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Papa Leone: “Non sono interessato a dibattere con Trump”

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Dopo una messa davanti a duecentomila persone il Papa lascia il Camerun per l’Angola e liquida Trump: “Qui per i fedeli africani”
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Non voleva battibeccare con Trump giorni fa, quando il presidente degli Stati Uniti lo ha attaccato via social, tanto meno vuole farlo adesso che è immerso nel suo lungo viaggio africano. Leone XIV si trova nel continente cruciale per la Chiesa del futuro, oltre che per mille altre ragioni geopolitiche, dall’estrazione delle terre rare alla massiccia presenza della Cina ai migranti che partono per l’Europa, e non vuole che ogni sua parola venga ridotta alla sgangherata polemica dell’inquilino della Casa Bianca.

Dal Camerun all’Angola

In Africa, ha tenuto a dire Prevost ai giornalisti che lo hanno accompagnato sul volo dal Camerun all’Angola «vengo come pastore, per incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani», ma «c’è stata una certa narrazione che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti», dovuto «alla situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha fatto alcuni commenti su di me. Gran parte di ciò che è stato scritt…

Non voleva battibeccare con Trump giorni fa, quando il presidente degli Stati Uniti lo ha attaccato via social, tanto meno vuole farlo adesso che è immerso nel suo lungo viaggio africano. Leone XIV si trova nel continente cruciale per la Chiesa del futuro, oltre che per mille altre ragioni geopolitiche, dall’estrazione delle terre rare alla massiccia presenza della Cina ai migranti che partono per l’Europa, e non vuole che ogni sua parola venga ridotta alla sgangherata polemica dell’inquilino della Casa Bianca.

Dal Camerun all’Angola

In Africa, ha tenuto a dire Prevost ai giornalisti che lo hanno accompagnato sul volo dal Camerun all’Angola «vengo come pastore, per incoraggiare e accompagnare tutti i cattolici africani», ma «c’è stata una certa narrazione che non è stata accurata in tutti i suoi aspetti», dovuto «alla situazione politica creatasi quando, il primo giorno del viaggio, il presidente degli Stati Uniti ha fatto alcuni commenti su di me. Gran parte di ciò che è stato scritto da allora è stato un susseguirsi di commenti su commenti, nel tentativo di interpretare ciò che è stato detto. Solo un piccolo esempio: il discorso che ho tenuto all’incontro di preghiera per la pace un paio di giorni fa era stato preparato due settimane fa, ben prima che il presidente facesse qualsiasi commento su di me e sul messaggio di pace che sto promuovendo. Eppure, di fatto, è stato interpretato come se stessi cercando di dibattere, ancora una volta, con il presidente, cosa che», ha concluso il Papa, «non è affatto mio interesse» (in inglese, «is not my interest at all»).

Il discorso di Bamenda

Il riferimento di Leone è al discorso che ha pronunciato a Bamenda, epicentro di un’insurrezione separatista che da un decennio insanguina il nord-ovest del Camerun. Lì il Papa ha detto che «il mondo è devastato da una manciata di tiranni», ed ha avvertito: «Guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici».

“Non separare spirituale e sociale”

Leone precisa che non sta rispondendo a Trump ma promuovendo il suo messaggio, indifferente al fatto che possa risultare sgradito al tycoon come ad altri. «La Chiesa», ha detto ieri mattina nella messa finale a Yaoundé, parlando in francese davanti a 200mila fedeli, «ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e venti contrari», ma «Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male». E se il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha detto che il Papa dovrebbe «attenersi alle questioni di morale», «la fede», ha detto Prevost, «non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli».

Despoti e tiranni

Con le autorità di Luanda, alle quali si è rivolto in portoghese, il Papa ha condannato i «prepotenti interessi» che «mettono le mani» sui minerali del paese e la necessità, per l’incerta democrazia angolana, di non «spegnere il dissenso». E comunque, «despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere», ha detto: «Nella tristezza siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario». Messaggio non dedicato a Trump, o, quanto meno, non esclusivamente a lui.

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