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“Struttura di spionaggio parallela": perquisizioni sulla Squadra Fiore. Del Deo si autosospende

(ansa)

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L’inchiesta della procura sulla centrale abusiva che per anni avrebbe lavorato nella Capitale. Si indaga sul lavoro dell’ex numero due del Dis e sulla società fondata da Carmine Saladino
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C’è una truffa da cinque milioni di euro dietro i rapporti opachi che alcuni ex vertici dei servizi segreti italiani avrebbero coltivato con imprenditori amici. Una vicenda emersa nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino di cui facevano parte esponenti delle forze dell’ordine e imprenditori nel mercato della sicurezza, dedito a confezionare dossier e a spiare su commissione. Gli indagati sono undici. Le perquisizioni nei loro confronti sono scattate questa mattina, quando i carabinieri hanno bussato alla porta delle persone coinvolte contestando diversi reati: accesso abusivo al sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. In realtà nell’ambito della stessa indagine sono emersi altri fatti che i pm qualificano come truffa e peculato. Un reato, quest’ultimo, contestato anche un ex vertice dei servizi segreti italiani.

La figura di Del Deo

Si tratta di Giuseppe Del Deo, con vent’anni di lavoro nei servizi di i…

C’è una truffa da cinque milioni di euro dietro i rapporti opachi che alcuni ex vertici dei servizi segreti italiani avrebbero coltivato con imprenditori amici. Una vicenda emersa nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino di cui facevano parte esponenti delle forze dell’ordine e imprenditori nel mercato della sicurezza, dedito a confezionare dossier e a spiare su commissione. Gli indagati sono undici. Le perquisizioni nei loro confronti sono scattate questa mattina, quando i carabinieri hanno bussato alla porta delle persone coinvolte contestando diversi reati: accesso abusivo al sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. In realtà nell’ambito della stessa indagine sono emersi altri fatti che i pm qualificano come truffa e peculato. Un reato, quest’ultimo, contestato anche un ex vertice dei servizi segreti italiani.

La figura di Del Deo

Si tratta di Giuseppe Del Deo, con vent’anni di lavoro nei servizi di intelligence alle spalle. Anche lui è tra i perquisiti di oggi. L'ex Aisi ha comunicato oggi di "essersi autosospeso, con effetto immediato, dalla carica di presidente esecutivo di Cerved Group Spa". "La decisione è stata assunta per preservare la reputazione della società, ancorchè i fatti di cui al decreto di perquisizione non abbiano alcuna relazione con Cerved Group o suoi esponenti. Il dottor Giuseppe Del Deo è certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile", si legge nella nota dell'ex vice capo di Aisi e Dis.

L’8 aprile 2025 aveva annunciato le sue dimissioni da vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). In una nota aveva spiegato che la decisione era stata presa “nell’esclusivo intendimento di effettuare nuove esperienze professionali” e che la scelta era stata “sin dall’inizio condivisa con il mio vertice, tecnico e politico”. Dopo i casi Giambruno e Caputi, i rapporti con una parte del governo si sarebbero incrinati. Qualcuno parla di un decreto ad hoc per prepensionarlo. Il riferimento è a un Dpcm del 28 marzo 2025, pubblicato il 3 aprile in Gazzetta Ufficiale, che stabilisce la possibilità per ex direttori, vicedirettori o dirigenti di prima fascia di presentare un’istanza alla Presidenza del Consiglio per avviare esperienze lavorative con soggetti privati, sia esteri sia italiani.

I “fini non istituzionali”

Del Deo si era così allontanato dalle istituzioni dopo una lunga esperienza tra Aisi e Dis. Adesso emerge un’indagine a suo carico, in concorso con altri. Secondo i pm, l'ex numero due del Dis in qualità di dirigente del reparto economico finanziario dell'Aisi si è avvalso di “una squadra di collaboratori denominati convenzionalmente ‘I neri’, ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzava per fini non istituzionali gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale”, si legge nel decreto di perquisizione. L’ipotesi dell’accusa nei confronti di Del Deo riguarda anche un peculato da 5 milioni di euro. In pratica, i servizi avrebbero stipulato contratti con una società “amica” – la Sind, che si occupa di programmi di riconoscimento facciale, sistemi biometrici e intercettazioni – gonfiando le spese. All’epoca dei fatti contestati la Sind era gestita da Enrico Fincati, anche lui indagato. Fari puntati anche su Maticmind, società fondata dall’imprenditore Carmine Saladino, che lo scorso anno ha ceduto le sue quote. Saladino risulta indagato per sottrazione di fondi: il reato contestato è la truffa. La cifra si aggira intorno agli 8 milioni.

La Maticmind

La società Maticmind è rilevante: negli ultimi anni si è aggiudicata importanti commesse nel settore dell’investigazione. “Le indagini – comunicano i carabinieri in una nota – hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e dall’altro circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti di indagine”. Le truffe e i peculati contestati sono emersi mentre i pm indagavano sulla Squadra Fiore, ma non hanno nulla a che fare con l’associazione di spioni. Tuttavia, indagando su di loro, è emersa la figura di Del Deo. E, lavorando sul suo conto, hanno scoperto i casi di truffa e peculato legati alla Sind.

Le accuse

Il corpo dell’inchiesta dunque è un altro. E riguarda i reati di accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy, esercizio abusivo della professione, truffa e peculato. Accuse che delineano il perimetro entro cui si muoveva la centrale di spionaggio operativa nella Capitale, con uffici a New York, sede legale in Florida e collegamenti che si estendono dagli Stati Uniti al quartiere romano dei Parioli. Secondo l’accusa, gli appartenenti alla Squadra Fiore accedevano abusivamente a sistemi informatici, violando la privacy dei cittadini e acquisendo informazioni relative alla loro sfera personale. Attività svolte senza titolo, come suggerirebbe anche l’ipotesi di esercizio abusivo della professione. Secondo i pm gli indagati si sarebbero “associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici”. Inoltre Del Deo, "avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto".

Le indagini

L’indagine è in corso da quando ha iniziato a parlare Samuele Calamucci, consulente di Equalize, società di investigazione privata finita nel mirino della Procura di Milano per presunti traffici di informazioni. Calamucci è stato arrestato e le sue dichiarazioni sono state analizzate dai pm romani, che indagano sulla possibile esistenza di una rete parallela a quella già smantellata in Lombardia.

I sospetti

Calamucci sarebbe venuto a conoscenza dell’esistenza della centrale di spionaggio romana dopo essere entrato in contatto con Leonardo Maria Del Vecchio. L’erede del gruppo EssilorLuxottica sospettava di essere spiato. Calamucci si reca sotto la sua abitazione e, il giorno successivo, viene contattato da un conoscente: un militare esperto informatico in servizio presso l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che sostiene di lavorare proprio su Del Vecchio. Da quel momento, Calamucci apprende dell’esistenza della Squadra Fiore. Il caso esplode a Milano, quindi a Roma. I pm Stefano Pesci e Vittori Bonfanti indagano coordinando i carabinieri del Ros.

Le intercettazioni e l’ammanco di 7-8 milioni

Decisive alcune intercettazioni telefoniche. In particolare un colloquio carpito nel gennaio del 2025, dove si fa riferimento ad un "un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni, che si sarebbe verificato nell'epoca in cui Giuseppe Del Deo era a capo del reparto economico finanziario dell'Aisi e la cui sparizione sarebbe a lui riferibile". È emerso inoltre che un intercettato avrebbe visto "Carmine (presumibilmente Gallo coinvolto nell'indagine di Milano sulla Equalize) - si legge nell'atto - che andava a trovare Del Deo".

Perquisito anche l’ex capo della security Telecom Tavaroli

Tra gli undici indagati c'è anche Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. Insieme ad altre tre persone avrebbe costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell'ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l'individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti ‘citofoni’, utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri”. Diversi i nomi di copertura utilizzati: “l’americano, naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”.

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