metri al secondo e gli accessori di aspirazione devono essere protetti da una griglia proprio per evitare l’intrappolamento. Se, dopo lo svuotamento o le pulizie di inizio stagione, la griglia viene per esempio dimenticata, si crea una situazione di rischio”.

È un problema di costi?

“Direi più di trascuratezza o distrazione. Nessun produttore ha interesse a costruire impianti di aspirazione non a norma. Oggi abbiamo tutte le tecnologie per realizzare piscine sicure e sul mercato è anche difficile trovare materiali non in regola. Le griglie che in vendita rispettano le dimensioni degli interstizi per evitare che capelli, arti o spalle restino intrappolate. Non lo definirei un problema economico, ma di attenzione alla manutenzione”.

Come fa un utente occasionale a sapere che una piscina è sicura?

“Teoricamente può controllare che i certificati di costruzione siano esposti e dimostrino il rispetto delle normative. Ma è chiaro che esiste un’asimmetria informativa. Io riconosco una piscina a norma perché lavoro nell’ambiente dal 1982, ma un cliente obiettivamente non può sapere quali sono gli standard. Come Assopiscine abbiamo messo a punto una certificazione di qualità, ma abbiamo l’urgente bisogno di una legge che regoli tutti gli aspetti della sicurezza, inclusa la presenza dei bagnini, la prevenzione dalle cadute accidentali e la qualità dell’acqua. Due incidenti negli ultimi giorni, e siamo solo all’inizio della stagione, ci impongono di trovare una soluzione al più presto”.

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