Nello studio legale dove Lidia Poët lavora nell’ombra, ogni oggetto ha il peso di un’ingiustizia: la cassettiera dove i fascicoli restano intestati al fratello, il registratore di cassa — misura di un lavoro non riconosciuto — , la poltroncina in damasco rosso dove siede chi ha il diritto di farlo. Quegli oggetti, costruiti pezzo dopo pezzo, ora riposano insieme a una distesa di mobili, armature …