Flotilla, il 25 aprile parte la nuova missione: “La più grande di sempre”. Ma Greta non ci sarà
di Alessia CanditoLe prime barche con le bandiere della Palestina in bella vista sugli alberi già si vedono da giorni nei porti italiani. Una ventina sono già ad Augusta, dove a breve dovrebbero arrivare le 38 partite da Marsiglia e Barcellona. La nuova Flotilla prende forma, con in agenda – meteo permettendo - già una data per la partenza: il 25 aprile, la festa della Liberazione. “Sarà la spedizione più grande di sempre”, spiega la portavoce italiana Maria Elena Delia. E i numeri le danno ragione.
I numeri della nuova Flotilla
Le barche saranno “un centinaio”, più del doppio di quelle impegnate nella precedente spedizione, alla missione hanno contribuito tutte le organizzazioni che negli anni hanno tentato di bucare il blocco navale imposto da Israele, Global Sumud Flotilla, Freedom Flotilla Coalition e Thousands Madleens, a bordo ci saranno un migliaio di persone, fra cui medici, infermieri, logisti, esperti di ecobuilding perché l’obiettivo non è solo di raggiungere Gaza, ma anche restarci e provar…
Le prime barche con le bandiere della Palestina in bella vista sugli alberi già si vedono da giorni nei porti italiani. Una ventina sono già ad Augusta, dove a breve dovrebbero arrivare le 38 partite da Marsiglia e Barcellona. La nuova Flotilla prende forma, con in agenda – meteo permettendo - già una data per la partenza: il 25 aprile, la festa della Liberazione. “Sarà la spedizione più grande di sempre”, spiega la portavoce italiana Maria Elena Delia. E i numeri le danno ragione.
I numeri della nuova Flotilla
Le barche saranno “un centinaio”, più del doppio di quelle impegnate nella precedente spedizione, alla missione hanno contribuito tutte le organizzazioni che negli anni hanno tentato di bucare il blocco navale imposto da Israele, Global Sumud Flotilla, Freedom Flotilla Coalition e Thousands Madleens, a bordo ci saranno un migliaio di persone, fra cui medici, infermieri, logisti, esperti di ecobuilding perché l’obiettivo non è solo di raggiungere Gaza, ma anche restarci e provare a dare una mano a ricostruire. Tuttavia c’è un paradosso: non tutto il movimento che ha animato la prima flotilla sarà a bordo delle barche che tenteranno di raggiungere la Striscia. E fra le defezioni, ce ne sono alcune che fanno rumore, a partire da quella di Greta Thunberg, o dei giovani palestinesi europei.
Perplessità sul timing della missione
Alla base ci sono visioni diverse sulla strategia e sui tempi della missione. “C’è stata una discussione ampia”, dice senza nascondersi Delia. “Con una lettera, alcuni attivisti hanno spiegato tutte le loro perplessità, sono convinti che con il conflitto del Golfo in corso non sia il momento più adeguato per partire e che sarebbe meglio concentrare i propri sforzi su altri tipi di azioni”. Informative, di disturbo della catena di approvvigionamenti, di boicottaggio, di sostegno e supporto alle organizzazioni già presenti nella Striscia. Su questo, ad esempio, si è sfilata la Gioventù palestinese europea, che con un post pubblico pur ribadendo il proprio sostegno al movimento, ha annunciato che non parteciperà alla missione. “Continuiamo a credere nell’iniziativa e sosteniamo chiunque lavori per la Palestina, ma crediamo non sia il momento adeguato e che questa forma di azione simbolica non abbia più lo stesso impatto”, si leggeva sul loro profilo Instagram il 10 aprile scorso.
Più o meno, la linea di Greta e altri attivisti, che stanno partecipando alla campagna informativa a terra e nei porti che precede la missione, ma hanno deciso di non essere a bordo. Altri ancora – incluso alcune voci che arrivano da Gaza, come quella del giornalista Mohamed Abusalama – pur ribadendo “amore, sostegno e supporto a tutti quelli che saliranno a bordo delle barche dirette verso la Striscia” hanno suggerito che forse sarebbe stato meglio concentrare tanto impegno umano ed economico nel supporto a organizzazioni già presenti e attive a Gaza.
“Accendiamo i riflettori su Gaza, la pace non c’è”
“Sono perplessità – e non contrasti, ci teniamo a ribadirlo - su cui c’è stata un’ampia discussione all’interno del comitato direttivo – spiega Delia – ma la Flotilla in tutti questi mesi ha raccolto impegno e donazioni per uno scopo preciso: tentare nuovamente di rompere l’assedio. Cambiare tattica avrebbe significato tradire quel mandato”. E poi, aggiunge, la situazione nella Striscia, come in Cisgiordania, continua a essere disastrosa, e per di più è sparita dall’agenda. “Il nostro compito e obiettivo – sottolinea – è anche fare pressione sugli attori istituzionali perché venga meno il sostegno istituzionale di cui ancora gode il governo Netanyahu”. Tutti sono coscienti delle difficoltà in uno scenario di guerra, anche per questo – anticipa - la nuova missione sarà diversa e avrà una rotta diversa.
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Rotta diversa e valutazioni di rischio in ogni porto
I dettagli sono riservati per motivi di sicurezza, ma quel che è certo è che le barche non punteranno direttamente verso la Striscia. La prima destinazione sarà la Grecia, dove la navigazione proseguirà sotto costa e la missione potrebbe fare diverse tappe informative, per poi dirigersi verso la Turchia e da lì poi fare rotta verso Gaza. Sempre che le condizioni di sicurezza lo permettano. “Faremo delle valutazioni di rischio lungo il percorso”, spiega la portavoce italiana.
Interlocuzioni con il campo largo su presenza a bordo
Tutti dettagli che verranno spiegati domani nel corso di una conferenza stampa alla Camera insieme a esponenti di Pd, Avs e 5Stelle, durante la quale i legali dei primi attivisti faranno il punto sulle inchieste in corso sulla cattura in acque internazionali e sulla detenzione dei circa quattrocento partecipanti alla prima missione, inclusi parlamentari italiani e stranieri. Nelle stesse ore, a Bruxelles si celebrerà il primo congresso della Global Sumud Flotilla, a cui è previsto che partecipi per un saluto anche Cecilia Strada, eurodeputata del Pd. La presenza dei politici a bordo è stata nota dolente nei lunghi mesi di discussione che hanno preceduto la nuova missione. Molti li hanno ritenuti troppo ingombranti, tuttavia, rivela Delia, “ci sono interlocuzioni in corso con alcuni esponenti del campo largo che potrebbero unirsi a noi”. E non deve stupire, aggiunge, “anche in occasione della precedente missione i dettagli sono stati definiti poco prima della partenza”. Ci saranno di certo associazioni, movimenti e sindacati extra confederali, così come è confermata la presenza della Artic Sunrise di Greenpeace che “fornirà assistenza tecnica e supporto operativo alle imbarcazioni della Flotilla affinché possano attraversare in sicurezza il Mediterraneo prima di percorrere le ultime 200 miglia nautiche fino alle coste di Gaza” e dell’ong spagnola, attiva nel soccorso in mare nel Mediterraneo centrale e sulla rotta canaria, Open Arms.
L’azione di disturbo in mare contro Msc
Nel frattempo, in Sicilia ci si prepara. Oggi sulle barche verranno caricati gli aiuti raccolti – circa una trentina di tonnellate, una per barca – ieri in diciassette hanno fatto “un’azione di disturbo” alla Msc Maya, diretta ad Ashdod con un carico di acciaio, carburante e materiale dual use. Approfittando del codice della navigazione che dà la precedenza alle barche a vela, un gruppo ne ha intercettato la rotta, per poi comunicare via radio con il ponte di comando della portacontainer. “State navigando verso la Palestina occupata, portando strumenti di morte e distruzione. Tornate indietro subito, scegliete l’umanità contro la complicità”, il messaggio. Il mercantile ha rallentato, ma la navigazione verso Ashdod è proseguita, “ma la carica simbolica di questa e altre azioni è importante – spiegano dal movimento - così come il lavoro di monitoraggio che si sta facendo sui porti per evitare che arrivino armi o forniture militari a Israele”. Insomma, un assedio all’assedio, mentre in Europa sempre più governi – a partire da Spagna, Irlanda e Slovenia – mettono in discussione accordi e partenariati con il governo Netanyahu.