Luca Capocchiano, oggi capo tecnico della Blu Cru Pramac Yamaha in Moto2, un giorno del 2014 si è licenziato dalla Ferrari ed è partito. Un viaggio raccontato nel suo libro Il giro del mondo a 80 all’ora e ripreso in quello di Paola Scarsi La prima vespa non si scorda mai.
Come le è venuto in mente di fare il giro del mondo in Vespa?
«Era una promessa che avevo fatto a me stesso 12 anni prima. Con una 50 Special avevo raggiunto Tarifa da Genova scoprendo un nuovo modo di viaggiare: non potevo correre come in moto. Davanti a me avevo l’oceano e su quella spiaggia mi sono detto: “prima o poi lo attraverserò in sella”».
Con che Vespa ha compiuto l’impresa?
«Amavo quelle degli anni Settanta, cercai un modello accessibile: una 125 Ts, turismo speciale, il nome mi sembrava un segno. Sapevo che aveva valore…
Luca Capocchiano, oggi capo tecnico della Blu Cru Pramac Yamaha in Moto2, un giorno del 2014 si è licenziato dalla Ferrari ed è partito. Un viaggio raccontato nel suo libro Il giro del mondo a 80 all’ora e ripreso in quello di Paola Scarsi La prima vespa non si scorda mai.
Come le è venuto in mente di fare il giro del mondo in Vespa?
«Era una promessa che avevo fatto a me stesso 12 anni prima. Con una 50 Special avevo raggiunto Tarifa da Genova scoprendo un nuovo modo di viaggiare: non potevo correre come in moto. Davanti a me avevo l’oceano e su quella spiaggia mi sono detto: “prima o poi lo attraverserò in sella”».
Con che Vespa ha compiuto l’impresa?
«Amavo quelle degli anni Settanta, cercai un modello accessibile: una 125 Ts, turismo speciale, il nome mi sembrava un segno. Sapevo che aveva valore solo nel colore originale ma la mia doveva essere gialla come la prima Special. Con lei ho viaggiato per 8 mesi e 40mila chilometri».
E nessuno le ha mai detto “ma dove va con questa”?
«La notte in cui, dopo un mese di Australia, sono arrivato a Melbourne, lo spedizioniere che mi attendeva mi ha detto sbigottito: “This is unbelievable!”. Con la Vespa ci ho preso gusto a smentire l’impossibile. Ma ovunque ho sempre trovato con scoperta e stupore una ospitalità straordinaria: in Iran, ad esempio, ho girato settimane senza mai andare in hotel, la gente mi invitava in casa a mangiare e dormire con loto».
E la Vespa l’ha mai abbandonato?
«È un mezzo eterno, ma l’ho trascinata nel deserto, sulle montagne, nella giungla. Non è progettata per questo, m’ha fatto impazzire».
Ce l’ha ancora?
«Le Vespe non si vendono mai. Ne ho anche una terza, molto rara: una Gran turismo del ‘67, io la chiamo “la vecchia signora”».
E quelle di oggi?
«Non scherziamo. La Vespa ha il motore a due tempi, la scocca in lamiera, il cambio al manubrio. Quel che è venuto dopo ha solo il nome della Vespa. Qualsiasi purista sarebbe d’accordo con me».